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Ferrara, pene ridotte per la mafia nigeriana: esclusa la transnazionalità

Daniele Oppo
Ferrara, pene ridotte per la mafia nigeriana: esclusa la transnazionalità

L’appello bis dà ragione alla tesi delle difese sui legami dei Vikings in Nigeria. Per il “boss” Emmanuel Okenwa (dj Boogye) condanna dimezzata rispetto al primo grado

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Ferrara Mafia nigeriana sì, ma senza l’aggravante della transnazionalità. La Corte d’appello di Bologna ha tagliato le pene a tutti i 13 imputati del processo contro il gruppo ferrarese dei Vikings, dopo che la Cassazione aveva imposto un nuovo esame proprio su quel punto.

Si tratta del secondo giudizio d’appello al quale si arriva dopo che la Corte di Cassazione aveva confermato le condanne, ma rinviato alla Corte bolognese perché rivalutasse il riconoscimento o meno dell’aggravante della transnazionalità, ovvero dell’apporto dato al sodalizio criminale da parte di un’associazione criminale straniera.

L’aggravante della transnazionalità era stata inizialmente riconosciuta perché gli Arobaga/Vikings sono un’associazione nata in Nigeria e perché il gruppo ferrarese manteneva contatti con esponenti nel Paese d’origine. Un elemento che, nelle prime sentenze, era stato ritenuto sufficiente a configurare un apporto “esterno” all’organizzazione attiva in Italia. La Cassazione ha però chiarito che l’aggravante scatta solo quando interviene un’associazione diversa da quella oggetto del processo, e non semplicemente quando un sodalizio radicato all’estero opera anche in Italia.

Se il gruppo ferrarese non è considerato autonomo, ma parte integrante della stessa struttura criminale nigeriana, allora non c’è il presupposto dell’intervento di un’organizzazione distinta. È proprio su questo punto che la Corte d’appello ha rivisto le pene: pur confermando l’esistenza del vincolo mafioso, ha escluso l’aggravante, riducendo così le condanne.

Il numero uno

Il “boss” ferrarese Emmanuel Okenwa, noto alle cronache come dj Boogye, era stato condannato in primo grado a 22 anni, ridotti a poco più di 13 anni in secondo grado. Ieri la terza sezione penale della Corte d’appello di Bologna ha rideterminato la sua pena in 10 anni e 3 mesi di reclusione. Una condanna, di fatto, più che dimezzata rispetto a quella che era arrivata in primo grado.

Gli altri imputati

Tra gli altri esponenti di spicco, l’altro capo, Albert Emmanuel (detto Raska) è stato condannato a 9 anni 7 mesi e 20 giorni. Condanne ridotte anche per Henry Arehobor (detto Threeman), che ha visto la sua pena ridotta a 12 anni e 3 mesi; Igbinosa Irabor condannato a 9 anni; Glory Egbogun a 9 anni e 2 mesi; Lucky Odianose a 10 anni e 5 mesi; Kingsly Okoase a 9 anni e 2 mesi; Junior Musa a 9 anni, 4 mesi e 10 giorni; Felix Tuesday a 7 anni e 1 mese; Shaka Abubakar a 8 anni e 4 mesi; Godspower Okoduwa a 9 anni e 7 mesi; Stanley Onuhoa a 6 anni e 8 mesi e, infine, Gdidy Trinity è stato condannato a 6 anni e 8 mesi.

Le difese

«C’è soddisfazione, almeno su questa frazione di sentenza abbiamo avuto ragione – spiega l’avvocato Giampaolo Remondi, difensore di Glory Egbogun –. Avevamo sostenuto fin da subito che l'aggravante non c'era». Le difese hanno puntato sul fatto che già dalla sentenza di primo grado, i giudici non hanno considerato il gruppo ferrarese come separato da quello operante in Nigeria, ma una sua propaggine in Italia. Una tesi che molto probabilmente è stata accolta anche dai giudici dell’appello bis, anche se per avere certezza su questo occorrerà attendere il deposito delle motivazioni, fissato nel termine di 70 giorni.

Rimane tutto il resto, e non è poco: la gestione dello spaccio in zona Gad, la violenza come regola, l’uso di segni distintivi e linguaggio in codice, l’organizzazione verticistica con compiti differenti per ciascun membro e ciascun ruolo, l’assoggettamento e l’omertà di chi aveva a che fare con il clan.

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