La Nuova Ferrara

Il lutto

Addio ad Ubaldo Malossi, indimenticato mister delle principali squadre di calcio ferraresi

Davide Bonesi
Addio ad Ubaldo Malossi, indimenticato mister delle principali squadre di calcio ferraresi

Giovane portiere nella Spal e poi tante panchine in provincia di Ferrara: il top con l’Ostellatese portata in Eccellenza. Lascia i figli e l’amata nipote Regina

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Ferrara Questa notte all’età di 82 anni è deceduto Ubaldo Malossi, uno dei nomi più noti del panorama calcistico ferrarese, prima calciatore ma soprattutto tecnico che ha guidato le principali formazioni ferraresi. Vedova della moglie Anna dal 2007, Malossi lascia i figli Marco e Daniele e l’amatissima nipote Regina. “Ciao papà. Sei stato un buon padre. E sei stato un nonno speciale, sempre presente per la tua nipotina Regina. Hai dedicato la vita alla famiglia, lavorando senza risparmiarti mai. Mi hai insegnato la tenacia, la caparbietà e tantissime altre cose. Io non credo in Dio. Ma tu credevi. Spero che sia tu quello che aveva ragione e che ieri sera ci fosse la mamma ad accoglierti. Lui la portava nel cuore e non è passato giorno che non ricordasse la sua dedizione verso la famiglia. Lasci un bel ricordo di te. Uomo di calcio, tutta la tua esistenza passata in un ‘camp da football’, venendo a contatto con migliaia di ragazzi, ora diventati uomini”. Lo scrive il figlio Marco, collega giornalista, che sottolinea come papà Ubaldo lasci anche un vuoto nel consiglio direttivo di Rivana Garden - Centro di promozione sociale, di cui era diventato dirigente lo scorso anno. «Per Rivana e associazione di volontariato Nati con la Calzamaglia Ubaldo ha fatto tantissimo, dedicando tempo e fatica come volontario”.

Una vita nel calcio

Come sottolinea il figlio, il grande amore di Malossi era il calcio. Cresciuto nelle giovanili della Spal, portiere, aveva questo ricordo di una sconfitta in finale nel 1961 con gli Allievi biancazzurri prendendo gol da “Picchio” De Sisti. Ma indubbiamente è più importante la sua carriera di allenatore, che ha avuto l’apice con i suoi ragazzi dell’Ostellatese, portata per la prima e unica volta nella storia del club in Eccellenza. E come dimenticare la Copparese, salvata in Promozione con giovani al debutto e calciatori di categoria inferiore grazie al suo grande pregio, quello di fare spogliatoio. D’altronde, la voce roca e la sigaretta abbinate ai modi gentili non passavano inosservate. È stata una carriera lunga quella di Malossi in panchina, conclusa con l’incarico di selezionatore per le rappresentative giovanili ferraresi.

Il ricordo in un’intervista

Nel luglio di due anni fa il nostro compianto Alessandro Bassi fece una lunga intervista a mister Malossi, eccone alcuni passaggi. Da calciatore «Una carriera abbastanza corta. Tre anni nelle giovanili Spal, come portiere. Dopo la Spal un anno, anzi, nemmeno un anno a Barcellona Pozzo di Gotto. Poi, avevo praticamente smesso. Ripresi a giocare, negli amatori, nei tornei, anche se giocavo da ala o da centravanti. Poi sono tornato in porta e sono andato ad Anzola e Voghiera». La carriera da tecnico parte in squadre ferraresi di tutte le categorie giovanili: Libertas, Quartiere, Calcio Ferrara e altre. Nei dilettanti, Occhiobello, Stienta, Canaro, Mesola, Molinella (sia giovanili che prima squadra), Migliarino, Copparo, Ostellato, Dossese, Voghiera, Polesella (una salvezza sofferta) e «il fantastico ambiente della Nuova Aurora», ricordava. «Vincere è importantissimo, ma la vittoria può essere un miglioramento di posizione, costruire un gruppo, un buon campionato, una salvezza è quello che conta. È importantissimo, ma il discorso è più complesso e completo. Quando vivi nel calcio ci sono situazioni difficili, pesanti, altre belle e fantastiche. Devi sempre fare la media tra questi due estremi e questa media ti viene dagli uomini che incontri, dalle tante persone fantastiche che vivono, lavorano, crescono e rendono grande questo ambiente. Nel calcio ho avuto e ho tantissimi amici, persone che non avrei forse mai incontrato altrove, e ho avuto tante esperienze, qualcuna spiacevole, molte fantastiche. Restano tutte nella memoria, anche perché magari si sono incrociate». E alla domanda sul calcio di oggi: «Lo seguo pochissimo, e non mi piace nemmeno troppo: corsa, tanta corsa, poca tecnica e poca fantasia. La fantasia è fondamentale. Correre è importante, ma non basta... A me è capitato di avere squadre vincenti in tutte le categorie. Vincere è questione di gioia, gruppo, lavoro, divertimento, corsa... Servono equilibrio e lavoro, intelligenza e capacità di capire le persone. E la capacità di non adeguarsi ai pronostici».

In tanti oggi lo hanno ricordato e in tanti sono pronti a salutarlo appena saranno fissati i funerali. Ciao, mister

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