Mamma morta all’ospedale di Lagosanto, il figlio: «Le hanno rubato le fedi»
La famiglia ha deciso di denunciare il fatto ai carabinieri
Lagosanto È avvolta nel mistero la sottrazione di due fedi matrimoniali dagli anulari di un’anziana defunta. Il caso, finito in una denuncia sporta dal figlio nella caserma carabinieri di Lagosanto, è ora oggetto di indagini che, naturalmente, procedono nel più stretto riserbo. La vicenda surreale risale a mercoledì 30 settembre scorso, quando una donna di 92 anni, dopo una breve degenza all’ospedale del Delta, muore.
«Nell’anulare sinistro portava la sua fede matrimoniale, mentre in quello destro – spiega il figlio –, portava quella di mio padre di 93 anni, che aveva deciso da anni di non metterla, perché gli procurava fastidio alla mano. Siamo stati chiamati alle 21.15, di sera, perché mamma era, purtroppo deceduta. Non si è mai pronti a quel momento e quindi non si pensa, nell’immediatezza dei fatti, agli effetti personali. Quando era stata ricoverata, aveva le sue fedi ai due anulari». Il giorno successivo, il figlio chiede in reparto dove fossero state custodite le fedi, in quanto la mamma ne risultava sprovvista. In tutta risposta, «mi è stato riferito che le dita si erano gonfiate e che non erano riusciti a sfilarle e che mamma era stata portata in camera mortuaria con i due anelli ancora nelle dita. Da prassi avrebbero dovuto informare i parenti dell’accaduto e avrebbero dovuto redigere una sorta di verbale – prosegue l’uomo -. Ho chiesto alle onoranze funebri, però ho scoperto che non solo non avevano visto anelli, ma pure che i defunti devono arrivare senza anelli in camera mortuaria».
Il giorno del funerale, venerdì 2 ottobre scorso, prima della chiusura della bara, il figlio dell’anziana riscontra che le mani della madre non risultavano gonfie e le dita non presentavano segni particolari, ma erano lisce. «Come si può arrivare – si chiede l’uomo – a tanto? Quelle fedi matrimoniali avevano 70 anni e ricoprivano un valore affettivo inestimabile. Erano destinate alle nipoti. Ho provato a chiamare nuovamente in reparto, ho presentato una rimostranza all’Urp dell’ospedale, ho parlato con una responsabile, ma non ho ancora ottenuto una risposta. Posso solo parlare bene di questo ospedale, ma questo è un fatto che non doveva succedere». Il giorno successivo al funerale, dunque, il laghese si è convinto a sporgere denuncia contro ignoti per il furto delle due fedi matrimoniali, prelevate dal cadavere della mamma. I dubbi si intrecciano agli interrogativi e allo sgomento, dato che il furto su un cadavere è indiscutibilmente un reato tra i più ignobili ed inaccettabili. Secondo le informazioni raccolte dal figlio della donna, i monili ritrovati sul corpo di persone che perdono la vita in ospedale, vengono raccolti e custoditi in un luogo sicuro (cassaforte), per poi essere restituiti ai prossimi congiunti. Ciò che più addolora l’uomo oltre alla perdita della mamma, una delle figure più importanti della propria vita, se non la più importante in assoluto, è il silenzio che avvolge l’accaduto. «Non sono più stato chiamato da nessuno – conclude il figlio della 92enne derubata dopo il decesso -; confido nelle indagini dei carabinieri, per una questione di principio».
Chi fosse a conoscenza di informazioni riguardanti la triste vicenda, può farsi avanti, anche in forma anonima, riferendo ciò che sa o ciò che ha visto, alle forze dell’ordine, le quali sapranno tutelare anche la sua privacy.
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