Ferrara, cementato uno dei “tre campi” di via Canapa: avviata una raccolta firme e un esposto
L’impianto principale passa dal calcio al cricket. I frequentatori: «Noi sbattuti fuori dopo decenni»
Ferrara Da decenni è il campo di tutti i ferraresi e con loro di diversi stranieri appassionati di calcio. È (forse meglio dire era) il campo di tutti, dove poter andare a dare due calci al pallone, senza distinzioni di età e razza. Sono i celebri “tre campi” di via Canapa, anche se da anni uno dei tre è stato inglobato nel limitrofo centro sportivo, ora gestito dal Pontelagoscuro. La brutta sorpresa per le decine di persone che giocano sugli altri due campi diverse volte alla settimana è arrivata alcuni giorni fa, quando il campo più grande, quello adiacente la strada, presentava una strisciata di cemento e le recinzioni. Si è cercato subito di capire cos’era successo e la risposta dagli uffici comunali è arrivata in fretta: «Hanno mandato via gli appassionati di cricket pakistani dal campo vicino al Roiti e gli hanno dato questo». A dirlo è Roberto Scaglianti, avvocato 70enne di Ferrara che da quando aveva otto anni gioca ai “tre campi” con generazioni di amici e appassionati. «Lo abbiamo scoperto alla chetichella, è successo tutto un mercoledì in cui non c’era nessuno. Il problema è che il secondo campo è più piccolo e non ha manutenzione, considerando che da sempre ci arrangiamo a tagliare l’erba con collette fra i giocatori e adesso improvvisamente ci troviamo senza il campo più utilizzato, quello dove si giocava anche 18 contro 18 per accontentare tutti i presenti. Non a caso ieri mattina (domenica 18 ottobre, ndr) c’è stata un’ora di discussione per capire chi poteva giocare perché nel secondo campo non c’era spazio per tutti. Questi erano gli unici campi liberi in città, perché fare questo?».
Il gruppo non si limita a protestare. È infatti aperta una raccolta firme a corredo di un esposto presentato dallo stesso Scaglianti, dall’ingegnere Verter Malisardi, già capo Ufficio tecnico del Comune di Berra, e da Majid Khalili, titolare da 33 anni di un’attività di vendita tappeti in città. Le firme vengono raccolte nello studio legale di in via Garibaldi 139 o nel negozio di tappeti in via Cittadella 43. E coinvolgendo anche i tanti che hanno calcato in passato i “tre campi” le firme sono già numerose. «E qui non si fa solo calcio, oltre al fatto che c’è un vero esempio di integrazione sociale, lo scorso agosto sono arrivati gruppi come noi da tutta Italia. Per tre giorni abbiamo giocato a calcio, un torneo a cui hanno partecipato venti squadre e al quale avevamo invitato anche il sindaco Alan Fabbri, per vedere questa realtà».
L’esposto è rivolto al sindaco e al vicesindaco Alessandro Balboni: «Scriviamo in merito alla recente cementificazione del primo dei due campi di calcio più vicino a via Canapa, per destinarlo a campo di cricket per un gruppo di cittadini pakistani e al conseguente inutilizzo del suddetto campo per il gioco del calcio. Se questo progetto venisse portato avanti si tratterebbe di una gravissima perdita per la nostra città, per tutti i cittadini ferraresi e per tutti quelli che amano il calcio visto che questo campo è storico per la città; per contro il campo di cricket si può installare in qualsiasi zona del nostro grande Parco Urbano. Noi giochiamo qui da ormai 50 anni e conosciamo uno a uno i ragazzi, perlopiù di colore, che vengono a giocare. Vengono anche molti giovanissimi ragazzi italiani e altri meno giovani, che sanno che lì possono sempre venire a praticare lo sport più diffuso del nostro Paese a titolo gratuito. E al termine delle nostre partite il nostro “presidente”, Majia Khalili, ci porta uno squisito thé iraniano e delle brioches oppure beviamo una birra o un bicchiere di vino tutti assieme e anche i ragazzi portano sempre qualcosa da mangiare, per poi sederci godendo della reciproca compagnia e del profondo legame che lo sport ha creato fra noi tutti. Tutto ciò premesso, chiediamo il ripristino del campo di calcio e il trasferimento del campo di cricket in altro luogo. E chiediamo un appuntamento per poterne parlare di persona».
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