Ferrara, prostituzione in via Bologna: condannati due sfruttatori
Assolta una terza imputata “per non aver commesso il fatto”
Ferrara Condanne per i due imputati ritenuti ai vertici dell’organizzazione che, secondo l’accusa, per anni ha gestito parte della prostituzione nell’area di via Bologna, tra le vie Wagner, Beethoven e Ferraresi. Ieri il tribunale ha condannato Artur Dineja a 6 anni e 3 mesi di reclusione e 2.200 euro di multa, e Aferdita Kabili a 4 anni e 10 mesi e 1. 600 euro di multa. Per entrambi i giudici hanno disposto anche l’espulsione dal territorio nazionale a pena espiata. Assolta invece la terza imputata, Dhurata Malko, con la formula “per non aver commesso il fatto”.
L’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo e condotta dai carabinieri anche attraverso intercettazioni telefoniche, aveva ricostruito l’esistenza di una struttura che controllava l’attività di alcune donne costrette a prostituirsi nella zona. Secondo l’accusa, le ragazze avrebbero dovuto versare una sorta di “affitto” settimanale di circa 150 euro per poter occupare una determinata postazione e lavorare senza interferenze, oltre ai soldi destinati ai rispettivi sfruttatori. I fatti sono relativi agli anni 2019 e 2020. Nel corso del processo, particolare rilievo aveva assunto la testimonianza di una giovane donna romena che aveva raccontato di aver avuto una relazione con Dineja e di essere rimasta incinta.
Davanti ai giudici aveva riferito di essere stata picchiata dopo aver manifestato l’intenzione di non continuare a prostituirsi e aveva collegato quelle violenze al successivo aborto. La donna aveva inoltre descritto una situazione di forte controllo economico, sostenendo che l’uomo si appropriasse praticamente di tutti i guadagni ottenuti sulla strada. Altre testimonianze avevano invece riguardato il sistema di riscossione del denaro dalle donne che si prostituivano nell’area di via Bologna. Una delle ragazze sentite in aula aveva raccontato di essere stata aggredita per essere costretta a pagare il pizzo necessario a lavorare nella zona.
Dineja ha sempre respinto le accuse. Durante l’esame in aula aveva sostenuto di essersi opposto allo sfruttamento della prostituzione e di essere stato lui stesso sfruttato da alcune delle donne coinvolte. In particolare aveva negato con decisione di avere mai picchiato la ragazza che lo accusava di averla costretta ad abortire, sostenendo che le contestazioni nei suoi confronti fossero state mosse per ritorsione dopo aver interrotto gli aiuti che le forniva. La pm Cavallo, al termine della popria requisitoria, aveva chiesto di condannare Dineja a 6 anni di reclusione, mentre ne aveva chiesti 4 per Kabili.
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