Ferrara, case popolari e criteri di assegnazione: è scontro frontale
La Regione cambia alcuni criteri. Il sindaco Fabbri guida il centrodestra nella protesta: «Pronti alla mobilitazione»
Ferrara La partita delle case popolari torna ad accendere il confronto politico in Emilia-Romagna. Da una parte la Regione, che rivendica la necessità di adeguare le regole dell’edilizia residenziale pubblica alle sentenze della magistratura; dall’altra il centrodestra, che denuncia il rischio di penalizzare chi vive e lavora da anni sul territorio. In prima fila c’è Alan Fabbri, sindaco leghista di Ferrara, che su questo terreno ha costruito una parte della propria identità politica. E che oggi, alzando nuovamente il livello dello scontro, potrebbe anche preparare il terreno per una partita ben più ambiziosa: la corsa alla presidenza della Regione?
La miccia è la delibera della Giunta regionale approvata in commissione, che interviene sui requisiti di accesso e permanenza negli alloggi Erp. Il provvedimento recepisce gli orientamenti della magistratura, elimina il requisito dell’attività lavorativa per i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno almeno biennale e affida ai Comuni la responsabilità di eventuali punteggi premiali legati alla permanenza sul territorio.
L’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia difende l’intervento richiamando le sentenze e il principio di non discriminazione. Se il lavoro fosse mantenuto come requisito per l’accesso, ha spiegato, dovrebbe essere applicato anche ai cittadini italiani. Una posizione che il Pd considera necessaria per evitare di esporre le amministrazioni a nuovi ricorsi. Paolo Calvano sottolinea inoltre che la decisione regionale non è vincolante per i Comuni e ricorda come Forlì, amministrata dal centrodestra, abbia già modificato il regolamento in questa direzione. «Non possiamo chiudere gli occhi o far finta che quella contestazione non ci sia stata», avverte l’esponente dem.
È su questo fronte che Fabbri torna a rivendicare una battaglia cominciata quando sedeva nell’Assemblea regionale. «Purtroppo, nella nostra Regione sta accadendo qualcosa che ritengo molto grave e che riguarda i criteri di assegnazione delle case popolari», esordisce. E ricorda il risultato ottenuto allora: «per fare richiesta di una casa popolare in Emilia occorre avere almeno 3 anni di residenza o attività lavorativa sul territorio regionale. Ne avevo chiesti 5 in realtà, ma alla fine siamo comunque riusciti a ottenerne 3».
Quella soglia, sottolinea, serviva a evitare che chi arrivava da poco potesse accedere immediatamente alle graduatorie. La preoccupazione di Fabbri riguarda oggi tre aspetti: l’eliminazione del requisito lavorativo per i cittadini stranieri, la cancellazione dell’obbligo di partecipare a percorsi di politica attiva del lavoro per mantenere l’alloggio e il superamento della possibilità di assegnare punteggi aggiuntivi in base agli anni di residenza o attività lavorativa. Su quest’ultimo punto il sindaco rivendica i risultati delle politiche adottate prima a Bondeno e poi a Ferrara.
«Grazie a questa misura siamo riusciti a riconoscere un punteggio maggiore a chi vive e lavora da più anni sul nostro territorio, contribuendo alla sua crescita e al mantenimento del nostro sistema di welfare, e che magari, dopo una vita di sacrifici, si è improvvisamente trovato in difficoltà», sostiene. E lancia l’allarme: «Purtroppo temo che le modifiche diventeranno realtà e ridisegneranno completamente le graduatorie che vediamo oggi, non solo a Ferrara ma nel resto della regione. E noi sindaci avremo le mani legate».
Il passaggio più significativo, tuttavia, riguarda ciò che potrebbe accadere dopo. La delibera non mette per ora in discussione il requisito dei tre anni, ma Fabbri vuole garanzie precise: «Chiedo quindi alla Regione di chiarire sin da subito quale sia il suo orientamento su questo punto e di garantire che il requisito dei 3 anni non sia messo in discussione». Quindi la promessa di una nuova mobilitazione: «Noi saremo pronti a batterci fino alla fine per difendere un principio per noi sacrosanto».
La fermezza con cui torna a intestarsi la battaglia, chiamando in causa non soltanto la Giunta regionale ma tutti gli amministratori, risponde esclusivamente alla difesa delle graduatorie e delle famiglie che rappresenta? Oppure è anche un modo per accreditarsi come interprete di un malcontento più ampio, oltre i confini ferraresi, e costruire una candidatura per la guida dell’Emilia-Romagna? E Fabbri, su un tema che conosce e rivendica da anni, sembra voler giocare la partita fino in fondo.
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