Ferrara, in arrivo un protocollo per manifestazioni politiche più stringenti. E per i danni paga chi organizza
Ordine del giorno approvato dalla maggioranza in Consiglio comunale: «Violenza, vandalismo e intimidazione non possono essere considerati una forma di dissenso pubblico»
Ferrara «Il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione – scandiscono i consiglieri della Lega –, ma deve essere esercitato nel rispetto della legalità, dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini». E allora ecco che Ferrara si prepara a «definire e adottare un protocollo operativo per disciplinare in modo più stringente lo svolgimento delle manifestazioni politiche, e a garantire che danni e imbrattamenti siano risarciti da chi organizza o promuove la manifestazione». La maggioranza del Consiglio comunale approva, perché «violenza, vandalismo e intimidazione non possono essere considerati una forma di dissenso pubblico», aveva illustrato nell’ordine del giorno Maria Grazia Cristofori.
Il dibattito
Destino diverso ha avuto la risoluzione di Matteo Proto (Pd) – respinta –, che ha cercato di mediare: «Si promuovano invece gli strumenti che valorizzino la concertazione con Prefettura e Questura e mantengano l’equilibrio tra la sicurezza urbana e il libero esercizio dei diritti democratici». Cerca di rimettere un po’ tutti al proprio posto Marzia Marchi (M5s): «Pretendere di individuare nuovi e generali limiti al diritto di riunione è una violazione della Costituzione». Il “suo” odg è respinto.
Centro sociale Askatasuna e cosa centra Ferrara
Arriva invece – grazie ai voti della maggioranza – la condanna alle violenze verificatesi nella manifestazione del 31 gennaio a Torino, organizzata in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna. «Oltre cento feriti tra le forze dell’ordine e danni a beni pubblici e privati» elenca Stefano Perelli (Lega), che cerca di riportare la questione a casa nostra: «Anche a Ferrara nel corso di proteste si sono registrati atteggiamenti intimidatori verso le istituzioni. Contesti differenti – riconosce –, ma modalità analoghe: l’utilizzo della violenza come mezzo di protesta». A Marchi l’accostamento pare troppo: «Ok a Torino, ma a Ferrara mi sembra forzato, se non per rimarcare la differenza tra buoni e cattivi. Non c’è un uso sistematico della violenza, né da una parte né dall’altra. Dire che i danni devono essere risarciti da chi organizza è un’intimidazione: se in piazza ti si infila qualcuno violento, chi deve pagare?». La responsabilità, quindi, «è individuale» esclamano dalle opposizioni, che ribadiscono chiaro e tondo di «evitare le generalizzazioni, perché i comportamenti scorretti ci sono anche da parte delle forze dell’ordine». Proto insiste: «A Ferrara mai violenze o danneggiamenti. Sarebbero necessarie misure per prevenire le infiltrazioni di persone violente». Secondo Anna Zonari (La Comune) bisogna «perseguire i reati senza cancellare le esperienze sociali, soprattutto quando rispondono ad un vuoto delle istituzioni, facendone quindi gli interessi». Fabio Anselmo “torna” a Torino: «Gli scontri sarebbero stati favoriti dall’inerzia della linea di comando, responsabile dei gravi fatti verificatisi. È quello che emerso, e non smentito, dagli agenti stessi». A Sara Conforti (Pd) sa di «narrazione semplificata che rischia di essere più utile alla propaganda. Ma noi non siamo quelli che difendono i violenti: questo è un tema serio che si vuole affrontare con gli strumenti sbagliati». Il voto tace il dibattito. Ferrara aspetta il suo regolamento alle manifestazioni politiche.
Sudan e targa system
Prima c’erano state la solidarietà alla popolazione del Sudan martoriata dalla guerra civile – poi allargata a tutti i conflitti e soprattutto a promozione della pace, rispetto del diritto internazionale e tutela dei civili – e il via libera all’installazione di targa system nelle frazioni. «A Francolino, Malborghetto di Boara, Pontelagoscuro e Aguscello, dove sono tornati ad aumentare in modo consistente i furti all’interno delle abitazioni». Proto illustra l’odg a primo firmatario Elia Cusinato (Pd). In quei luoghi infatti ci sono le telecamere, «ma non strumenti elettronici per la lettura delle targhe dei veicoli, spesso decisivi per individuare i veicoli utilizzati per compiere furti». «Bene gli 1,2 milioni di euro di fondi comunali e statali investiti per sostituire i sistemi obsoleti, ma non fermiamoci – esorta con una risoluzione Iolanda Madeo (FdI) –: gli impianti siano collocati nei punti di maggior criticità per garantire sicurezza reale e percepita». Zonari e poi Massimo Buriani (Pd) rilanciano a favore dei controlli di vicinato. «Affrontare la sicurezza in questi termini può servire – analizza il consigliere dem –, ma solo insieme ad una rete di solidarietà che va costruita».
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