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Tribunale

Ragazze schiavizzate con riti vudù, chiesti 12 anni per le due “madame”

di Daniele Montanari

	Il tribunale di Modena
Il tribunale di Modena

Il pm invoca una condanna pesante per le due nigeriane accusate di aver fatto prostituire connazionali alla Bruciata: «Tenute in scacco con riti tribali». Difesa sulle barricate: «Sono innocenti». Sentenza attesa il 28 aprile

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MODENA. Dodici anni di carcere, a testa. È la pena pesantissima che ha chiesto ieri il pm Flavio Lazzarini al termine del processo in Corte d’Assise a Modena nei confronti di due donne nigeriane, su cui pende l’accusa altrettanto grave di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione. Si tratta di una 40enne e una 41enne che vivono a Reggio città, dove oggi hanno lavoro e famiglia.

Dallo sbarco alla prostituzione

Secondo l’accusa, sarebbero state il terminale italiano di una tratta di ragazze nigeriane costrette alla prostituzione. Nella fattispecie, si tratta di una 28enne e di una 30enne che sarebbero arrivate in Italia, e a Modena poi, sotto minaccia. Secondo gli inquirenti, sarebbero state sottoposte in Nigeria a un rito vudù dicendo loro che sarebbero riuscite a liberarsene solo quando fossero arrivate a pagare 25mila euro a testa – sarebbero stati il “prezzo” del viaggio – alle due “madame” che si sarebbero occupate di loro all’arrivo in Italia. Ovvero, le due donne in questione. Le ragazze sarebbero arrivate su un barcone nel 2019 in Sicilia, e poi da lì, tramite un’organizzazione evidentemente rodata, a Reggio. Da dove poi sarebbero state portate sistematicamente sulla strada a Modena, in via Emilia alla Bruciata. La vicenda delle due ragazze è emersa durante un casuale controllo di polizia nell’ambito di un viaggio a Milano. Agli agenti le due hanno raccontato tutto, decidendo di uscire dalla strada e di seguire un programma di protezione internazionale, concluso positivamente nel 2020.

L’indagine e il processo

Dalla denuncia è scaturita un’indagine della Procura di Modena, che ha portato le due “madame” a processo: la 41enne assistita dall’avvocato Gisella Mesoraca di Reggio e la 40enne da Stefano Trane di Bologna, entrambi di fiducia. Nella scorsa udienza di gennaio aveva deposto il medico legale incaricato dalla Corte di analizzare le cicatrici trovate su più parti del corpo delle ragazze. Il medico le ha trovate compatibili con quelle dei riti vudù, pur non potendo stabilire con certezza se sono da ricondurre a quel tipo di azione. Gli avvocati avevano osservato che anche le due imputate hanno sul corpo cicatrici simili, sostenendo che vanno ricondotte a pratiche di medicina tribale nigeriana. Per i legali, le due accusate avrebbero solo dato ospitalità alle ragazze in un periodo in cui erano anch’esse prostitute. Il pm Lazzarini invece è rimasto nelle sue convinzioni, e ieri mattina ha chiesto alla Corte per entrambe una condanna a 12 anni di carcere. I legali invece hanno ribadito la loro visione opposta della vicenda, invocando per entrambe le assistite l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 28 aprile, per eventuali repliche e poi il pronunciamento della sentenza.

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