La Nuova Ferrara

L'allarme

«Carcere di Modena nel caos. Via direttore e capo della Penitenziaria»

«Carcere di Modena nel caos. Via direttore e capo della Penitenziaria»<br>

La denuncia dei parlamentari dem Vaccari e Guerra

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MODENA. «A Modena c’è una polveriera pronta a esplodere, e non agire immediatamente con tutti i mezzi possibili per migliorare una situazione insostenibile sarebbe semplicemente irresponsabile»: è un grido d’allarme quello lanciato dai parlamentari modenesi del Pd Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra che, ieri mattina, hanno visitato la Casa circondariale Sant’Anna di Modena insieme a Rossella Caci, componente della segreteria provinciale e a Davide Muradore, segretario del Pd di Fiorano. «La situazione che abbiamo riscontrato conferma, e per alcuni aspetti aggrava, le criticità già rilevate nelle precedenti visite. Oggi, nell’istituto, sono presenti 574 detenuti, oltre 200 in più rispetto alla capienza regolamentare, una condizione che rende estremamente complessa la gestione quotidiana della struttura e che continua a gravare soprattutto sul personale della polizia penitenziaria».

Gli interventi

«Gli operatori ci hanno rappresentato ancora una volta una situazione di forte sofferenza organizzativa. Gli organici restano al di sotto della soglia minima di sicurezza, il personale è costretto a sostenere un carico di lavoro straordinario, con un numero elevatissimo di ore di straordinario e centinaia di giornate di ferie maturate che non possono essere fruite proprio a causa della cronica carenza di personale. È una condizione non più sostenibile, che rischia di compromettere sia la sicurezza dell’istituto sia la qualità del lavoro degli operatori».

Il bilancio

Nel corso della visita è stato inoltre affrontato il tema del reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute: «Prendiamo atto con favore del lieve incremento dei progetti di formazione e inserimento lavorativo, ma i numeri restano ancora largamente insufficienti. Oggi queste opportunità coinvolgono circa un centinaio di detenuti su 574 presenti. Pesano la mancanza di personale dedicato - non soltanto appartenente alla polizia penitenziaria, ma anche educativo e tecnico - e l’insufficienza di spazi e strutture adeguate per ampliare i percorsi trattamentali. Puntare sul reinserimento significa investire sulla sicurezza della collettività, perché ridurre la recidiva è interesse di tutti». Infine, forte preoccupazione è stata espressa per l’imminente avvicendamento dei vertici dell’istituto: «A rendere ancora più incerto il quadro è il fatto che, alla fine di agosto, saranno trasferiti sia il direttore che il comandante della polizia penitenziaria. A circa un mese da questa scadenza non risultano ancora definite le soluzioni per garantire la continuità della direzione. È una situazione che desta forte preoccupazione, e sulla quale chiediamo al ministero della Giustizia di intervenire rapidamente, evitando che una struttura già in condizioni di particolare criticità venga lasciata priva di riferimenti stabili proprio in una fase così delicata Il carcere di Modena - concludono gli esponenti dem - necessita di risposte concrete e tempestive. Servono organici adeguati, investimenti nelle attività trattamentali, un rafforzamento dell’assistenza sanitaria e una governance stabile».
 

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