La Nuova Ferrara

La crisi

Cantina di Carpi, tremano i soci: debito da 12,8 milioni di euro

Mauro Pinotti
Cantina di Carpi, tremano i soci: debito da 12,8 milioni di euro

Attivate le misure protettive per “cristallizzare” la situazione patrimoniale. Per 12 mesi i creditori non possono avviare azioni esecutive o cautelari

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CARPI. Una delle colonne portanti della cooperazione vitivinicola emiliana trema sotto il peso di un passivo da 12,8 milioni di euro. La Cantina di Carpi, Sorbara e Bazzano ha richiesto l'attivazione delle misure protettive previste dall'articolo 18 del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, ottenendo il via libera dal Tribunale di Modena lo scorso 18 marzo.

La crisi

La notizia ha gettato nello sconforto e nella rabbia i soci produttori della cooperativa. La preoccupazione è palpabile soprattutto nel modenese, cuore pulsante della produzione del Lambrusco di Sorbara e del Salamino, dove intere famiglie dipendono dai conferimenti alla storica cantina fondata nel 1903. Molti agricoltori attendono ancora il saldo della vendemmia 2024 e, ad oggi, regna il buio più totale sulle spettanze relative alla gestione 2025. Per molti piccoli produttori, il mancato incasso di queste cifre mette a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende agricole.

Le cause della crisi

Il provvedimento concesso dal giudice serve a "cristallizzare" la situazione patrimoniale per un periodo massimo di 12 mesi. In questo lasso di tempo, i creditori non possono avviare azioni esecutive o cautelari sul patrimonio della Cantina, consentendo al management di intavolare trattative per un piano di risanamento. Le misure protettive non riguardano i crediti dei lavoratori e dei soci, e che le banche non potranno revocare le linee di credito già accordate. Come si è arrivati a un passivo così ingente per una realtà capace di produrre 300mila ettolitri di vino l’anno? Giorgio Strazzi, componente del Cda ed ex sindaco di Revere (Mn), ripercorre le tappe di questa crisi multifattoriale: «Tra il 2015 e il 2018 sono stati fatti investimenti massicci per ammodernare e innovare gli impianti della Cantina. Purtroppo, negli anni successivi sono arrivati imprevisti pesantissimi, a partire dalla pandemia che ha contratto drasticamente le vendite. A questo si è aggiunto il calo produttivo causato da malattie come la Flavescenza dorata, trasmessa dalla cicalina Scaphoideus titanus, che ha devastato i vigneti del modenese impedendo la maturazione dei grappoli. Siamo passati da un record di 460mila quintali di uva agli attuali 250mila. Inoltre, degli oltre mille soci iniziali, oggi quelli attivi sono scesi a circa 800».

Lo scenario

La crisi mette in discussione un asset produttivo imponente che conta quattro centri di pigiatura (Carpi, Concordia, Bazzano e Poggio Rusco) e lo stabilimento di imbottigliamento di Sorbara. Oltre ai celebri Lambruschi e al Pignoletto, la crisi colpisce anche la produzione del "Vino Rossissimo" da uve Ancellotta, fondamentale per il mercato dello sfuso. I soci creditori avranno ora sei mesi di tempo per valutare la proposta di ristrutturazione del debito. La sfida sarà convincere una base sociale provata e preoccupata che il rilancio sia ancora possibile, salvaguardando un patrimonio di cooperazione che dura da oltre un secolo.