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L’appuntamento

Stefano Bartezzaghi a Cento tra lingua italiana e Settimana Enigmistica

Matteo Ferrati
Stefano Bartezzaghi a Cento tra lingua italiana e Settimana Enigmistica

Venerdì alle 18 l’incontro con il semiologo e saggista

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Cento Prosegue a Cento il ciclo di incontri “Lezioni di italiano - le parole in cui viviamo”, un progetto promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, curato dal professore Giuseppe Antonelli, con la collaborazione di Elastica: cinque appuntamenti per conoscere, interrogare e, magari, amare la lingua italiana. Il terzo ospite arriva domani, alle 18, nel Salone di Rappresentanza Credem di Cento: si tratta di Stefano Bartezzaghi, semiologo, enigmista e saggista che ha un profondo legame familiare con Ferrara. Il nome dell’incontro è “Le parole incrociate”: tra storia del cruciverba e giochi a livello lessicale, Bartezzaghi accompagnerà i presenti in un magico viaggio tra le infinite possibilità creative che soltanto le parole possono regalare. «Il mio cognome è legato all’idea delle parole crociate: mio padre, Piero, è stato un autore molto famoso di parole crociate, e mio fratello maggiore, Alessandro, è attualmente il direttore della Settimana Enigmistica – racconta Stefano Bartezzaghi –. Io sono sempre stato un appassionato e studioso di enigmistica e ho anche scritto l’unica storia italiana del cruciverba, intitolata “L’orizzonte verticale”».

L’incontro di domani è pensato per «far vedere come le parole non servono solo a comunicare ma a tante altre cose, tra cui giocare. Parlerò di quello che succede quando mettiamo le parole visivamente nello spazio e in particolari forme di scrittura, come nell’arte, nella pubblicità... ed è da lì che poi si arriva alle parole crociate, che sono un gioco ma anche un enigma». Bartezzaghi mostrerà slide e immagini di parole in particolari scenari; e i presenti potranno osservare i primi cruciverba italiani e scoprire un po’ di curiosità su questa storia quasi secolare che mescola fonemi e fantasia. «Per altro, per realizzare “L’orizzonte verticale” ero tornato a Ferrara nel 2006 per intervistare un signore che si chiamava Bruno Makain, che stava per compiere 75 anni di collaborazione consecutiva alla Settimana Enigmistica. Il suo primo gioco era comparso nel ’32, nella prima annata del giornale. Bruno mi ha raccontato tante storie sull’enigmistica degli inizi».

Ma i legami di Stefano Bartezzaghi con il capoluogo estense sono tanti: «Mio padre ha vissuto a Ferrara e mia madre, scomparsa una settimana fa, è nata qui. Ferrara è un luogo non soltanto del cuore, ma anche di famiglia; quando ho scelto di fare l’Università a Bologna, per i primi due anni sono andato a vivere in casa con mia nonna, dove aveva vissuto mia mamma da bambina». Parlando della Settimana Enigmistica degli anni Trenta, è sorta una domanda spontanea: il giornale era in qualche modo asservito alla propaganda del regime fascista? «In realtà non ci sono mai stati, neanche da parte mia, degli approfondimenti storici. Sicuramente c’era una specie di “rispetto” reciproco; la Settimana Enigmistica è sempre stata apolitica e prudente, per poter piacere a tutti. E il proprietario era autonomo, non ricattabile: aveva la sua cartiera, la sua tipografia. Inoltre, durante la guerra ci furono delle grosse restrizioni per la carta stampata, ma non per la Settimana Enigmistica: il regime riteneva che desse una specie di sollievo, di distrazione, alla popolazione», conclude Stefano Bartezzaghi. Anche questo incontro sarà a ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Per info, inviare una mail a info@fondazionecrcento.it. 

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