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Il caso

Bufera sul concorso dell’Università di Ferrara, un professore svela: «Il sistema si protegge»

Daniele Oppo
Bufera sul concorso dell’Università di Ferrara, un professore svela: «Il sistema si protegge»

Il professor Occhionorelli parla del caso del ricercatore prima promosso poi bocciato, che ha trascinato l’ateneo in tribunale e il cui corso è stato cancellato. La replica di Unife: «Normale aggiornamento»

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Ferrara Sono parole pesanti, pronunciate quando riteneva conclusa la registrazione, quelle che delineano un sistema che – secondo chi parla – sarebbe «peggio della mafia». A pronunciarle è Savino Occhionorelli, responsabile della chirurgia d’urgenza all’ospedale di Cona e professore associato dell’Università di Ferrara. Le parole sono state registrate da microfono e telecamera della trasmissione Mi Manda RaiTre, in un servizio andato in onda ieri mattina.

Cos’era successo

Il servizio prende le mosse da una vicenda già emersa su queste pagine: quella del bando da ricercatore universitario vinto inizialmente da un candidato che non avrebbe potuto partecipare e poi “perso” dall’unico concorrente rimasto, Antonio Pesce. Quest’ultimo aveva impugnato la procedura ottenendo una sentenza favorevole dal Tar. Occhionorelli è stato intervistato perché faceva parte della commissione ricostituita dopo la decisione del tribunale amministrativo. La seconda commissione ha bocciato Pesce dopo avergli fatto ripetere l’esame, assegnando un punteggio di zero alla lezione didattica che la prima commissione aveva invece giudicato eccellente, attribuendole un voto di 20 su 20.

La trasmissione

Davanti alle telecamere, il professore ha difeso la valutazione, sostenendo che la prova fosse stata negativa. Ma quando, evidentemente, riteneva conclusa la registrazione, si è lasciato andare a considerazioni di tutt’altro segno, che hanno generato la bufera su Unife e che comunque andranno eventualmente riscontrate e contestualizzate: «Gli era stato detto di non rompere i coglioni al concorso. Anche se arrivi secondo, tra 6 mesi ti chiamano. Tu perché devi rompere i coglioni per 6 mesi, denunciare tutto e tutti? Se tu denunci il rettore, secondo te ti dirà “sei un amico”? È triste, è così la vita. Sì, sarà stata una ritorsione, è possibile».

Nel corso della conversazione, Occhionorelli ha anche fornito una sua interpretazione delle dimissioni della prima commissione: «Perché non sapevano come gestire la situazione, erano in imbarazzo. Hanno nominato noi per esperienza». Sulla condotta dell’Ateneo ha precisato di non avere responsabilità dirette, ma ha poi aggiunto, parlando con il giornalista Luca Gentile: «Qua vivi in una mafia politica, non l’hai capito? Qua non devi dire niente. In università puzza tutto, in ospedale... puzza l’Italia. L’Italia è un paese di corrotti. Qua ci sono altre regole che sono peggio della mafia. L’università – dice ancora Occhionorelli – è il vero potere politico che c’è in Italia. È un sistema baronale. E tu non puoi entrarci dentro, anche se sei bravissimo, anche se sei uno dei ricercatori migliori al mondo». Ancora: «Non vincerai mai, perché il sistema si difenderà e tu alla fine ti trovi davanti a dei muri di gomma». Il professore ha raccontato di essere stato vittima in passato di tale sistema.

Carcoforo e de’ Angelis

Sulla vicenda del bando è intervenuto, sempre ai microfoni della trasmissione Rai, il professor Paolo Carcoforo, anche lui componente della seconda commissione. Carcoforo ha difeso l’operato dei commissari sostenendo che non vi sia stata alcuna punizione nei confronti del candidato: «Lui ha completamente sbagliato la prova didattica», ha dichiarato, precisando: «Nessuna punizione, assolutamente no».

È intervenuto anche Nicola de’ Angelis, componente della prima commissione e docente che aveva seguito il primo candidato risultato vincitore. De’ Angelis ha respinto l’idea di un ruolo svolto per favorire il proprio allievo, con il quale ha pubblicazioni in comune e collabora: «Non ho deciso io di essere commissario, e non guardo l’ammissibilità dei candidati, quello lo fa l’Università».

L’insegnamento soppresso

Alla vicenda del concorso si aggiunge un ulteriore elemento. Pesce è infatti titolare di un insegnamento nel corso di laurea in Medicina: un modulo facoltativo di “Medicina culinaria”, del valore di due crediti formativi. Il 20 aprile gli è stato comunicato che il consiglio del corso di laurea ha deciso di sopprimere l’insegnamento a partire dall’anno accademico 2026/2027 e che, di conseguenza, il contratto di docenza non sarà rinnovato. Premesso che i corsi opzionali non sono garantiti, va osservato che, secondo i dati visionati, si tratta di un insegnamento molto frequentato: 335 studenti iscritti nell’anno in corso, in crescita rispetto agli anni precedenti, e con valutazioni molto elevate sulla docenza. Sulla decisione, anche la Nuova Ferrara aveva chiesto conto la settimana scorsa senza ottenere riscontro immediato se non la disponibilità ad affrontare la questione nei prossimi giorni. Mi Manda RaiTre ha invece contattato telefonicamente un responsabile di Unife, che ha riferito di «cose spiacevoli» accadute, indicando in queste la ragione della scelta di chiudere il corso. In una comunicazione a La Nuova, Unife afferma che si tratta di una decisione assunta «nell’ambito dell’usuale aggiornamento del piano didattico che avviene periodicamente. La revisione degli insegnamenti a scelta valutata dai docenti strutturati degli specifici settori scientifico disciplinari, ha portato alla modifica e all’aggiornamento della rosa di tali insegnamenti, con l’inserimento di opzioni a scelta dello studente ritenute più coerenti alle attuali priorità formative specifiche». Sulle altre questioni emerse nel servizio televisivo, l’Ateneo al momento non ha rilasciato alcun commento o alcuna risposta e valuterà se farlo nei prossimi giorni. 

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