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Ferrara in allerta, vertice in Prefettura per possibili manifestazioni studentesche: c’è la data

Annarita Bova e Georges Savignac
Ferrara in allerta, vertice in Prefettura per possibili manifestazioni studentesche: c’è la data

Oggi summit generale per analizzare le misure a garantire la sicurezza di studenti e cittadini e far sì che le manifestazioni non sfocino in episodi di violenza

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Ferrara Ferrara si prepara a un nuovo fine settimana di tensione sul fronte delle manifestazioni studentesche. Per la giornata di sabato si teme una mobilitazione potenzialmente delicata e nessuno vuole farsi trovare impreparato. Per questo oggi è in programma un vertice in Prefettura, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione e coordinare le misure necessarie a garantire la sicurezza.

Psicosi da chat

A preoccupare è anche il clima di allarme che si sta diffondendo tra gli studenti e le loro famiglie, alimentato da numerosi messaggi che circolano nelle chat e che in realtà non trovano fondamento. Un fenomeno che non riguarda soltanto Ferrara, ma che si sta verificando anche in altre città italiane, dove le comunicazioni informali e le voci che si rincorrono sui social contribuiscono ad accrescere l’incertezza. La preoccupazione è tale che diversi genitori stanno contattando le scuole e le forze dell’ordine per chiedere informazioni e rassicurazioni, nel tentativo di capire che cosa potrebbe accadere nelle prossime ore e durante le iniziative annunciate per sabato.

La situazione nel capoluogo e il summit

Al momento, nel capoluogo ferrarese non si sono verificati scontri legati alle manifestazioni. Il vertice in Prefettura, a cui parteciperanno i vertici di questura, carabinieri, Guardia di finanza, sindaci e portatori d’interesse, servirà dunque a valutare il quadro complessivo e a predisporre le misure più opportune in vista del fine settimana. L’obiettivo è prevenire eventuali criticità, tutelare studenti e cittadini e garantire che le manifestazioni possano svolgersi senza degenerare in episodi di violenza. Intanto, tra le famiglie cresce l’attesa di indicazioni chiare, in un clima in cui distinguere le informazioni attendibili dalle voci incontrollate diventa fondamentale per evitare che l’allarme si diffonda ulteriormente.

A Cento

La situazione più critica, sul territorio provinciale, si è registrata a Cento, dove alcuni studenti hanno acceso fumogeni e sono anche entrati all’interno di un centro commerciale. «Nella nostra provincia Cento è da tempo teatro di aggressioni e risse tra giovani ma ora anche i giovani centesi dovranno fare i conti con il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri - le parole dell’onorevole di FdI Mauro Malaguti -. Il decreto prevede infatti il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione pubblica ; il riconoscimento biometrico anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale; il principio di “chi rompe paga”. Non solo, per i minorenni prima lo Stato doveva accertare l’incapacità di intendere e volere, con il decreto si prevede la capacità sino a prova contraria». Per Malaguti «una protesta, sempre legittima se pacifica, non può essere declinata sfasciando vetrine e rubando le merci, perché quella è criminalità». In realtà la tensione degli ultimi giorni non è l’unica preoccupazione degli insegnanti delle superiori centesi.

Insegnanti ignorati e un nuovo clima in classe

Dietro le lezioni che proseguono regolarmente, diversi docenti dell’itis Bassi Burgatti e dell’Ipsia F. lli Taddia, descrivono un clima sempre più difficile, tra richiami contestati, regole messe in discussione e talvolta comportamenti aggressivi. Pesa la sensazione che il ruolo dell’insegnante abbia perso autorevolezza per una parte degli studenti. Le testimonianze descrivono un disagio non legato a un singolo episodio. C’è chi riferisce di dover intervenire più volte per ottenere il rispetto delle indicazioni più semplici e chi fatica a ricondurre una discussione entro un confronto civile. In alcune circostanze, spiegano i docenti, la contestazione non riguarda più una decisione o un voto, ma la legittimità dell’adulto a far rispettare le regole. Gli insegnanti ricordano che la scuola deve essere un luogo sicuro, dove non si debba temere una reazione ostile per un richiamo o un intervento disciplinare.

La preoccupazione non è solo personale: quando un gruppo interrompe ripetutamente la lezione, a perdere sono anche gli altri ragazzi, privati della serenità necessaria per studiare. Per gli insegnanti il rispetto delle regole non può essere affidato soltanto a chi sta in cattedra: serve una collaborazione educativa stabile, capace di distinguere il diritto dei ragazzi a esprimere dissenso dall’insulto e dalla prevaricazione. Una difficoltà che si intreccia con il ruolo dei social, dove provocazioni e sfide all’autorità possono trovare rapidamente visibilità. Il tema va oltre i controlli agli ingressi. La richiesta espressa dai docenti è di poter lavorare in un ambiente nel quale l’autorevolezza dei docenti sia riconosciuta e le situazioni problematiche vengano affrontate prima di diventare emergenze. Senza generalizzare, ma senza nemmeno sottovalutare il disagio di chi ogni mattina entra in classe per insegnare.  

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