Guido Barbujani e lo storico ingresso di un ferrarese nell’Accademia dei Lincei
Il professore selezionato per entrare in una delle più prestigiose realtà scientifiche mondiali ed è socio alla pari di Galileo e Einstein: “Una fortuna formidabile e un grande orgoglio”
Ferrara Un illustre ferrarese si prepara ad entrare all'Accademia Nazionale dei Lincei. Si tratta di Guido Barbujani genetista, biologo evoluzionista, scrittore e divulgatore scientifico. Si occupa di genetica delle popolazioni, evoluzione del genoma umano, diversità genetica e analisi del DNA antico e moderno. Ha lavorato e insegnato presso la State University of New York a Stony Brook, l'Università di Londra, l'Università di Padova e l'Università di Bologna. È stato professore ordinario di Genetica all'Università di Ferrara dal 1996. Ha dedicato la sua attività a genetica delle popolazioni, analisi del Dna antico e moderno e diversità, ma anche continuità umana. Ha collaborato con Robert R. Sokal e fa parte di comitati scientifici ed editoriali internazionali di rilievo. È autore di saggi e romanzi incentrati sull'evoluzione umana e sulla saggistica antirazzista, collaborando con Il Sole 24 Ore e vincendo il Premio Napoli nel 2014. La Nuova lo ha intervistato in esclusiva.
Cos’è, in due parole, l’Accademia Nazionale dei Lincei?
"È stata fondata nel 1603 da Federico Cesi, patrizio umbro, appassionato di botanica. C’erano diverse accademie all’epoca, ma tutte di ambito umanistico e letterario. Al contrario, i Lincei hanno come scopo dichiarato lo studio della natura. Fra i primi soci, Galileo Galilei, di cui l’Accademia pubblicherà un testo fondamentale, Il Saggiatore. Dopo la morte di Cesi, però, l’Accademia cessa le attività. Nell’Ottocento viene riportata in vita, e raddoppiata: nel 1847 papa Pio IX istituisce la Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, e qualche anno dopo Quintino Sella, Ministro delle Finanze, la reale Accademia Nazionale dei Lincei. In seguito, le due istituzioni si fonderanno, ma nel 1933 il regime fascista chiederà un giuramento di fedeltà, che dieci membri, fra cui Benedetto Croce e Vito Volterra, rifiuteranno di firmare. Con le leggi razziali del 1938 se ne va anche Albert Einstein, che rientrerà poi nel dopoguerra. Fra i presidenti dell’Accademia, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, e Giuseppe Montalenti, uno dei padri della genetica italiana. Oggi il presidente, a testimonianza di come l’Accademia abbia allargato i suoi orizzonti, è un filologo, Roberto Antonelli; il vicepresidente, Carlo Doglioni, geologo, è un laureato di UniFE".
Come è avvenuta la nomina?
"È stata una sorpresa, per come è venuta e per chi l’ha proposta. Mi sono formato a Ferrara, lavorando con un genetista di grande prestigio internazionale, Italo Barrai, che ci ha lasciati durante la pandemia. Nel 1990, dopo essere stato tre anni alla State University di New York, sono rientrato in Italia, a Padova. Avevo i miei progetti di genetica evoluzionistica da portare avanti, ma i colleghi padovani si aspettavano invece che mi spostassi nel campo della genetica medica in cui lavoravano loro. Non è stato semplice trovare un compromesso. Per questo sono rimasto molto colpito quando l’anno scorso due di questi colleghi, Gian Antonio Danieli e Stefano Schiaffino, mi hanno detto che avrebbero proposto il mio nome come socio dell’Accademia. È stato, da parte loro, un gesto di stima, che ha chiuso con grande eleganza una vicenda in cui c’erano stati anche contrasti, e che mi ha commosso. Il processo di selezione dei candidati (di sicuro ce n’erano altri, non meno titolati di me) avviene, com’è giusto, in maniera riservata, e non ne so nulla”.
Come e quando è avvenuta la comunicazione? C’è stata una cerimonia di investitura?
"Ho saputo informalmente che la mia candidatura era stata accettata qualche tempo prima, ma la comunicazione ufficiale è arrivata a fine settembre. Il 12 novembre i nuovi soci riceveranno, a Roma, il distintivo con la lince".
Quali emozioni dopo la chiamata?
"È chiaro che ritrovarsi in un elenco storico di soci insieme a Galileo e Einstein è un onore insperato e fa un grandissimo piacere. Sono andato in pensione nell’ottobre 2025, e come tutti i pensionandi attendevo questo momento con un misto di inquietudine (e adesso, cosa farò?) e sollievo (finalmente non ci saranno più moduli da compilare, autocertificazioni da firmare). Onestamente, prevaleva l’inquietudine, e perciò avevo accettato un sacco di impegni scientifici, forse per nascondere a me stesso, nevroticamente, che la mia vita sarebbe cambiata. Adesso ce n’è uno in più, ma è un impegno prestigioso. Mi è sempre piaciuto collaborare con gente di formazione diversa: archeologi, antropologi, linguisti. La nomina a socio dell’Accademia mi mette in contatto con personalità qualificatissime, sia del mondo scientifico sia di quello umanistico. Sono sicuro che ci sarà da divertirsi".
Che oneri e onori comporta?
"Nessun onere, ma la possibilità di partecipare ai dibattiti e alle attività dell’Accademia, e, volendo, di proporne: convegni; corsi di aggiornamento, spesso rivolti ai docenti delle scuole; assegnazione di premi di grande prestigio come il Premio Feltrinelli e il Premio Presidente della Repubblica".
Come cambia la vita questa nomina?
"Non so. Quello che ha cambiato profondamente la mia vita è stato, quattro anni fa, la nascita di mio figlio Luca. Però mi viene da dire che fare il padre e entrare far parte dei Lincei, le due cose insieme, hanno aperto le porte a un mondo di nuove possibilità, in cui per forza si guarda avanti, ci si proietta nel futuro: una fortuna formidabile, in una fase della vita spesso triste, perché è quella in cui il passato è lungo alle nostre spalle e non si capisce bene come potrà essere il futuro".
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