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Dalla Regione un “No” alla ferrovia fino a Comacchio

Annarita Bova
Dalla Regione un “No” alla ferrovia fino a Comacchio

Delta fuori dagli investimenti. Gianella (FdI): «Ci penalizzano»

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Comacchio Torna a far discutere il progetto della ferrovia Ostellato-Comacchio, un collegamento atteso da anni e considerato dai suoi sostenitori una possibile leva di sviluppo per il territorio del Delta del Po. Al centro della polemica c’è la vicenda della petizione popolare con cui 2.000 cittadini hanno chiesto alla Regione Emilia-Romagna di valutare il prolungamento della rete ferroviaria fino a Comacchio e la realizzazione di una stazione a servizio della città e del litorale.

La questione è tornata ieri all’attenzione dell’Assemblea legislativa regionale, dove la petizione è stata iscritta all’ordine del giorno della Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità. La richiesta si inserisce in un dibattito che da tempo coinvolge forze politiche, cittadini e rappresentanti del territorio, divisi sulle prospettive e sulle modalità con cui realizzare un collegamento ferroviario tra Ferrara e i Lidi comacchiesi. La mancata prospettiva di inserire l’opera nella programmazione regionale viene contestata duramente da chi sostiene il progetto. «Una volontà chiara di escludere il Delta dalla rotta turistica della Regione», è la denuncia contenuta nella presa di posizione del consigliere di FdI, Fausto Gianella, che accusa la maggioranza di centrosinistra di «relegare Comacchio a un ruolo marginale rispetto agli investimenti infrastrutturali».

Secondo i promotori della protesta, il territorio di Comacchio e di conseguenza quello dei Lidi non può continuare a essere penalizzato dall’assenza di collegamenti ferroviari adeguati. La richiesta è quella di riconoscere al comprensorio comacchiese il peso che merita, sia per la sua vocazione turistica sia per il valore ambientale, storico e culturale del Delta del Po. «Non smetterò mai di combattere per la mia provincia e il mio territorio contro queste forze ostili che ci vogliono ai margini degli investimenti regionali», è il messaggio lanciato dal rappresentante politico che ha sollevato la questione.

Dagli uffici regionali è stato rilevato che, prima di ogni valutazione, è fondamentale conoscere l’effettiva domanda potenziale di mobilità sul territorio ed è stato chiarito che il servizio di trasporto pubblico su gomma, attivo dalle 6 alle 21, è organizzato per rispondere in modo mirato alle esigenze dei pendolari, con una modulazione delle corse incentrata sulle fasce orarie a maggiore affluenza studentesca. In altre parole, le prime valutazioni sui costi di investimento e di esercizio per il tratto di 25 chilometri per il prolungamento della rete ferroviaria evidenziano forti criticità.

Secondo la nota regionale, il tracciato attraversa una zona a bassa intensità insediativa, delicata dal punto di vista idrogeologico e naturalistico. Anche dal punto di vista finanziario, la realizzazione dell’infrastruttura richiederebbe non meno di 500 milioni di euro, una cifra variabile in base ai livelli di prestazione richiesti. A questa somma andrebbero aggiunti 12 milioni di euro per l’acquisto di due nuovi treni e i costi di esercizio, variabili tra i 4 e gli 8 milioni, per una domanda potenziale stimata che oscillerebbe tra i 1.000 e i 1.500 passeggeri al giorno (comprensivi di andata e ritorno): numeri che, stante la nota regionale, sarebbero insufficienti a giustificare l’opera e che invece risultano compatibili con il servizio di autobus già oggi in funzione.

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