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La manifestazione

Agricoltori di Coldiretti Ferrara al presidio del Brennero: «Difendiamoci dal fake in Italy»

Stefania Andreotti
Agricoltori di Coldiretti Ferrara al presidio del Brennero: «Difendiamoci dal fake in Italy»

In 200 partiti da tutta la provincia per protestare contro l’ingresso nel nostro paese di prodotti venduti come nazionali

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Ferrara Arrivati in 200 da tutta la provincia, gli agricoltori di Coldiretti Ferrara oggi, lunedì 27 aprile, hanno preso parte al presidio del Brennero.

Partiti alle due di notte per essere alle 8 al valico, i ferraresi, guidati dal direttore Alessandro Visotti e dal presidente provinciale Federico Fugaroli, si sono unititi ai 2mila dall’Emilia-Romagna e ai 10mila da tutta Italia per presidiare il confine dalle 9 alle 17.

Al centro della protesta ci sono due questioni che stanno mettendo in ginocchio l’intero comparto agricolo: l’ingresso nel nostro paese di prodotti venduti come nazionali, ma che in realtà non lo sono, e il costo delle guerre in atto, che sta ricadendo sulle aziende nostrane.

«Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro – hanno spiegato il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo – se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati».

In occasione della mobilitazione al Brennero, Coldiretti ha allestito anche un simbolico tavolo simbolico del “fake in Italy”, per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero.

Sul tavolo sono stati esposti casi emblematici: le fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo “italiano”, il coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perché salato nel nostro Paese, la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, i carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceti italiani, e le arance sudafricane che diventano succhi di frutta “italiani” perché trasformati in Italia.

«Se guardiamo alla nostra provincia – ha specificato Visotti – i prodotti maggiormente interessati da questa concorrenza sleale sono pomodoro, frutta, riso, ma anche il nostro pesce. Dal porto di Rotterdam arrivano le peggiori schifezze che vengono poi distribuite in tutta Italia, fino ad arrivare sui nostri scaffali. Ad aggravare questa situazione in particolare per noi è l’incidenza del settore agroalimentare e ittico che riguarda il 75% del territorio. A questo si aggiunge l’aumento dei costi di energia, carburanti, fertilizzanti e concimi che stanno impattando in modo significativo sulle nostre aziende. In più ci tolgono molecole senza rispettare il “principio della simultaneità”, e anche questa è una delle nostre battaglie per la difesa del Made in Italy agricolo». Il riferimento è alle restrizioni europee nell’uso di alcune molecole fitosanitarie ritenute nocive, che per Coldiretti dovrebbero corrispondere contemporaneamente all'obbligo di divieto di importazione per i prodotti agricoli extra-Ue che invece utilizzano quelle stesse sostanze.

Un esempio denunciato proprio al presidio di è quello del grano canadese, trasformato in pasta italiana, simbolo per eccellenza della cucina nazionale e della dieta mediterranea, mettendo a rischio anche la salute dei consumatori per la presenza del glifosate.

Questo, come gli altri casi esposti, secondo Coldiretti è «una delle principali criticità del codice doganale europeo. Il tavolo che abbiamo allestito diventa così uno strumento di denuncia ma anche di informazione, per creare un’alleanza tra agricoltori e cittadini consumatori. Perché rende tangibile un problema spesso invisibile sugli scaffali e rafforza la richiesta di una revisione normativa a livello europeo.

L’obiettivo è garantire trasparenza reale sull’origine dei prodotti e per questo c'è richiesta di etichettatura europee con l'obiettivo di difendere il reddito degli agricoltori e tutelare il diritto dei cittadini a scegliere consapevolmente ciò che portano in tavola».

«L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che abbiamo organizzato questa imponente mobilitazione – ha affermato il presidente Prandini – giovedì a Roma porteremo queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili».

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