Argenta, intercettazioni e farmaci mancanti: il processo all’infermiere
Al via in Corte d’Assise la fase istruttoria con la testimonianza del carabiniere che ha redatto l’informativa finale
Argenta Furono le intercettazioni disposte nei primi giorni dell’indagine a far allargare il fronte degli accertamenti ben oltre il Midazolam e a portare gli investigatori fino all’Esmeron, il farmaco che secondo l’accusa sarebbe stato utilizzato per uccidere Antonio Rivola.
È in sintesi ciò che emerso con maggiore nettezza ieri davanti alla Corte d’Assise nella prima udienza istruttoria del processo a carico di Matteo Nocera, l’ex infermiere dell’ospedale Mazzolani-Vandini accusato di omicidio volontario aggravato, maltrattamenti, falso, truffa ed esercizio abusivo della professione infermieristica e medica.
L’indagine
A ricostruire la nascita e lo sviluppo dell’inchiesta è stato il luogotenente dei carabinieri Davide Bruni, estensore dell’informativa trasmessa alla Procura. L’indagine prende avvio il 25 settembre 2024, quando ai carabinieri viene trasmessa la segnalazione dell’Ausl. Poco prima due infermiere avevano rinvenuto all’interno degli Alibox – il contenitore per lo smaltimento dei farmaci – alcune fiale vuote di Midazolam, potente sedativo che, secondo quanto riferito, non risultava nei piani terapeutici dei pazienti ricoverati in quel periodo nel reparto. Le mancanze sarebbero corrisposte con i turni di Nocera.
Alla segnalazione si aggiunge quella della coordinatrice infermieristica, che evidenzia una serie di incongruenze nella documentazione assistenziale e richiama l’attenzione su due decessi avvenuti in reparto: quello di Antonio Rivola, morto il 5 settembre, e quello di Floriana Veronesi, deceduta il 24 settembre (è stato però escluso un coinvolgimento di Nocera nella sua morte).
Le intercettazioni e farmaci
Da lì partono le intercettazioni. In questa fase l’attenzione degli inquirenti si concentra sulle quantità di Midazolam ordinate e utilizzate. Secondo il teste, già nel 2022 il consumo ad Argenta risultava sensibilmente superiore a quello registrato a Cento e Lagosanto, per poi crescere «esponenzialmente» nel 2023. Bruni, che ha spiegato anche non vi fossero particolari forme di controllo e che gli infermieri avessero un’ampia autonomia negli ordinativi.
Altre molecole
L’analisi delle intercettazioni e le movimentazioni dei farmaci hanno fatto ampliare l’indagine anche ad altre molecole. Oltre al Midazolam entrano così Naloxone, Propofol, Haldol ed Esmeron. Così, ha spiegato Bruni, «abbiamo trovato la molecola che poi è stata ritrovata in Rivola e che si ritiene sia la causa del decesso: l’Esmeron».
Il caso Rivola
Ampio spazio è stato dedicato proprio al caso Rivola. Bruni ha ricordato come il decesso fosse stato inizialmente (ed erroneamente) attribuito a una sepsi da infezione delle vie urinarie, condizione per la quale effettivamente l’anziano era stato curato sia ad Argenta che all’ospedale di Cona per poi essere rimandato al Mazzolani-Vandini. Sarebbero emerse incongruenze e mancanze nelle annotazioni infermieristiche relative alle ore precedenti la morte. Il riferimento è a episodi di vomito la notte prima del decesso e che Nocera avrebbe applicato una flebo al paziente.
Richiamati poi altri filoni dell’inchiesta, anche in questi casi con riferimenti alle intercettazioni di colleghi e superiori di Nocera, contenenti giudizi negativi sul suo operato e anche sue presunte intimidazioni.
In un piccolo momento di tensione, l’imputato ha “accusato” il carabinieri di stare «raccontando barzellette».
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