La Nuova Ferrara

Verso il voto del 22-23 marzo

Referendum giustizia, a Ferrara dibattito Balboni-Anselmo senza scintille a casa FdI

Daniele Oppo
Referendum giustizia, a Ferrara dibattito Balboni-Anselmo senza scintille a casa FdI

Confronto sulle ragioni del “Sì” e del “No” davanti a una platea di convertiti

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Ferrara I toni della campagna referendaria si sono abbassati, ma di sicuro non c’è un nuovo slancio nelle iniziative per il “Sì” o per il “No”, ormai stanchi esercizi di convincimento dei già convinti, anche quando assumono la forma del confronto tra opposti. Così è stato anche ieri sera il dibattito– senza fiammate – tra il senatore Alberto Balboni, avvocato, senatore e presidente della commissione Affari costituzionali che ha partorito il testo della riforma sulla giustizia e quindi padrino del “Sì” al voto del 22 e 23 marzo, e Fabio Anselmo, anche lui avvocato, consigliere comunale e sponsor del “No” alla riforma.

L’incontro è stato organizzato nella sala ex Refettorio da Fratelli d’Italia – e il tono degli applausi, pur riservati a tutti, indica che il pubblico era in larghissima maggioranza di quella sponda: una platea di già convertiti, appunto – presentato dal deputato meloniano Mauro Malaguti, con introduzione “tecnica” sulla riforma da parte di Eugenio Gallerani, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ferrara. Poi la parola è passata ai due contendenti, moderati dal giornalista Federico Di Bisceglie.

«La mia non è un’ostilità ideologica – ha chiarito Anselmo –. Se la riforma venisse presentata dal Pd, cosa che non mi stupirebbe, voterei no ugualmente». Di più: «Sono favorevole in linea di principio alla separazione delle carriere – concede –, ma qui il punto è l’indipendenza del giudice e del pubblico ministero» e la riforma, almeno tra i colleghi avvocati, «la viviamo come una specie di vendetta sui magistrati». Anselmo teme l’“americanizzazione” del sistema giudiziario, con un pm che non dovrà più cercare la verità, ma fare l’accusatore: «Così diventerà un processo per ricchi», mentre gli altri avranno difficoltà a difendersi. Per Anselmo, poi, si tratta di una riforma non utile perché già ora i giudici non decidono in sintonia con le richiese del pm in numero elevato di casi; costosa per via del doppio Consiglio superiore della magistratura e sbilanciata per via dell’introduzione del sorteggio secco per la selezione dei componenti togati dell’Alta corte disciplinare, mentre la componente politica viene scelta da una lista di selezionati.

«Chi può negare che separare le carriere ci dia una giustizia più giusta?», incalza dal canto suo il senatore Balboni, convinto che anche la forma abbia la sua importanza e che quindi sia meglio tagliare ogni «cordone ombelicale» tra pm e giudici e tra magistrati, correnti e politica. «Rafforziamo il potere giudiziario, che ha bisogno di riguadagnare fiducia e credibilità agli occhi dei cittadini», dice. E il sorteggio «è il farmaco che vogliamo somministrare all’ordine giudiziario per renderlo più libero», afferma riferendosi al potere delle correnti all’interno del Csm .

Sull’Alta Corte il confronto si è poi spostato su ciò che nella riforma non c’è: il ricorso per Cassazione contro le sue decisioni. Per Anselmo un vulnus incostituzionale che crea un giudice speciale. Balboni rassicura: «C’è sempre l’articolo 111 della Costituzione (che ammette sempre il ricorso per Cassazione per violazione di legge contro sentenze e i provvedimenti sulla libertà personale assunti da organi giurisdizionali ordinari o speciali, ndr) e c’è l’impegno del ministro per introdurre il ricorso nella legge di attuazione, ed è un impegno che prendo anche io questa sera». 

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