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L’eccellenza

Le chitarre di Paolo Coriani conquistano il mondo: i segreti del liutaio modenese

Le chitarre di Paolo Coriani conquistano il mondo: i segreti del liutaio modenese

Da Modena al mondo, successo per le chitarre artigianali costruite con metodo spagnolo

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MODENA. Magari in molti non lo sanno, anche perché stiamo parlando di una produzione di nicchia, ma a Modena c'è una certa tradizione di liutai, che in provincia sono poco meno di una decina (una di queste nata giusto pochi anni fa). "Un merito che va agli Este, veri cultori della musica". A dircelo è uno di questi liutai, Paolo Coriani, che da quasi mezzo secolo firma chitarre costruite seguendo il metodo tradizionale spagnolo, che vanno un po' in tutto il mondo, dalla Spagna alla Francia, dagli Stati Uniti al Giappone. Un'avventura nata ai tempi del Venturi. «Ai tempi la chiamavamo scuola di Belle Arti, e tra le materie c'era il laboratorio di lacche, dove si verniciavano a tampone tavolette decorate con gommalacca, tecnica utile per chi, come me, fabbrica chitarre. La passione per la musica – un po' strimpellavo anche io – ha fatto il resto. Decisiva fu anche la richiesta di un amico di restaurare la sua chitarra. La feci vedere a Masetti, uno dei più noti liutai modenesi dell'epoca, che giudicò positivamente il mio lavoro. Da lui, poi, ordinai una chitarra per avere la scusa di frequentare il suo laboratorio. È lì che cominciai ad apprendere i fondamentali del mestiere, con tanta esperienza e voglia di imparare».

Ma l'apprendimento manuale da solo non sarebbe bastato.
«È stata decisiva anche la ricerca sui libri – allora non c'era internet – spesso in inglese: per fare le chitarre ho dovuto anche imparare le lingue. Ma è stato, ed è tuttora, importante andare sul campo: le esperienze fatte in Spagna e Francia, i paesi di riferimento per gli strumenti che realizzo, sono state determinanti».

Dopo qualche anno di collaborazione con Masetti – siamo nel 1984 – Coriani decide di mettersi in proprio, di lavorare da solo. «Le mie sono chitarre classiche di ispirazione spagnola. Oppure strumenti tradizionali come la ghironda, di origine medievale, uno strumento semimeccanico il cui suono ricorda quello della cornamusa, malgrado non sia a fiato».

Pezzi d'autore, alcuni utilizzati su importanti palcoscenici, fatti a regola d'arte e su ordinazione.
«Una chitarra richiede circa 230 ore di lavoro, più i tempi morti. Significa produrre non più di 6, 7 chitarre all'anno».

In poco più di 41 anni, dalla bottega di Coriani sono uscite 288 chitarre e 180 ghironde, oltre al restauro di altri strumenti.
«Il restauro di chitarre spagnole originali, dalla metà dell'800 a oggi, mi ha permesso di capire le scelte costruttive dei grandi liutai spagnoli, riuscendo a ottenere dalle loro chitarre suoni caratteristici. Importante è stata anche la partecipazione a un corso tenuto dal Maestro José Luis Romanillos, tra i più importanti liutai contemporanei al mondo, scomparso nel 2022».

Il legno arriva da tutto il pianeta.
«Tranne l'abete, che viene dal Trentino-Alto Adige, gli altri legni arrivano da diversi continenti. Il palissandro dal Brasile e dall'India, l'ebano dall'Africa e, ancora, dall'India, il mogano dal centro America e dall'Africa. Ognuno ha una sonorità, un'identità musicale ben precisa. Se tornassi indietro rifarei tutto, perché questa è una passione prima ancora che un lavoro, un mestiere. Magari mi concentrerei su altri strumenti: i violini, ad esempio, sono molto più redditizi», sottolinea ridendo Paolo Coriani.

Quello del liutaio è un mestiere in via di estinzione?
«Direi di no. Oggi in Italia siamo un centinaio di professionisti, a cui si aggiungono circa 300 amatori che realizzano strumenti per passione. Ci sono anche scuole che danno una certificazione, non richiesta, frequentate da diversi giovani. Piuttosto, si è ridotto il mercato, più ampio geograficamente, ma con meno persone che fanno musica».

Ci sono altre difficoltà oggi rispetto al passato?

«La burocrazia è una di queste: una ditta individuale come la mia ha le stesse incombenze di una grande industria. L'Associazione – sono associato in CNA dal 1980, da quando ho iniziato professionalmente – aiuta molto, ma i tempi burocratici, nonostante la digitalizzazione, sono molto aumentati. Non è solo un problema di tempo, ma anche di distrazione dal lavoro: penso alle pratiche di importazione ed esportazione, o agli adempimenti sull'origine preferenziale della merce. Ecco, soprattutto in mestieri dove a farla da padrone è la passione, un aiuto su questi ambiti è davvero prezioso».

 

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