Sgomberi al Grattacielo di Ferrara, si comincia il 12 febbraio
Gli abitanti delle torri A e C ancora alle prese con incertezze e futuro: «E ora cosa faremo?»
Ferrara Altra mattinata di attese per i residenti delle torri A e C del Grattacielo che si sono recati presso gli uffici Asp di via Ripagrande, speranzosi di ottenere risposte al grave problema abitativo che si concretizzerà a partire da domani (12 febbraio) con i primi sgombri che verranno messi in atto dalla Polizia locale. Fuori dai portoni, accompagnati dal sindacalista Luca Greco, sono diversi i padri di famiglia che domani non sanno come fare per poter avere un tetto sopra la testa.
I problemi sono ormai noti: in città non ci sono persone disposte ad affittare appartamenti agli sfollati ed i servizi comunali non hanno il potere di prendere in carico persone “non fragili” in questo caso. «Mi sto prendendo diversi giorni di ferie per venire qui a cercare una risposta - racconta Solomon Aboubakar - ma ancora non ne abbiamo avute. Dove andremo domani? A dormire in un parco? Non sappiamo cosa fare». Altri volti e altre storie, diverse ma allo stesso tempo così simili sono quelli di Daniel Esekhaigbe e George Shahzad, tutti proprietari di appartamento al grattacielo e lavoratori che non avranno un posto dove stare assieme alle proprie famiglie. Si assiste anche a scene quasi surreali con gli uffici Asp che chiamano telefonicamente persone a pochi metri dagli uffici per un primo contatto. Una casa? Poi si vedrà. «Abito a Ferrara da 45 anni - racconta infine Imad Kablan - e abitiamo dal 1992 al grattacielo. Sia io che mia moglie viviamo con il reddito di inclusione. Cosa faremo? Non ho nemmeno preparato i bagagli per domani, non riesco proprio a pensare...».
Dal Comune di Ferrara ribadiscono che i casi più fragili non saranno lasciati soli. Nel frattempo le ore passano e il momento in cui centinaia di persone dovranno lasciare le proprie abitazioni sembra avvicinarsi inesorabilmente.