La Nuova Ferrara

Calcio giovanile

La Fifa boccia i documenti: calcio vietato a un bambino dell’Ostellatese

Alessio Duatti
La Fifa boccia i documenti: calcio vietato a un bambino dell’Ostellatese

La storia del 14enne arrivato in barca dalla Sierra Leone che aspetta risposte da un anno

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Ostellato C’è un pallone che rotola ogni pomeriggio dentro il centro sportivo dell’Ostellatese, lì a pochi passi dalle inconfondibili Vallette. Ma c’è anche un ragazzo che lo rincorre con lo stesso desiderio di normalità con cui pochi anni fa ha rincorso una possibilità di vita in compagnia dei suoi cari. Lui, classe 2012, è arrivato in Italia dalla Sierra Leone dopo un viaggio in barcone insieme ai genitori e alla sorella più piccola e oggi con lei vive in una casa famiglia a Massa Fiscaglia (il padre si trova in Germania). Ha attraversato il mare e ha dovuto convivere con la difficile separazione dalla famiglia. Ma oggi è letteralmente bloccato da un cavillo burocratico - imputabile alla Fifa - che gli impedisce di giocare a calcio con i suoi coetanei nel cuore della provincia ferrarese, inseguendo un sogno che ogni bambino ha.

Il racconto

La sua storia comincia in Sierra Leone, luogo segnato da conflitti e instabilità (da anni è in corso una guerra civile), da cui chiunque desidera fuggire. Dopo l’arrivo a Lampedusa al ragazzo viene assegnato un primo codice fiscale, poi sostituito da un altro con una diversa data di nascita. Un dettaglio amministrativo che nel percorso per il tesseramento sportivo diventerà un ostacolo enorme. Il ragazzo arriva nel Ferrarese e viene accolto in una casa famiglia nella non lontana Massa Fiscaglia e manifesta sin da subito il desiderio di giocare a pallone. E qui vale la pena sottolineare l’espressione valoriale del calcio - soprattutto per i più giovani - come autentico mezzo di socializzazione e aggregazione. Entrando a far parte di una squadra e di uno spogliatoio, si entra a far parte di un qualcosa che vale, che sa di buono e di fratellanza e amicizia. Entra in scena l’Ostellatese, società che da anni porta avanti un’idea precisa di settore giovanile, volta all’inclusione, senza distinzione alcuna, e alla crescita personale.

L’ostacolo burocratico

Comincia così un iter burocratico lungo e complicato. Per il tesseramento - come minore straniero extracomunitario non accompagnato - occorrono documenti difficili da reperire. Il certificato di nascita è in Sierra Leone, ma il ragazzo è riconosciuto come rifugiato politico e ottenere atti ufficiali dal luogo d’origine è una missione impossibile. La tutrice legale (di Bologna) produce una prima dichiarazione sostitutiva. Poi arriva la richiesta dello stato di famiglia. Anche questo documento non può esistere nel caso di un minore non accompagnato e ancora una volta si ricorre a un’autocertificazione della tutrice. Infine, l’ostacolo più grande: servono documenti che attestino formalmente le fragilità del ragazzo e lo status di rifugiato politico. In tutta questa vicenda, il Comitato Figc di Ferrara, il Crer regionale e la Commissione Minori di Roma si sono dimostrati estremamente disponibili e collaborativi nel supportare la produzione dell’intero fascicolo comprendendo a pieno la situazione. Ma nel caso di minori extracomunitari la procedura deve poi passare anche dalla Fifa, che mantiene controlli rigidissimi (a quanto pare per evitare il traffico e la compravendita di giovani calciatori verso club professionistici). Una cautela comprensibile nella teoria delle cose, ma meno comprensibile è ciò che accade dopo e che ci porta alla stretta attualità.La documentazione viene completata e inviata nei tempi previsti. A ottobre 2025, la commissione Fifa riunita a Losanna respinge però la richiesta di tesseramento: secondo l’organismo internazionale, non sussistono le condizioni per autorizzare il ragazzo. Viene annunciato l’invio della sentenza ufficiale alla Figc. Ma oggi giorno della motivazione scritta non vi è ancora traccia.

L’impegno dell’Ostellatese

Nel frattempo il ragazzino ha continuato ad allenarsi a Ostellato senza tuttavia poter disputare partite ufficiali. L’Ostellatese, in accordo con la casa famiglia, ha stipulato per il primo anno una polizza assicurativa integrativa dedicata così da permettergli la partecipazione agli allenamenti, alle amichevoli e ai tornei non federali mentre per la stagione in corso è intervenuta un apposito atto di Figc Refugee, programma che tutela ragazzini e società per l’attività settimanale negli allenamenti. «Per noi - spiega Francesco Contin, figura di riferimento del settore giovanile dell’Ostellatese - il calcio è prima di tutto uno strumento sociale, un’occasione di crescita e aggregazione per tutti i ragazzi». Condividono il ragionamento i vari Barbirati, Brancaleoni e Trapella, altri dirigenti che seguono da vicino le vicende del vivaio dei "gialli". Gli stessi, che assieme agli educatori della casa famiglia, hanno convinto il ragazzo a tornare ad allenarsi dopo un periodo di stop dettato dalla delusione di non poter partecipare alle partite del campionato. La società, tra le varie, ha tentato di coinvolgere anche la politica, locale e non, senza ottenere alcun risultato. Insomma, eccoci dentro a una spiacevole vicenda legata a una burocrazia (internazionale) cieca e cinica che vieta a un ragazzino di 14 anni la possibilità di giocare assieme ai suoi amici. Organi calcistici di primo impatto come la Fifa (e la Uefa) propagano slogan d’unione e chi più ne ha più ne metta. «Ma poi finiscono per rovinare la quotidianità di un ragazzino quattordicenne e gli sforzi di una società dilettantistica che si poggia sul volontariato», commentano alcuni dei protagonisti di questa vicenda. Tutto assurdo, tutto purtroppo vero.

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