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Ecco il Central Bosc: viaggio nel nuovo polmone verde di Ferrara

Stefania Andreotti
Ecco il Central Bosc: viaggio nel nuovo polmone verde di Ferrara

Il vicesindaco Balboni: «Siamo al lavoro per inaugurare a fine estate». Da inizio anno sono stati piantati 2mila alberi e 2.500 arbusti

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Ferrara Ancora non ha un nome – perché saranno i cittadini a deciderlo – ma una forma sì. Ora che tutte le piante sono state messe a dimora, i vialetti tracciati, l’invaso recintato, il progetto Central Bosc si sta iniziando a delineare lungo via Caldirolo, nel quadrante Est della città. Camminando tra i lavori in corso si può già immaginare come si svilupperà questo nuovo polmone verde in città, che dovrebbe venire inaugurato a fine estate.

«Il progetto nasce due anni fa – illustra l’assessore all’ambiente Alessandro Balboni –. Suggestionato dalla presenza di questa grande area a uso agricolo a ridosso delle mura, ho immaginato che potesse diventare uno spazio aperto al pubblico e a vocazione di verde urbano. Ho così iniziato la trattativa con le due famiglie di privati che possedevano questi 45mila metri quadri, che si è conclusa positivamente. Contestualmente ci siamo mossi per accedere a finanziamenti europei tramite la Regione Emilia-Romagna. Quelli del Por Fesr per interventi di rinaturazione con soluzioni innovative per la mitigazione della crisi climatica, ci hanno dato accesso a 1,4 milioni di euro, di cui una quota di cofinanziamento di 150mila euro del Comune, a cui poi abbiamo aggiunto altri 100mila euro portando l’ammontare complessivo a 1,5 milioni».

La progettazione esecutiva è iniziata nel 2024 e si divide in due linee: una legata al verde, l’altra alle infrastrutture. Si coglierà infatti l’occasione per realizzare una ciclabile che, dal punto di ingresso al parco, conduca alla rotonda di via Giovanni XXIII.

«Abbiamo dovuto fare degli espropri, ma dialogando con gli abitanti lungo la strada, abbiamo ottenuto le loro autorizzazioni. Anzi i cittadini che vivono attorno sono entusiasti, anche perché questo progetto riqualificherà tutta l’area», dice Balboni.

Quando la connessione sarà attiva, in bicicletta si potrà entrare nel parco e arrivare in via Frutteti e nel quartiere circostante, escludendo il traffico di Caldirolo. Per chi invece arriverà su quattro ruote, all’ingresso del parco è in costruzione un’area di sosta che servirà sia i residenti, sia i visitatori.

Tutto il resto sarà dedicato al verde e al blu, perché al centro dell’area è stato scavato un ampio bacino che servirà a contenere le acque che, attraverso pendenze e canalizzazioni, defluiranno dai dintorni che hanno la tendenza ad allagarsi, per poi restituirle gradualmente in falda. «Si riempirà e svuoterà autonomamente, a seconda dei periodi dell’anno e del meteo – precisa Balboni – questo parco non sarà solo bello dunque, ma anche utile, e avrà soluzioni innovative, come la sensoristica per monitorare lo stato di salute delle piante e quello che è il loro assorbimento di CO2, con l’obiettivo di arrivare a 142 tonnellate all’anno». Secondo il protocollo Sites, un sistema di certificazione internazionale volontario per la progettazione, costruzione e gestione sostenibile di spazi aperti, paesaggi e infrastrutture verdi.

Più che un parco, si immagina che possa diventare un bosco, data la densità dei 2mila alberi e 2.500 arbusti piantumati a inizio anno, scelti tra specie autoctone e resistenti ai cambiamenti climatici da un team di consulenti arboricoltori e agronomi individuati tramite bando e guidati dall’architetto Michele Giordani. Con un’isola di aromatiche per richiamare gli insetti impollinatori e un filare di alberi nostrani antichi.

Il nuovo spazio avrà un’illuminazione notturna e sarà costellato da un’area per la didattica all’aperto per i bambini, una zona sportiva e una per il picnic.

Verrà attraversato da ciclabili e ciclopedonali in terra solida, lo stesso materiale usato anche per il rifacimento di via dei Baluardi.

Sarà in stretta connessione con la vicina area di riequilibrio ecologico Schiaccianoci e gli orti urbani confinanti.

Rispetto alla qualità del terreno, «è sempre stato ad uso agricolo ed è compatibile con la destinazione a parco pubblico».

In merito alla preoccupazione emersa dai cittadini che la nascita di un nuovo parco, significhi l’abbandono dell’altro di via Bacchelli, il vicesindaco risponde: «La polemica fa parte del dibattito pubblico, ma non rende giustizia al lavoro che stiamo facendo. Questo non è un “piano b” rispetto al Bassani, è completamente diverso. Là ci sono spazi aperti, prati, questo avrà una vegetazione più fitta, ma controllata, è una cosa diversa. Risponde all’esigenza di un quartiere, ma è a beneficio di tutta la città».

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