Morto sul lavoro, Murat lascia 4 figli nel giorno della festa del papà: lo strazio della famiglia nel cantiere dell’incidente fatale
Tragedia all’interno di Palazzo Boschetti, l’ex sede della Banca d’Italia in corso Canalgrande: la vittima è Murat Tafciu, 53enne originario dell’Albania e residente a Cavezzo. Il cordoglio dei sindaci Massimo Mezzetti e Stefano Venturini e le reazioni dei sindacati
MODENA. «Il mio papi, il mio papi! No, non è possibile, non è possibile...». Così per più di due ore, tra pianti e singhiozzi, la figlia di Murat Tafciu, il muratore di 53 anni che ha perso la vita in centro a Modena nel cantiere di Palazzo Boschetti. Uno strazio il dolore suo – proprio nel giorno della festa del papà – e degli altri parenti accorsi sul luogo della tragedia.
L’incidente
L’incidente è accaduto verso le 8.45 durante i lavori di ristrutturazione dello storico edificio in corso Canalgrande che ospitò la Banca d’Italia, vicino al tribunale. Tafciu, 53 anni, di origine albanese ma da tempo residente a Cavezzo, stava lavorando sul lato di via Carmelitane Scalze. Il cantiere è affidato alla Garc di Carpi, lui lavorava per una ditta in subappalto. L’accaduto nella sua esatta dinamica è ancora in fase di ricostruzione, ma dai primi riscontri sembra che sia andata così. Tafciu si trovava al piano terra, e doveva effettuare una lavorazione su un cornicione. Per questo era salito su un’impalcatura, portandosi sulla seconda asse, a circa 2 metri d’altezza. Per cause che bisognerà accertare, all’improvviso si è staccata un’ampia e pesante porzione di cornicione, di circa un metro e mezzo, che gli è finita addosso. Il peso lo ha fatto cadere giù dall’impalcatura: ha battuto violentemente la testa – la parte posteriore in particolare – sul pavimento. Sebbene non fosse un’altezza elevata, il trauma cranico è stato molto forte: ha perso conoscenza subito. I soccorsi I colleghi hanno dato subito l’allarme, che ha portato sul posto l’ambulanza della Croce Rossa e l’automedica 118. I sanitari si sono resi conto subito che la situazione era gravissima: vani tutti i tentativi di rianimazione, si sono dovuti arrendere e constatare il decesso, verso le 9.30. Un altro infortunio mortale sul luogo di lavoro. Le indagini Sul posto la Volante della polizia di Stato, per tutti gli accertamenti di competenza, insieme alla Medicina del lavoro Ausl. Da quanto trapelato, hanno escluso il coinvolgimento di terze persone. L’incidente pare proprio che sia stato causato dal distacco improvviso di una porzione di cornicione così grande, che ha provocato la caduta fatale. Un incidente che ha sollevato subito diversi interrogativi con necessità di verifica. Era stata fatta una corretta valutazione dell’intervento sul cornicione? Ci si era resi conto di un possibile cedimento? L’operaio stava lavorando con tutte le misure di sicurezza necessarie? Medicina del lavoro e polizia di Stato sono rimaste sul posto tutta la mattina per fare gli accertamenti necessari, con il coordinamento della Procura (pm Lucia De Santis) che ha aperto un fascicolo. Ultimati i rilievi, la salma è stata condotta dalle onoranze di Gianni Gibellini in Medicina legale, per gli ulteriori esami scientifici.
Lo strazio della famiglia
Dramma nel dramma dell’incidente, la sofferenza dei famigliari subito accorsi al cantiere appena informati dell’accaduto. Sono rimasti fuori in strada distrutti dal dolore per l’improvvisa perdita una persona molto amata. La figlia in particolare ha pianto tutto il tempo, tra strazianti singhiozzi: «Mio padre, mio padre! No, non è possibile... Papà, papà!». Una commozione e una tragedia resa ancora più lacerante dall’essersi verificata proprio il 19 marzo, la festa del papà. La situazione è diventata così drammatica che a metà mattina è stata chiamata un’ambulanza, ma per fortuna non c’è stato bisogno di portarla in ospedale. Avevano gli occhi lucidi anche il fratello di Murat, accorso anche lui incredulo appena saputa la terribile notizia. E poi altri famigliari (aveva altri tre figli) che hanno cercato di farsi forza assieme, di fronte alla scomparsa improvvisa di quella che era evidentemente una colonna della famiglia. Una famiglia molto unita, e che ora dovrà trovare la forza insieme per andare avanti. Se ne sono andati da quel luogo solo verso le 13, dopo che la salma era stata portata via.
