La Nuova Ferrara

Salvare la vista in tempo di guerra, il modello 'corridoi teleterapeutici'

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Roma, 24 mar. (Adnkronos Salute) - In tempi di conflitti continui proteggere la propria salute, e in particolare la vista, diventa sempre più difficile. La guerra in Ucraina, ad esempio, ha costretto milioni di persone a lasciare il proprio Paese, ma quasi 4 milioni rimangono sul territorio affrontando condizioni estremamente difficili e con urgente bisogno di cure. La telemedicina in questi contesti ha rivoluzionato l'accesso alle consulenze, ma la medicina in tempo di guerra mette in luce i limiti dell'assistenza di tipo meramente consultivo. In caso di patologie in cui il tempo è un fattore cruciale, le competenze che si limitano a fornire raccomandazioni potrebbero arrivare troppo tardi per essere efficaci. Ciò che occorre è una transizione verso la telemedicina terapeutica, ovvero modelli in cui le conoscenze specialistiche superano i confini mentre l'autorità terapeutica rimane radicata a livello locale. Una pubblicazione su 'Nature', cui hanno contribuito Andrea Cusumano, oftalmologo e docente di Malattie dell'apparato visivo, e Marco Lombardo, PhD presso il Dipartimento di Medicina sperimentale dell'università di Roma Tor Vergata, approfondisce questi nuovi aspetti di terapia oftlamologica. Il titolo del paper è 'Local control, remote expertise: governing therapeutic telemedicine in wartime'. "Noi introduciamo - spiega Cusumano - il concetto di 'corridoi teleterapeutici': partnership di cliniche strutturate per trattamenti laser teleguidati transnazionali, concepite per garantire l'accesso alle terapie prioritarie quando i sistemi di riferimento convenzionali diventano insicuri o inaccessibili". Un esempio concreto? "Il 3 dicembre 2025 - racconta lo specialista - i nostri team italiani e ucraini hanno implementato un flusso di lavoro transnazionale teleguidato per la terapia laser retinica che ha collegato Kiev e Roma. Due pazienti sono stati trattati a Kiev e uno a Roma per una lacerazione retinica e un'occlusione di una vena retinica ramificata con ischemia periferica. Tutte le procedure sono state completate come previsto, senza deviazioni impreviste, e i pazienti hanno espresso grande soddisfazione per un modello che ha integrato in modo evidente le competenze distribuite nell'assistenza locale". "Questi corridoi non devono essere intesi come confronti digitali improvvisati, ma come infrastrutture sanitarie regolamentate, caratterizzate da protocolli operativi, chiarezza nelle credenziali, protezione dei dati e valutazione prospettica. Il loro scopo non è quello di sostituire i medici locali, ma di estendere la loro portata in condizioni di stress sistemico", precisa Cusumano. "Al di là dell'Ucraina - rimarca l'esperto - tali architetture rischiano di diventare essenziali ovunque la distribuzione dell'assistenza sanitaria sia destabilizzata, sia da conflitti armati che da disastri climatici o da un estremo isolamento geografico. L'oftalmologia offre un esempio particolarmente chiaro: diverse malattie della retina progrediscono rapidamente fino alla perdita irreversibile della vista, ma rimangono altamente curabili se affrontate tempestivamente. Tali interventi richiedono precisione e spesso traggono beneficio dal giudizio di un sottospecialista, risorse che un conflitto armato può rendere improvvisamente inaccessibili".