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Lo sciopero al Sud arriva a Ferrara: botteghe chiuse e scaffali vuoti

Francesco Gazzuola
Lo sciopero al Sud arriva a Ferrara: botteghe chiuse e scaffali vuoti

Giù le serrande da Sant’Alfio: sono le conseguenze della protesta degli autotrasportatori

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Ferrara Sembrava tanto lontano – da Ferrara a Napoli sono 624 chilometri, per intenderci – e invece lo sciopero degli autotrasportatori al Sud Italia è arrivato a toccare anche Ferrara. Se nei supermercati della provincia estense non risultano problemi di approvvigionamento (con Coop che comunque si è impegnata «a non sostituire i prodotti mancanti con acquisti dall’estero») e gli scaffali ancora sono pieni, a differenza di quanto visto nelle regioni del Sud, ci sono negozi e attività commerciali di quartiere che iniziano a svuotarsi e a risentire dello sciopero. Parliamo di tutti quegli esercizi che si riforniscono direttamente dal Mezzogiorno e fanno arrivare prodotti dalle varie Campania, Puglia, Calabria e Sicilia per lavorarli o rivenderli. Tuttavia, negli ultimi giorni non è più stato possibile perché gli autotrasportatori hanno spento i motori dei tir. Aumento del prezzo dei carburanti – alla lunga insostenibile –, dei pedaggi autostradali e dei traghetti. Tutto questo con gli aiuti pubblici in ritardo e le tariffe e i contratti di lavoro rimasti inalterati. Fino a ieri, 22 ottobre, quando dopo sei giorni di blocchi gli autotrasportatori hanno sospeso il fermo, prima in Sicilia e poi in Calabria. E il Consiglio dei Ministri convocato per l’ora di pranzo ha preso in mano la questione, dando il via libera al decreto aiuti da 105 milioni di euro. La protesta (democraticamente ineccepibile nei modi) ha portato alla paralisi del Mezzogiorno, anche se per diverso tempo è rimasta sotto traccia. Se ne ha qualche segnale oggi, vedendo alcune attività di Ferrara chiuse e con gli scaffali vuoti.

Basta fare un salto in via Foro Boario, via Porta Catena o via del Campo per accorgersene. Là si trovano i tre punti vendita dell’Agricola Sant’Alfio, cooperativa che nel capoluogo estense vende prodotti tipici siciliani tra cui agrumi, frutta, ortaggi e conserve. Tanti affezionati clienti arrivano davanti al negozio, intravedono la saracinesca abbassata, decidono comunque di avvicinarsi per capire cosa succede. Leggono il cartello a chiare lettere: “Chiuso per sciopero trasporti”. Girano i tacchi e sono costretti a constatare che dovranno fare a meno della frutta fresca “made in Sicilia”. «Siamo chiusi da lunedì sera e probabilmente non ripartiremo prima di sabato (domani, ndr)» spiega Rosario dell’Agricola Sant’Alfio. D’altronde i prodotti arrivano direttamente da Biancavilla, in provincia di Catania, e con i tir fermi là rimangono: «Lavoriamo con la merce fresca che arriva da giù ogni tre giorni. Per lo sciopero c’è chi è più danneggiato e chi meno. Noi siamo stagionali e abbiamo riaperto la settimana scorsa ma poi abbiamo chiuso subito. Chiaramente siamo tra i più danneggiati ma si sta cercando di fare questa protesta con la speranza che si sistemi qualcosa. Lo sciopero riguarda tutti noi: è per i produttori, per il popolo». Per il carrello della spesa che si riempe sempre di meno, per un caro vita che sta mettendo alle strette tante famiglie.

Via vai di fronte ai negozi chiusi di Sant’Alfio e il telefono di Rosario che continua a squillare: «Solo stamane (ieri, ndr) ho ricevuto tra le quaranta e le cinquanta telefonate. Per noi è una perdita non da poco con tre punti vendita chiusi: per ognuno ci sono tre, quattro dipendenti quindi rappresenta un impatto significato anche per le famiglie. Ma la speranza è che i disagi portino a qualcosa di migliore». Oggi se ne parla, nei giorni scorsi invece sembrava che il problema non esistesse e lo sciopero fosse lontano anni luce: «Il Sud è bloccato dalla scorsa settimana, i supermercati a Biancavilla sono vuoti da tre giorni. Qui a Ferrara, al Nord, non lo sapeva nessuno. Neanche i produttori, che fanno parte del settore. L’Italia è spaccata in due, da Roma in su è come se non fosse accaduto nulla».

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