Il cordoglio dei sindaci
L’ennesimo incidente mortale sul lavoro scuote Modena e riaccende un dibattito mai sopito sulla sicurezza nei cantieri. Una tragedia che ha immediatamente suscitato sconcerto e reazioni istituzionali e sindacali. Il sindaco di Modena Massimo Mezzetti ha espresso «il più sentito cordoglio ai familiari e ai colleghi», sottolineando come «un lavoratore che perde la vita è un fatto molto grave che deve interrogare tutti: istituzioni, imprese, sindacati». Mezzetti ricorda i numeri della provincia, «impietosi: 13 morti nel 2025», ribadendo la necessità di «fare molto di più». Il Comune, aggiunge, ha stanziato risorse per una campagna sulla sicurezza, «un’assunzione di responsabilità per promuovere una cultura che purtroppo è ancora lontana dall’essere prevalente». Anche il sindaco di Cavezzo, Stefano Venturini, ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa del suo concittadino: «A nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di Cavezzo esprimo la nostra più sincera vicinanza alla famiglia e ai cari di Murat Tafciu, colpiti da una perdita improvvisa e dolorosa. Una tragedia che ci lascia sgomenti e che coinvolge profondamente anche il nostro territorio». Il sindaco ha sottolineato come episodi di questo tipo rappresentino una ferita per tutta la collettività: «Ancora una volta ci troviamo di fronte a una morte sul lavoro, che richiama con forza l’urgenza di garantire condizioni di sicurezza sempre più elevate nei cantieri e in ogni ambiente lavorativo. Non possiamo e non dobbiamo abituarci a queste tragedie». L’amministrazione comunale si stringe attorno alla famiglia e rinnova l’impegno a sostenere ogni iniziativa volta a promuovere la cultura della sicurezza e della tutela dei lavoratori.
Le reazioni dei sindacati
Durissime le parole della Fillea Cgil e della Cgil di Modena, che definiscono la morte dell’operaio «un’altra inaccettabile perdita nel settore edile, ancora il più colpito dalle morti bianche». I sindacati lamentano come la sicurezza venga «ancora considerata un costo», mentre dovrebbe essere «un diritto costituzionale non negoziabile». Da tempo chiedono l’istituzione di una Procura nazionale per la prevenzione degli infortuni, ritenendo insufficienti misure come la patente a crediti: «Non fermano gli incidenti. Si continua a morire come cinquant’anni fa». Per Pietro Imperato (Fillea Cgil) e Aurora Ferrari (Cgil Modena) servono «interventi strutturali, investimenti veri in prevenzione, formazione continua, più ispettori e una qualificazione rigorosa delle imprese». I sindacati segnalano un dato allarmante: l’aumento degli incidenti tra i lavoratori dai 50 ai 65 anni. «Le morti sul lavoro sfiorano la media di quattro al giorno in Italia: è un’urgenza nazionale».
Non meno tagliente la posizione della Cisl Emilia Centrale. «Un altro lavoratore non tornerà a casa: è una giornata orrenda per Modena», commenta Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto con delega alla sicurezza. «Le cadute dall’alto sono la tragedia più assurda: prevedibili, evitabili, fermabili da subito. Eppure continuiamo a contare morti. Vergogna». Chiatto ricorda che una settimana fa la Cisl aveva diffuso i dati sugli infortuni: tredici vittime e oltre 14.800 denunce nel 2025. «Oggi quei numeri si trasformano in un volto. Dobbiamo superare la visione burocratica della sicurezza: è il più grande intervento da attuare». Per Davide Martino, segretario Filca Cisl, la tecnologia per evitare le cadute dall’alto «esiste, è accessibile, eppure gli operai continuano a precipitare nel vuoto». Dai ponteggi certificati alle reti di sicurezza, dalle linee vita ai dispositivi anticaduta: «Sono strumenti efficaci, ma troppo spesso non vengono usati o non vengono messi a disposizione». Martino chiede «un salto di qualità» a imprese e istituzioni: vigilanza costante, applicazione rigorosa delle norme e controlli anche nei cantieri più piccoli. Un dato preoccupa particolarmente: meno di cinque piccole imprese modenesi su cento, nel 2025, hanno aderito ai percorsi regionali gratuiti di prevenzione attiva. «È evidente quanta strada resti da fare». Intanto, alla famiglia dell’operaio deceduto sono giunte le condoglianze di tutte le sigle sindacali modenesi. L’ennesima vita spezzata in un cantiere del centro storico lascia Modena con una domanda drammatica e sempre più urgente: quante altre morti dovranno ancora avvenire prima che la sicurezza diventi davvero una priorità condivisa?
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