La band di Ferrara piange il capotreno ucciso
Alessandro Ambrosio suonava la chitarra con il gruppo hardcore/punk FanKaz
Ferrara Restano i riff, le chitarre distorte e l’energia che solo certe canzoni sanno trasmettere. Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso lunedì sera a Bologna, era chitarrista dei FanKaz, band hardcore punk ferrarese che da anni calca i palchi della scena underground.
Ambrosio, “Ambro” per gli amici, viveva ad Anzola dell’Emilia, nel Bolognese; un passato da pallavolista e una passione viscerale per la musica. Quando non era sui treni in viaggio da una stazione all’altra, era in sala prove o su qualche palco a suonare.
«Ci manchi. Sei stato e sarai sempre la nostra ispirazione. Forever in our hearts», ha scritto ieri la band ferrarese. Poco più di un mese fa, il 30 novembre, i FanKaz avevano suonato al Blackstar, un appuntamento fisso per la band e il pubblico del circolo Aics di Ferrara.
«Apprendiamo solo ora la terribile notizia della scomparsa dell’amico Alessandro membro dei FanKaz, gruppo che ogni anno era un piacere ritrovare sul nostro palco… ci mancherai tantissimo persona solare e umile che non poteva trovar una simile morte per una mano infame», il messaggio apparso ieri pomeriggio sui canali social del Blackstar.
Numerosi gli amici e i fan che si sono stretti attorno alla band dopo aver appreso la tragica notizia.
I messaggi
Il cordoglio sui social è stato immediato, ricco e profondamente sentito. Decine e decine di messaggi si sono raccolti nel giro di poche ore, restituendo il ritratto di un uomo stimato, amato e riconosciuto da comunità diverse, unite oggi dallo stesso dolore. «Siamo tutti senza parole, addolorati, attoniti e incapaci di reggere la notizia», scrive qualcuno, esprimendo una vicinanza che si fa collettiva.
Tra i messaggi anche quello di una sua insegnante delle elementari che ricorda «il meraviglioso Alessandro, scolaro esemplare», stringendosi con affetto ai genitori davanti a «un’enorme fatica da accettare».
Altri ricordano i legami familiari, le conoscenze di una vita, i percorsi intrecciati fin dall’infanzia. «Andava a scuola con mio figlio e conoscevo la madre Elisa, sempre impegnata nei mercatini artigianali», si legge in un commento, segno di una famiglia ben conosciuta e radicata nel territorio. Arriva anche l’abbraccio di un ferroviere in pensione, che esprime vicinanza alla famiglia e ai colleghi, sottolineando un senso di appartenenza che va oltre il lavoro.
Molti ricordano il suo percorso professionale: figlio di Luigi, anch’egli ferroviere, Alessandro aveva accolto con serietà quel passaggio simbolico di mestiere, dopo una laurea in statistica e la scelta di crescere in Trenitalia, grazie alla vittoria di un concorso, diventando capotreno.
Parole di sgomento arrivano anche dal sindaco di Anzola dell’Emilia, Paolo Iovino, che parla di un colpo che lo tocca «come sindaco, come ferroviere e come rappresentante di una comunità di cui Alessandro faceva parte». Il primo cittadino invoca per ora rispetto e silenzio: «Quel tratto di vialetto lo percorrono tanti ferrovieri, tra cui io ogni volta che vado in ufficio. È capitato ad Alessandro e poteva capitare a chiunque».
Proprio il Centro Culturale Anzolese ha affidato ai social un lungo e commosso ricordo: una vita descritta come gentile, educata e ironica. «Era con noi al concerto del 1° maggio, era con noi il maggio dell’anno precedente al concertone di chiusura della Fabbrica di Apollo, era con noi in sala prove, è stato con noi ogni qualvolta gli è stato chiesto un contributo». Un abbraccio ideale che coinvolge un’intera comunità e che si conclude con: «Ambro era uno di noi».
