La Nuova Ferrara

Job Day

Caporalato, Portomaggiore sfida gli sfruttatori e gioca in attacco

Stefania Andreotti
Caporalato, Portomaggiore sfida gli sfruttatori e gioca in attacco

Il sindaco Bernardi traccia il bilancio delle buone pratiche. Ecco i numeri di Sportello Lavoro e Agribus

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Portomaggiore «Il nostro risultato più grande è stato portare un problema di Portomaggiore ad essere discusso nei tavoli sovraterritoriali, con Prefettura, forze dell’ordine e tutti gli attori coinvolti: un Comune da solo non va da nessuna parte contro un fenomeno di così larga scala come il caporalato. Il nostro grande impegno deriva dalle ricadute sociali negative che il caporalato ha sulla città, causando degrado, sovraffollamento negli alloggi e conflitti sociali e di vicinato».

Nel giorno del primo Job Day per far incontrare aziende e lavoratori dell’agricoltura, togliendo terreno agli intermediari illegali, il sindaco di Portomaggiore, Dario Bernardi, commenta le misure messe in atto dall’amministrazione che fa i conti con una altissima incidenza di cittadini stranieri residenti sul totale della popolazione. «Al 2025 abbiamo il 24% di stranieri residenti. Di questi il 60% proviene dal Pakistan. Seguono Marocco e Ucraina. La posizione del Comune come capolinea della linea ferroviaria Portomaggiore-Budrio-Bologna e la disponibilità di alloggi a buon mercato, rappresentano uno dei principali motivi per cui Portomaggiore si è trasformato in un’area suburbana, la periferia di una grande città».

Direttamente legato all’ambito lavorativo, specialmente agricolo, è l’alto numero di persone transitanti sul territorio, in possesso di titolo di soggiorno, ma non residenti che si avvalgono di alloggi temporanei, senza un progetto di vita stabile e integrazione. Sono queste le persone in condizione di maggiore precarietà sociale e suscettibili di cadere in reti illegali e situazioni di degrado e sfruttamento. «Tra il 2024 e il 2025, in operazioni congiunte con Polizia locale e carabinieri, abbiamo controllato oltre 200 persone in oltre 20 appartamenti sovraffollati; per la sicurezza edilizia abbiamo cambiato la modulistica per le pratiche sulle idoneità alloggiative e intensificato i controlli, raggiungendo il 100% dei sopralluoghi sul numero di domande, oltre 150 appartamenti», riferisce Bernardi, riportando i risultati delle azioni introdotte nell’ultimo anno.

Il nuovo sportello del Centro per l’Impiego di Portomaggiore che si trova presso Portoinforma e si occupa in prevalenza di manodopera agricola, ha registrato circa 330 accessi nella prima stagione di funzionamento e 180 utenti unici. «Potenzialmente tutte persone sottratte a un circuito di intermediazione illegale - commenta il sindaco -. Sono le aziende per prime che ci chiedono un punto sicuro di reclutamento manodopera».

Contro la piaga dei trasporti illegali è nato anche Agribus, all’interno della Rete territoriale provinciale del lavoro agricolo di qualità: tre linee di trasporto dalla stazione ferroviaria alle aziende interessate per garantire la sicurezza ed escludere le speculazioni su isolamento e mancanza di mezzi degli operai. Da giugno a settembre 2025 sono 150 le persone che si sono avvalse del servizio, dimostrandone efficacia e necessità, tanto che la Prefettura di Ferrara lo ha inserito, assieme altre azioni di contrasto all’illegalità, nel progetto candidato ai fondi ministeriali Fami, per garantirne la continuità. «Il modello da sperimentale deve diventare strutturale – puntualizza Bernardi – per creare una risposta di sistema al problema, che si combatte solo creando sinergie fra i vari attori. Per garantirne la sostenibilità occorrerà anche prevedere una contribuzione, equa e accessibile, anche da parte di aziende e utenti».

Risultati positivi, che però attirano anche immancabili polemiche. «La critica che ci viene rivolta è che queste misure siano a favore degli immigrati. La verità è invece che sono azioni contro l’illegalità e a favore delle regole e della qualità della vita nella nostra città: se non facciamo niente, i fenomeni legati alla presenza di manodopera di origine straniera continueranno a proliferare, rendendo impossibile un percorso di integrazione già immensamente difficile. Non siamo noi che stabiliamo le politiche migratorie, o facciamo i decreti flussi per prendere lavoratori dall’estero: ma come tutti i dati dicono, ci sono settori che senza manodopera estera si fermerebbero. Noi quindi dobbiamo trovare percorsi legali e accettabili».

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