Ferrara, sequestro di persona per rapinare i bitcoin
Il gruppo ambiva al cellulare della vittima dove erano custoditi 40mila euro in criptovaluta
Ferrara L’obiettivo dell’imboscata sarebbe stato impossessarsi di circa 40mila euro in Bitcoin che la vittima utilizzava per acquistare sostanze stupefacenti nel dark web. È la novità emersa nell’udienza a carico di un 24enne ferrarese accusato di aver ideato e preso parte alla rapina con sequestro di persona avvenuta nell’agosto 2023 a Pontegradella, vicenda che vide coinvolto Alessandro Casolari, ex ultras della Spal, già condannato in abbreviato.
A indicare il presunto movente è stato uno degli imputati già condannati con patteggiamento, sentito come testimone assistito. Secondo il suo racconto, sarebbe stato proprio l’attuale imputato a suggerire l’imboscata e l’obiettivo dei Bitcoin. Casolari si è invece avvalso della facoltà di non rispondere affermando anche di non riconoscere l’autorità del giudice.
In aula è stato poi sentito il giovane finito nel mirino della banda. Ha raccontato di essere stato attirato in un’abitazione di Pontegradella dove, una volta entrato, si sarebbe trovato davanti uomini armati e con il volto coperto. Tra loro ha detto di aver riconosciuto Casolari. «Indossava una tuta mimetica ed era armato di pistola e taser», ha riferito. Il giovane ha raccontato di essere stato immobilizzato con fascette e nastro adesivo, colpito con il taser e costretto a consegnare i codici di accesso del telefono e delle carte. Gli aggressori, secondo il suo racconto, cercavano denaro e avrebbero anche tentato di accedere alle sue disponibilità economiche attraverso il cellulare.Ha riferito di essere riuscito a liberarsi al piano superiore dell’abitazione, dove era stato portato, utilizzando un chiodo trovato in un cassetto e di essersi poi lanciato da una finestra per fuggire. Dopo essere stato assalito di nuovo da un uomo vestito di scuro, scalzo e sanguinante si sarebbe nascosto nel giardino di una casa vicina fino all’arrivo dei carabinieri. Prima aveva visto l’arrivo di una Dacia Duster: secondo lui era quella dell’ imputato.
Nella sua testimonianza è riemerso anche un episodio precedente. Il giovane ha raccontato che, dopo aver chiesto all’imputato di procurargli del “fumo”, si era presentato sotto due persone con passamontagna e distintivi da guardia giurata che avrebbero effettuato una sorta di perquisizione mostrando un presunto mandato «pieno di errori» e chiedendogli dove tenesse i soldi. L’episodio si sarebbe concluso dopo la minaccia di chiamare i carabinieri. Quanto ai sospetti maturati dopo il sequestro, la persona offesa ha spiegato di aver interrotto ogni rapporto con l’amico che all’epoca frequentava, pur precisando di non averlo visto tra gli aggressori.
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