La Nuova Ferrara

Il femminicidio

Uccisa dal compagno a Ferrara: la madre della vittima tra ricordi e presagi

Annarita Bova
Uccisa dal compagno a Ferrara: la madre della vittima tra ricordi e presagi

La mamma: «Me lo sentivo, io lo sapevo. Mia figlia era tanto buona»

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Ferrara «Io lo sapevo, me lo sentivo. Mi sono alzata con uno strano pensiero. Samanta era venuta qui da me, come sempre. Poi nel tardo pomeriggio, con tutta la spesa in mano, si è avviata verso casa a piedi. Mi è salita l’ansia, così ho detto a mio figlio Aurelio di andare ad aiutare sua sorella. Lui è partito con la bicicletta, l’ha raggiunta e ha caricato le sporte nel cestino. È andato con lei fino al Barco…ogni volta che spariva dietro quella porta…».

La famiglia di Samanta Zironi, la donna uccisa a coltellate dal compagno, vive nella zona di piazzale dei Giochi, in un grande condominio pieno di suoni e panni stesi al sole. «Io e mio figlio stiamo qui, lei è andata poi via con lui – racconta -. Maledetto il giorno. La mia Samanta era buona, dolce, mi faceva tanta compagnia. Sabato nel tardo pomeriggio alcune persone hanno suonato al campanello, era la Polizia. Mi sono vestita e ho pensato ecco, ci siamo. Avevo in mente il cavalcavia, la strada. Lei si muoveva sempre a piedi. Stranamente non l’avevo sentita e il telefono suonava a vuoto. O forse non suonava nemmeno, non mi ricordo. Aurelio ha detto l’hanno investita, io sono rimasta in silenzio».

Dolore

In casa è tutto perfettamente in ordine. Le fotografie appese alle pareti, la televisione che viaggia da sola. Samanta da piccolina, Samanta durante la prima comunione, Samanta vestita a festa. «Mi hanno fatto sedere. Una signora bionda, molto gentile, ha detto qualcosa che io non ho voluto sentire. Il mio corpo si è spento, la mia testa anche. Non serviva sapere nulla che il mio cuore già non sapesse».

Seduto sul divano Aurelio Zironi scuote la testa. «Mi sale la rabbia, la devo scacciare. Avrei dovuto dire a mia sorella di stare qui, di non tornare più in quella casa. Invece l’ho sempre e solo accompagnata in silenzio, lei a piedi e io in bicicletta».

I parenti vanno e vengono, si mettono a disposizione. «Quell’uomo era ossessionato da lei e ultimamente era peggiorato – spiegano -. Era convinto che lei avesse una vita parallela e appena usciva da casa iniziava a telefonare. Una, due, dieci, cento telefonate al giorno. Quando poi tornava Samanta doveva essere già dentro».

La donna apre un cassetto e tira fuori un album di fotografie, un raccoglitore di plastica ruvida, come quelli che si trovano nelle credenze dei nonni. «Ecco, guadate come era felice da piccolina. La nostra è stata una vita semplice, senza troppe cose. Rideva, rideva tanto. Poi però quel sorriso è sparito. La vita è stata dura e crudele con lei. Ne ha passate tante la povera mia Samanta». «Io non l’ho saputa difendere – aggiunge il fratello -. Veniva qui a si rilassava, mangiava tranquilla».

Samanta Zironi non poteva mai spegnere il telefono e doveva rispondere, sempre e subito. Non poteva vedere le amiche e ultimamente faceva fatica anche ad andare a lavorare. «Quella signora bionda, quella signora che è venuta qui in casa a dirci di Samanta è stata molto gentile. Molto. Io però le sue parole non riesco a ripeterle. Le ho in testa eh. Ma non riesco a dirle». «Adesso non sappiamo cosa succederà, cosa dobbiamo fare. Magari qualcuno poi ci dirà qualcosa, siamo solo in attesa di capire». In attesa. In realtà la mamma e il fratello di Samanta Zironi aspettano da anni. Una telefonata, il suono del citofono, la sagoma della donna che sbuca dell’angolo della strada. «Perché io lo sapevo. Lo sapevo che sarebbe arrivato il giorno in cui non l’avrei più vista».

Le indagini

Il femminicidio si è consumato nella notte tra il 29 e 30 maggio in una palazzina popolare Acer al Barco. Samanta Zironi aveva 50 anni. Il compagno e convivente, Vladimiro Lombardi, è stato posto in stato di fermo, gravemente indiziato di delitto. L’uomo ha chiamato il 118 verso le tre del mattino per far soccorrere la compagna. Era morta. «L’ho trovata così», avrebbe detto poi ai soccorritori. Così, ovvero morta per via di una coltellata al torace. Lombardi, 52enne, è stato portato nel carcere dell’Arginone, sottoposto a fermo d’indiziato di delitto. Femminicidio, il reato ipotizzato dalla sostituta procuratrice Ombretta Volta. «Non ho nulla da dire sulla vicenda», le parole dell’avvocato di lui, Gianluca Paparella.

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