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L’IA cambia la vita e spaventa, cosa dicono gli emiliano-romagnoli

Andrea Rubin*, Benedetto Bramante**
L’IA cambia la vita e spaventa, cosa dicono gli emiliano-romagnoli

In Emilia-Romagna sei cittadini su dieci si sentono poco informati. Convince l’uso su sicurezza e sanità, ma preoccupa per il lavoro del futuro

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Bologna L’Intelligenza Artificiale è ormai una presenza costante nella vita quotidiana di milioni di persone. Dai social network agli acquisti online, dagli assistenti vocali ai sistemi che supportano decisioni pubbliche e private, le tecnologie basate sull’IA stanno cambiando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e ci informiamo. La Regione Emilia-Romagna coinvolge dal 2015 istituzioni, settori della ricerca e formazione, e imprese nel progetto Data Valley, e si impegna nella programmazione di iniziative rivolte alla trasformazione digitale. Si inserisce in questo quadro la recente indagine condotta da Observa Science in Society, su mandato di Regione Emilia-Romagna e Lepida, che ha monitorato la percezione dell’Intelligenza Artificiale tra i cittadini emiliano-romagnoli.

«Lo studio, che è uno dei contributi su cui è stata costruita la nuova Agenda Digitale regionale 2025-2029, fornisce un quadro informativo sul modo in cui i cittadini dell’Emilia-Romagna si rapportano al tema dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. I dati raccolti – spiega Elena Mazzoni, assessora regionale con delega all'Agenda digitale, Legalità, Contrasto alle povertà – rappresentano uno strumento utile per comprendere livelli di conoscenza, atteggiamenti ed aspettative, e per accompagnare le attività istituzionali su un tema che attraversa diversi ambiti della vita sociale ed economica. Il nostro obiettivo – continua l’assessora Mazzoni – è monitorare l’evoluzione nel tempo dell'impatto di un fenomeno così rilevante per società ed economia regionale».

Tra i dati più rilevanti si osserva in primo luogo il livello d’informazione: nonostante l’ampio dibattito generato dal rilascio di ChatGPT nel novembre 2022, sei cittadini su dieci ammettono di essere «poco o per nulla» informati sull’Intelligenza Artificiale. La percezione di scarsa informazione cresce all’aumentare dell’età (oltre l’88% degli over 65 si dichiara scarsamente informato) e tra i meno istruiti (66% tra chi ha solo la licenza media). Tuttavia, anche tra laureati (46%) e giovani rimane elevata.

I cittadini emiliano-romagnoli sentono parlare di IA soprattutto da TV e radio (69%). Rilevante anche l’attenzione verso le informazioni diffuse su social network (56%) e stampa (44%).

Anche in questo caso, i dati regionali sono allineati al livello nazionale. Tuttavia, in Emilia-Romagna il ruolo di parenti e amici nel veicolare informazioni sul tema risulta doppio (36%) rispetto alla media italiana (18%).

Il dibattito sui media riflette i mutamenti intercorsi negli ultimi decenni. Nel 1956, al Dartmouth College (USA), si svolse la prima conferenza sull’Intelligenza Artificiale; da allora, il concetto di IA e l’immaginario associato a questa tecnologia sono cambiati. Il modo in cui gli emiliano-romagnoli immaginano l’Intelligenza Artificiale riflettere il recente confronto pubblico e la familiarità con gli strumenti utilizzati quotidianamente. Quattro cittadini su dieci, infatti, quando pensano all’intelligenza artificiale pensano ai «chatbot» come Siri o Alexa. Inferiore al 20% è la quota di coloro che pensano ai «robot umanoidi»: la crescente confidenza con l’IA sembra dunque ridurre l’incidenza dell’immaginario tradizionale, diffuso attraverso opere cinematografiche (come Terminator, Her o 2001: Odissea nello spazio) o letterarie (come il Ciclo dei Robot di Asimov).

A cosa pensano gli italiani quando sentono parlare di IA?

A fronte del quadro fin qui delineato è utile analizzare in dettaglio i settori in cui i cittadini si dichiarano favorevoli all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Gli emiliano-romagnoli si esprimono ampiamente a favore dell’utilizzo dell’IA nel settore della sicurezza (72%) – per esempio attraverso algoritmi di riconoscimento facciale – e all’uso in campo medico (70%). I cittadini si esprimono con maggiore scetticismo nei confronti del possibile impiego dell’IA nel giornalismo: solo un cittadino su tre si dice favorevole.

Per quanto riguarda l’impatto sociale, nove cittadini su dieci pensano che l’IA influenzerà il nostro modo di vivere in futuro e il 44% pensa che rappresenti una minaccia per l’umanità.

Più di un cittadino su due ritiene, inoltre, che l’Intelligenza Artificiale avrà un impatto negativo sul suo lavoro.

La consapevolezza che l’IA avrà ruoli di rilievo in moltissimi settori occupazionali ha fatto emergere anche una domanda di formazione professionale. Il 94% degli intervistati in età occupazionale afferma, infatti, che è abbastanza o molto importante per gli enti pubblici offrire corsi di formazione per lavorare efficacemente con le nuove tecnologie. Otto cittadini su dieci sarebbero interessati a seguire tali corsi.

Dalla ricerca emerge una richiesta di adeguata gestione politica della digitalizzazione, regolando le innovazioni strategiche senza inseguire le direzioni tracciate delle aziende leader del tech: un percorso che l’Unione Europea ha avviato pionieristicamente attraverso l’AI Act e che Regione Emilia-Romagna ha intrapreso da tempo.  

*sociologo Unife, **dottorando in Scienze umane a Unife

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