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Il fatto

Inchiesta embrioni a Lagosanto, già 23 donne vittime

Daniele Oppo
Inchiesta embrioni a Lagosanto, già 23 donne vittime

Aumenta il numero di persone offese coinvolte nell’indagine sul Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta

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Lagosanto Sono aumentate, e non di poco, le persone offese coinvolte nell’indagine sul Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta di Lagosanto. In tutto sono 23 – ma tra esse vi sono sia donne singole che alcune coppie – e hanno ricevuto nei giorni scorsi l’avviso per il conferimento di due incarichi per le consulenze tecniche disposte dalla Procura: quella sui dispositivi informatici e quella medico legale.

Il numero degli indagati è invece rimasto fermo a otto: il direttore del centro, i responsabili del laboratorio che si sono succeduti negli ultimi anni, la manager della qualità ed embriologa e quattro biologi. Sono indagati, a vario titolo, per aver omesso degli specifici controlli sugli ovuli fecondati nelle giornate di venerdì e nei prefestivi (in particolare quello al primo giorno, che serve per rilevare eventuali anomalie), nonché aver falsificazioni nelle cartelle cliniche, dove sarebbero stati segnati controlli diagnostici in realtà non effettuati (ecografie in particolare).

Il direttore della struttura affronta invece le ipotesi più gravi, come quella di aver attestato falsamente l’avvenuto impianto di un embrione o l’aver fatto abortire una paziente a sua insaputa, dopo che le sarebbe stato impiantato per errore l’embrione di un’altra coppia. Alla paziente sarebbe stato raccontato che i farmaci che le venivano somministrati erano necessari a ripulire l’utero dopo che l’impianto era fallito perché l’embrione sarebbe rimasto all’interno del catetere.

Sempre il direttore, in concorso con altri indagati avrebbe anche attestato falsamente pratiche mediche nei confronti di una donna.

Gli incarichi per le consulenze verranno affidati il 2 marzo in procura. Gli ingegneri Giuseppe Montangola e Michele Sacchetti dovranno verificare il contenuto dei dispositivi informatici sequestrati dalla Guardia di finanza nonché la banca dati Fertilab in uso al centro Pma.

Il medico legale Roberto Testi e l’esperta di Pma Paola Viganò dall’altro lato i medici legali dovranno dare risposte ai quesiti scientifici sulla correttezza dei protocolli usati di fatto nel centro e sulle ipotizzate condotte professionali inappropriate e connessione con eventuali malattie derivate alle pazienti.

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