La Nuova Ferrara

Adele, morta nel sonno a 16 anni, la mamma: «Una raccolta fondi per migliorare la sua scuola»

di Ambra Prati

	Adele Baldassarre
Adele Baldassarre

Federica Zanellato, madre della giovane studentessa del Sigonio scomparsa il 5 giugno 2024 sta contribuendo alla nuova sala di registrazione per il liceo musicale e all’acquisto di nuovi strumenti: «Mi ha restituito un motivo per continuare a vivere. Non ne avevo più dopo la morte di mia figlia».

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MODENA.  «Il progetto “Il sogno di Adele” mi ha restituito un motivo per continuare a vivere. Dopo avere perso una figlia non se ne hanno più». Parla Federica Zanellato, mamma di Adele Baldassarre, la 16enne, studente del liceo musicale Sigonio di Modena, morta nel sonno il 5 giugno 2024. Un nuovo concerto benefico, dopo quelli di dicembre 2024 e settembre 2025, si sta preparando, nel ricordo di questa giovane strappata alla vita e a un talento che si era già precocemente manifestato per la musica e la poesia. È in programma il prossimo 8 maggio nella sala Casini del Polo Made. Protagonisti saranno gli stessi compagni di Adele e l’obiettivo è, di nuovo, raccogliere fondi per la realizzazione di una sala di registrazione per il liceo modenese e per l’acquisto di strumenti musicali per le scuole di Scandiano.

Già diverse donazioni sono state fatte in questo senso con i proventi dei precedenti concerti. L’evento di maggio viene presentato dal Centro sociale “La Rocca”, afferente ad Ancescao, che sposa così gli obiettivi del progetto “Il sogno di Adele”. Un progetto, si legge anche sul sito ilsognodiadele.it, «nato per trasformare il dolore in speranza». Anima ne è proprio la mamma della 16enne che risponde alle nostre domande.

A che punto siete con la raccolta fondi?

«Abbiamo già fatto diverse donazioni e acquistato un kit di registrazione che dobbiamo ancora consegnato per questioni burocratiche».

La sala di registrazione?

«Siamo in attesa del termine dei lavori di ristrutturazione in corso al liceo Sigonio. Ora la scuola è in una sede provvisoria. Intanto, però, gli sforzi si sono indirizzati alla piccola sala prove comunale che già c’è a Modena, con costi anche contenuti e accessibili per i ragazzi, ma dove non si può però effettuare registrazioni. Così abbiamo acquistato il kit di registrazione».

Cosa avete donato finora alle scuole scandianesi?

«Con i proventi degli eventi svolti stiamo fornendo strumenti musicali alle scuole primarie. A gennaio abbiamo già consegnato xilofoni, tubi sonori e alcuni altri strumenti alla scuola primaria “Spallanzani”, dove lavoro io stessa da otto anni come maestra di sostegno. Un pianoforte digitale è stato donato e consegnato alla scuola media “Boiardo”, con i proventi del concerto di settembre. Ma non solo scuole. In questi giorni abbiamo donato un amplificatore alla Chiesa Grande di Scandiano. Quello di Adele è un sogno che cresce».

Qual è il significato di queste donazioni?

«Fare arrivare la musica ai ragazzi fin da piccoli. Vogliamo dare ai giovani la possibilità di avvicinarsi alla musica, il più precocemente possibile. Per Adele era il suo mondo. Una passione e un talento che io stessa non ho capito subito. Lei era nata e cresciuta con la musica: io insegno musica ai miei ragazzi, lo zio è un cantante lirico, il Maestro Riccardo Zanellato (vincitore dell’Oscar della Lirica 2019, ndr) che con altri meravigliosi artisti ha dato vita al concerto di settembre. Adele, però, ha iniziato a suonare il pianoforte a 12 anni. Ma in terza superiore era già arrivata prima al Concorso nazionale di Verona. Vedere crescere il suo talento a vista d’occhio meravigliava anche me. Sono rimasta impressionata quando ho letto il testo della sua canzone “Marilù”. L’ha scritta a soli 14 anni».

A due anni di distanza le è stata fornita una ragione per la sua morte?

«L’autopsia ha rivelato una embolia polmonare bilaterale massiva. Valutiamo altri approfondimenti».

Cosa significa per lei dedicarsi a questo progetto?

«Mi ha restituito un motivo per continuare a vivere. Non ne avevo più dopo la morte di mia figlia. Come anche dedicarmi ai bambini a scuola. Sono buoni e affettuosi. Lavorare con loro è impegnativo, ma poi arrivano risultati che appagano tanto». 

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