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L’inchiesta

Mafia a Ferrara, la società schermo, la droga e la rete di relazioni

Alessandra Mura e Daniele Oppo
Mafia a Ferrara, la società schermo, la droga e la rete di relazioni

Nelle carte la nascita dell'Asd X-Bikes, gli incontri con i funzionari, il colloquio con Carità e il racconto di un presunto contatto con Fabbri

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Ferrara Secondo l’inchiesta della Dda di Roma sulle infiltrazioni mafiose nella gestione della pista di minimoto di via Diana – e che vedono indagati per rivelazione di atti di ufficio e corruzione l’assessore allo Sport Francesco Carità, due funzionari del Comune e un avvocato – l’Asd XBikes 2.0 Circuit costituita il 23 febbraio 2023 rappresentava uno schermo societario fittizio finalizzato a occultare i traffici illeciti e a penetrare nel tessuto economico degli appalti pubblici.
 

L’associazione

L’ordinanza analizza dettagliatamente la nascita dell’associazione sportiva inquadrandola non come una genuina iniziativa sportiva, ma come un’operazione commerciale e di riciclaggio totalmente asservita agli interessi del sodalizio criminale guidato da Paolo Brando. Gli inquirenti evidenziano infatti una netta scissione tra la struttura formale dell’associazione e l’effettiva gestione operativa, osservando come Brando operasse costantemente «tramite società nel cui assetto societario egli non compare mai ufficialmente». Nel caso specifico, viene indicato come il «titolare di fatto della Asd XBikes 2.0 Circuit», mentre nell’atto di costituzione i componenti del consiglio direttivo sono la compagna (ora agli arresti domiciliari) e la sorella di Brando e l’ex titolare dell’impianto (a sua volta oggetto di indagine) a cui viene attribuita la carica di segretario. Quella dell’Associazione sportiva dilettantistica viene definita una vera e propria «formula societaria» già collaudata in passato da altri esponenti di spicco della criminalità organizzata (come nel caso del clan Gallace con la 4.0 Racing Team).

Fulcro dell’accusa è il reimpiego dei capitali illeciti, con la contestazione del reato di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita in concorso e associazione mafiosa. In particolare viene contestato a Paolo Brando e alla compagna Moira Di Giulio di aver impiegato nello sviluppo delle attività dell’Asd XBikes 2.0 Circuit ingenti somme di denaro proveniente da narcotraffico ed estorsioni, pari a circa 120mila euro. Somma che, sempre secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stata impiegata per “migliorie all’impianto” prima ancora dell’aggiudicazione della gara.
 

I contatti con il Comune

Secondo la Dda di Roma – ma su questo il gip ha ritenuto non ci siano sufficienti elementi probatori – il gruppo criminale avrebbe elaborato il progetto di partecipazione alla gara d’appalto per l’assegnazione della pista di via Diana sfruttando notizie segrete (bandi, partecipanti e intese fraudolente). Da uno dei dialoghi riportati negli atti emerge l’esistenza di contatti precedenti rispetto agli incontri documentati dagli investigatori: la dirigente indagata esplicita anche un misto di fastidio e preoccupazione per i messaggi che la ex titolare le inviava al cellulare di servizio, convinta che fosse invece il suo personale.

C’è un passaggio molto suggestivo circa le tempistiche dell’avviso pubblico e la conseguente possibile concorrenza. La dirigente comunale rassicura l’ex titolare dell’impianto spiegando che «in dieci giorni a presentare un documento in cui si descrivono delle intenzioni e tutta una serie di interventi nel dettaglio non è mica semplice eh? Trovare qualcuno in grado di buttare giù su un pacco di pagine delle cose che abbiano un loro peso specifico non è mica semplice, non è cosi alla buona».
 

Il futuro assessore

Particolarmente delicata è la posizione attribuita dagli inquirenti all’attuale assessore allo Sport Francesco Carità, all’epoca consigliere comunale e candidato alle amministrative. Nell’incontro intercettato del 20 maggio 2024, Carità ascolta Brando (che gli porta olio, pane calabrese e una bottiglia di rum) e l’ex titolare parlare dei lavori eseguiti prima della nuova concessione e del fatto che i funzionari comunali avessero «corretto» il loro progetto.

Il giudice scriverà che il consigliere «stigmatizza molto gravemente tale comportamento». Carità in effetti afferma che hanno rischiato a fare quei lavori e che quel modo è «proprio strano». Però chiude affermando «vabbè, faccio finta di non sapere questa cosa».

Alla fine rimane la disponibilità a parlare con il sindaco Alan Fabbri: «Tutto quello che è possibile lo facciamo». Una frase che va poi contestualizzata.

In ogni caso, per il gip quanto emerso è insufficiente per disporre misure cautelari per l’assessore e i funzionari comunali, che hanno detto di non essere a conoscenza della loro posizione di indagati.
 

La droga

Le carte offrono anche uno spaccato diverso della presenza di Brando a Ferrara. In una conversazione l’ex titolare dell’impianto riferisce una frase attribuita a Brando: «Qua a Ferrara tirano tutti, porto su qualche kilo la prossima volta». Per il gip, mostra come l’indagato considerasse il capoluogo estense una piazza interessante per la commercializzazione della cocaina.
 

Il presunto incontro

Parallelamente Brando si rappresenta come un uomo capace di costruire relazioni. Parla di regali e favori destinati a consolidare rapporti con persone influenti e rivendica il proprio carisma: «Perché io sono un personaggio», non per via dei soldi, «parliamo di temperamento».

Fra gli episodi più suggestivi compare infine un riferimento al sindaco Fabbri. In una conversazione con Moira Di Giulio, Brando sostiene di aver fatto contattare il primo cittadino da una potente famiglia calabrese presente in Emilia-Romagna. Gli investigatori ipotizzano un possibile riferimento ai Cataldo di Locri, potente ’ndrina «operanti nei settori del traffico di droga e armi, infiltrazione nelle attività pubbliche e negli appalti». Ma lo stesso gip – emerge espressamente dagli atti – precisa che la circostanza «non è comunque confermata, ma solo dichiarata dal Brando» e che «non prova l’intervenuto incontro». 

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