Unife, la ricerca è di qualità ma non riesce a decollare
L’analisi Vqr dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Indicatori spesso sopra la media, ma la dimensione è un limite per i fondi
Ferrara L’Università di Ferrara esce dalla Valutazione della qualità della ricerca 2020/2024 collocandosi nella fascia medio-alta del sistema universitario italiano, ma con una criticità strutturale evidente: molti settori sono sopra la media per qualità, ma quasi nessuno è realmente trainante.
Nei giorni scorsi l’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ha pubblicato gli esiti dell’analisi Vqr, che serve a misurare la qualità della produzione scientifica delle università e degli enti di ricerca.
Per leggere correttamente i dati bisogna partire dagli indicatori: il parametro R misura la qualità rispetto alla media nazionale (un valore sopra 1 indica performance superiore alla media), mentre l’Iras indica anche quanto quell’area pesa realmente all’interno dell’ateneo.
Nel complesso Ferrara registra un voto medio di 0,718 per il personale strutturato e 0,703 per quello reclutato, con un rapporto inferiore a 1 (0,979), segnale che il ricambio non migliora la qualità complessiva. È un primo elemento critico, perché indica che le politiche di reclutamento non stanno selezionando profili più competitivi o non riescono ad attrarre talenti dall’esterno.
Entrando nel dettaglio delle aree disciplinari emerge un quadro diviso. Da un lato, numerosi settori mostrano valori sopra la media nazionale. La fisica è il caso più evidente, con un R pari a 1,08 e un Iras di 1,49, cioè qualità elevata accompagnata da una dimensione significativa. È una delle poche aree in cui qualità e peso coincidono e rappresenta il principale punto di forza dell’ateneo ferrarese.
Accanto a questo, si registrano altri settori con qualità sopra la media: le scienze giuridiche (R 1,10), le scienze politiche e sociali (R 1,13), le scienze della Terra (R 1,03), le biologiche e le mediche (R 1,01) e alcune aree dell’ingegneria e dell’architettura. Tuttavia, il quadro cambia se si guarda al loro peso. Le scienze politiche e sociali, per esempio, pur avendo uno dei valori più alti di qualità, presentano un Iras pari a 0,29, cioè un’incidenza molto limitata sull’insieme dell’ateneo.
Al contrario, alcuni settori risultano decisivi proprio per la loro dimensione anche senza livelli elevati di eccellenza. Le scienze della Terra hanno un R pari a 1,03 ma un Iras di 2,14, tra i più alti dell’ateneo. Lo stesso accade nelle scienze biologiche (Iras 1,97) e nella chimica (R 0,97 ma Iras 1,88), dove il peso della produzione e del numero di ricercatori compensa una qualità meno marcata. Sono questi i settori che, pur senza punte eccezionali, sostengono la solidità complessiva dell’università.
La chiave di lettura è chiara: alcune aree producono ricerca di qualità ma coinvolgono pochi ricercatori e incidono poco; altre, pur con valori qualitativi più contenuti, pesano molto perché più estese. È questo squilibrio tra qualità e dimensione a caratterizzare Ferrara, dove le eccellenze sono diffuse ma raramente concentrate.
Il confronto con gli altri atenei dell’Emilia-Romagna rafforza questa lettura. Bologna resta il punto di riferimento, mentre Parma e Modena-Reggio Emilia mostrano un profilo più equilibrato e competitivo. Ferrara si colloca subito dietro, con una qualità media comparabile ma minore capacità di concentrare eccellenze e una presenza più limitata nelle classifiche di area.
Il limite diventa evidente, soprattutto, sul piano dei progetti competitivi internazionali, uno degli indicatori più strategici perché legato alla capacità di attrarre fondi europei. Ferrara non emerge tra gli atenei trainanti e resta in una posizione di partecipazione più che di leadership.
Detto questo, va sottolineato che la Vqr non è uno strumento neutrale: diverse analisi critiche segnalano il peso degli indicatori bibliometrici e la prevedibilità dei risultati, spesso legati al numero di citazioni più che alla valutazione qualitativa diretta. Resta comunque il principale criterio di distribuzione delle risorse pubbliche e, quindi, uno snodo decisivo per l’intero sistema universitario.
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