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Fox Bompani di Ostellato, 21 lavoratori ai saluti

Matteo Ferrati
Fox Bompani di Ostellato, 21 lavoratori ai saluti

Chiusa l’adesione ai licenziamenti collettivi: esito basso rispetto agli esuberi. Finessi (Uilm): «Chi non è uscito, rimane perché fuori dall’azienda non ha niente»

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Ostellato Le settimane passano e il destino della Fox Bompani di Ostellato sembra sempre più indirizzato. Martedì mattina in Confindustria a Ferrara sono stati redatti gli ultimi verbali di conciliazione per i lavoratori che hanno aderito alla procedura non oppositiva di licenziamento collettivo. «Tra la fine di settembre e martedì, sono 19 le unità che hanno accettato l’uscita. Altre due usciranno il 14 novembre. Parliamo di oltre il 25% della forza lavoro di Bompani». A dare il numero definitivo è Alberto Finessi, alla guida della Uilm Ferrara. Non ci sono state novità dell’ultimo minuto e, al termine di questa procedura, in Bompani rimarranno 56 dipendenti. Tirando una riga, l’adesione al licenziamento collettivo è stata «assolutamente insufficiente per garantire una prospettiva a questa azienda. I volumi di lavoro sono talmente risicati, a causa di ciò che sta capitando a livello mondiale, che non riesco a vedere uno spiraglio di ripartenza – prosegue Finessi –. Se Fox Bompani dal 1º gennaio 2027 non avrà la possibilità di continuare ad utilizzare gli ammortizzatori sociali, dubito che potrà sopravvivere».

I miracoli non si possono fare, l’azienda è sempre più agonizzante e il tessuto industriale del territorio non offre grandi alternative. «I ventuno dipendenti sono usciti perché avevano già dei punti di riferimento lavorativi. Chi non è uscito, invece, rimane perché fuori da Bompani non ha niente». Ed è proprio questo il cuore del problema: nel Ferrarese non ci sono (o scarseggiano) altre opportunità lavorative. E adesso? A ridosso delle festività natalizie - che gioco del destino - azienda e dipendenti sapranno di che vita dovrà vivere Fox Bompani o di che morte dovrà morire. «Da sindacalista non della prima ora, credo che Fox Bompani morirà in assenza di ulteriori ammortizzatori sociali: si ritroverebbe in groppa quasi 60 lavoratori in carico azienda, da pagare anche se non c’è lavoro», prevede il segretario Uilm.

C’è chi confida in un intervento dal Medio Oriente. Ma, vestendo i panni dell’investitore, la scelta più conveniente sarebbe l’acquisizione del marchio e lo spostamento della produzione in Paesi con meno burocrazia e pressione fiscale. E qui si rimarrebbe con la bocca asciutta. «Ci abbiamo provato tutti, in primis i lavoratori e le lavoratrici, noi parti sociali, le istituzioni – conclude Alberto Finessi –. A me fa male il cuore, perché dire Bompani significava parlare di un pezzo di manifatturiero ferrarese che ci ha fatto conoscere in giro per l’Italia e non solo». 

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