La Nuova Ferrara

Musica live

In migliaia sotto i portici per cantare Battisti: è il compleanno del bar Cesare

di Ginevramaria Bianchi e Manuel Marinelli

	Il fiume di gente in via Carteria
Il fiume di gente in via Carteria

Un fiume di gente in via Carteria, pieno centro storico di Modena, per il 92° compleanno dello storico bar: la cover band Figli dei Fiori di Pesco fa ballare tutti con le hit immortali di Lucio

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MODENA. Il clic secco della cassa, il fruscio breve prima della musica. Non nostalgia, piuttosto un ritmo: quello immediato delle cose che succedono senza bisogno di essere organizzate troppo. Sabato sera, in via Carteria, Modena ha preso quel tempo lì. E lo ha fatto per i novantadue anni del bar Cesare e per una strada che si è riempita fino a perdere i contorni. Migliaia di persone erano lì per festeggiare tutte insieme, serrate ma leggere, mentre le auto dei residenti cercavano di farsi largo piano, come barche dentro una corrente, che non aveva certo intenzione di fermarsi. Non si passava, è vero. Ma nessuno aveva davvero fretta di andare altrove, dai. Soprattutto quando sono partite le canzoni di Lucio Battisti, suonate dai Figli dei Fiori di Pesco: non c’era più palco, non c’era più pubblico. Solo voci. Voci che arrivavano prima delle parole, voci che si agganciavano ai ritornelli e li tenevano su, come si fa con le quei ritornelli che si conoscono da sempre. Le birre passavano di mano in mano, le spalle si toccavano, qualcuno cantava e qualcuno cantava stonando.

Una marea in festa

Forse tutti cantavano stonando. Ma è anche questo il bello. La luce ha fatto il resto: lampioni bassi, il giallo dei palazzi del nostro centro storico che si accendeva quel tanto che basta da fare riflesso sui vetri, sulle facce. Un colore caldo, pieno, che sembrava quasi avere un odore: quello di primavera appena iniziata. E nel mezzo di quell’atmosfera d’altra epoca, l’affetto per Cesare. Non tanto il bar in sé, ma per quello che tiene insieme: un punto fermo ormai diventato centro di gravità permanente per giovani e non. Per capirlo, sabato sera bisognava esserci, in quel fiume umano. Alzare la voce al momento giusto, restare ancora qualche minuto. Poi un altro. E cantare, spensierati, instancabilmente, fino a quando non si secca la gola, fino a quando non si torna a casa stanchi.