La Nuova Ferrara

Il viaggio solidale

La sfida di Giulia, da Londra a Mirandola in bici per chi lotta: «Lo faccio per un’amica scomparsa dopo una lunga battaglia»

di Laura Solieri
La sfida di Giulia, da Londra a Mirandola in bici per chi lotta: «Lo faccio per un’amica scomparsa dopo una lunga battaglia»

La traversata europea della 30enne Bergonzini ha come obiettivo sensibilizzare sulla prevenzione degli screening oncologici

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MIRANDOLA. Da Londra a Mirandola, attraversando mezza Europa, con una bicicletta, poche cose al seguito e un pensiero capace di rendere più leggere anche le salite. Giulia Bergonzini, mirandolese, 30 anni, residente nella capitale britannica dal 2019, ha percorso 1.537,34 chilometri per trasformare una sfida personale in qualcosa di concreto per la comunità nella quale è cresciuta. Il viaggio è iniziato il 23 luglio e si è concluso il 14 agosto, dopo 19 giorni sui pedali e quattro di riposo, attraversando Inghilterra, Belgio, Francia, Germania, Svizzera e infine Italia.

L’obiettivo solidale

Una lunga traversata europea nata per sostenere gli screening oncologici dell’Ausl di Modena e legata al ricordo di Adriana, una persona cara scomparsa dopo una vita trascorsa in ambito sanitario e dopo aver affrontato la malattia con grande forza. «Pedalare per più di 1.500 chilometri senza un obiettivo concreto a sostegno della mia comunità non avrebbe avuto senso – racconta Giulia – Sarebbe stata un’occasione persa». Londra le ha offerto molto, spiega, ma il legame con Mirandola, la famiglia e gli amici non si è mai allentato. Ed è proprio da quella distanza che è maturata l’idea di restituire qualcosa. La bicicletta, del resto, fa ormai parte della sua vita quotidiana. Tutto è cominciato quasi per necessità nel 2021, quando, dovendo raggiungere il lavoro alle 6.45 della domenica dall’altra parte di Londra e non potendo contare sui treni, ha iniziato a pedalare. Da allora non ha più smesso. «Per me andare in bici è libertà, oltre che una scelta di sostenibilità. Vado al lavoro in bicicletta ogni giorno, con la pioggia o con il sole, e considero un privilegio poterlo fare».

In viaggio per chi lotta

Una libertà che durante il viaggio ha assunto anche un significato più ampio. Giulia dice di avere pedalato pensando soprattutto alle donne che quella stessa possibilità di scegliere non ce l’hanno. «Spesso immaginiamo la mancanza di libertà come qualcosa che riguarda Paesi lontani, ma anche in Italia non tutte le donne e le ragazze possono vivere pienamente la propria indipendenza o autodeterminarsi. Cerco di portare con me anche loro e di allargare il più possibile quell’idea di libertà che la bicicletta può rappresentare». La traversata è stata, sotto certi aspetti, persino più generosa di quanto avesse immaginato. Giulia si aspettava guasti, contrattempi e momenti di sconforto. Sono arrivati invece soprattutto incontri. Persone conosciute nei campeggi, compagni di strada per una sera, sconosciuti che, dopo avere ascoltato il motivo del viaggio, hanno deciso anche di lasciare una donazione. Fondamentale, poi, per Giulia è stato il sostegno del suo fidanzato, presente a distanza ogni mattina e ogni sera, insieme a quello di parenti e amici. E proprio dalla sua Mirandola è arrivata una risposta che l’ha sorpresa. Hanno donato amici che non sentiva da anni, genitori di vecchi compagni dell’asilo e delle elementari, attività del territorio, conoscenti e colleghi di amici. Messaggi che Giulia leggeva mentre attraversava le campagne francesi e che, racconta, diventavano carburante per continuare. La raccolta ha raggiunto già circa 3mila sterline. «Per me è un grandissimo successo. Ma la cosa più bella è sapere che chi ha deciso di sostenere questa causa lo ha fatto con lo stesso spirito con cui sono partita io. Stringersi attorno a qualcosa che consideriamo importante può ancora fare la differenza».

Com’è nata l’iniziativa

All'origine dell'iniziativa c'è la perdita di Adriana. Nessuna pedalata, precisa Giulia, può rendere meno dolorosa un'assenza. Ma sostenere la prevenzione e il sistema sanitario le è sembrato un modo concreto per stare accanto ad Alessia, Alberto e Matteo, i familiari di Adriana, e dire loro quanto siano importanti per lei. Il traguardo di Mirandola, così, non è stato soltanto la fine di un percorso geografico. È diventato il punto di arrivo di un viaggio costruito attorno a un'idea semplice: la distanza non impedisce di appartenere a una comunità e di prendersene cura. «Tutti possiamo contribuire, in qualsiasi misura e anche da lontano. Possiamo costruire spazi nei quali fiducia, compassione e aiuto reciproco riescano ancora a crescere, nonostante una società che spesso ci spinge verso l'individualismo. Ho pedalato pensando alle donne che conosco, a quelle che non ci sono più e a quelle che stanno affrontando percorsi difficili, salite ben più ripide delle mie. Sono loro la mia motivazione». La raccolta fondi continua anche dopo l'arrivo. È possibile effettuare una donazione attraverso il sito dell'Ausl di Modena, nella sezione dedicata alle donazioni (www.ausl.mo.it/sostieni-i-nostri-progetti/donazioni), indicando nella causale “In bici con Giulia, Londra-Mirandola”. Gli aggiornamenti sono pubblicati anche sul profilo Instagram di Giulia _bandanagirlrides. 
 

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