La Nuova Ferrara

In vigore fino al 15 settembre

Stop al lavoro nelle ore roventi. Confagricoltura Ferrara: «Info tardive e troppe incertezze»

Alessandra Mura
Stop al lavoro nelle ore roventi. Confagricoltura Ferrara: «Info tardive e troppe incertezze»

Ordinanza regionale, il direttore Cavalcoli: «Giuste le tutele, ma servono migliorie. Le nostre proposte sono state ignorate»

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Ferrara La giusta tutela della salute dei lavoratori, ma anche il diritto delle aziende agricole di poter organizzare la propria attività, di poter contare su una corretta e tempestiva comunicazione e di avere un perimetro ben definito di regole e condizioni a cui fare riferimento. È sulla necessità di conciliare al meglio questi aspetti che interviene il direttore di Confagricoltura Ferrara Paolo Cavalcoli all’indomani dell’ordinanza regionale - in vigore dal 3 giugno al 15 settembre - sul colpo di calore.

Il provvedimento vieta lo svolgimento di attività lavorative in alcuni settori, tra i quali l’agricoltura, in condizioni di prolungata esposizione all’irraggiamento solare, nell’arco temporale dalle ore 12.30 alle ore 16, nei giorni in cui la mappa del rischio pubblicata sul sito Worklimate segnala livello di rischio alto.

L’associazione agricola, attraverso il suo direttore, lamenta però il mancato preavviso da parte della Regione. «L’assessore regionale al lavoro, Giovanni Paglia, nel corso dell’ultima riunione del tavolo di confronto voluta dallo stesso assessore, aveva garantito che avrebbe inviato copia della bozza dell’ordinanza alle associazioni datoriali e sindacali, e invece l’ordinanza è stata emanata senza alcun preavviso e la sua decorrenza coincide con il giorno stesso della sua emanazione. Questo non ha consentito alle associazioni di fornire adeguata e preventiva informazione alle aziende interessate, che in questo modo si sono viste esposte a possibili pesanti provvedimenti in caso di inosservanza dell’ordinanza; per fortuna le miti temperature di questi giorni non hanno fatto scattare il divieto, così come non giustificano in alcun modo la repentina emanazione dell’ordinanza stessa».

Eppure, continua Cavalcoli, «nel corso degli incontri svoltisi all’assessorato regionale al lavoro, come Confagricoltura abbiamo più volte richiesto che la Regione si facesse carico, utilizzando tutti i canali a propria disposizione, di fornire adeguata pubblicizzazione dei contenuti dell’ordinanza, in special modo delle motivazioni che hanno portato alla sua emanazione, per scongiurare che, come accaduto nei due anni scorsi, i lavoratori interpretino la sospensione dal lavoro dalle 12.30 alle 16 come un capriccio del datore di lavoro e non come una norma emanata a loro salvaguardia; ci auguriamo che almeno il sindacato in questo senso faccia la propria parte».

L’obiettivo prioritario, mette bene in chiaro Cavalcoli, resta il benessere dei lavoratori, tant’è che la stessa Confagricoltura a questo proposito aveva portato al tavolo regionale alcune proposte allo scopo di coniugare la tutela della salute dei lavoratori con la necessità di garantire la prosecuzione delle attività lavorative, «nessuna delle quali – lamenta Cavalcoli – è stata recepita».

I “correttivi” erano stati pensati «in quanto – ricorda Cavalcoli – sia lo scorso anno che nel 2024, molti lavoratori si sono rifiutati di riprendere il lavoro dopo le 16, pur in presenza di locali idonei messi a disposizione del datore per consumare il pranzo e per riposare fino alla ripresa dei lavori. Ciò determina la riduzione della durata della prestazione lavorativa in un momento, quello della raccolta dei prodotti, in cui al contrario ci sarebbe bisogno di un apporto maggiore», mentre «l’impossibilità di implementare l’organico aziendale, stante la carenza di manodopera, costringe le aziende a lasciare parte del raccolto nei campi».

Da qui il suggerimento alle aziende «di modificare i propri orari di lavoro oppure, quando possibile, di garantire l’adeguata ombreggiatura dei lavoratori nel caso in cui sia indispensabile svolgere attività lavorativa in una porzione della fascia oraria per cui vige il divieto previsto dall’ordinanza».

E nel caso dovessero registrare gravi necessità legate all’applicazione dell’ordinanza (impossibilità di completare le lavorazioni, difficoltà nella gestione del personale o altro), le aziende sono invitate, – conclude il direttore di Confagricoltura Ferrara «di comunicarlo all’assessorato regionale al Lavoro anche tramite la propria organizzazione; è stato lo stesso assessore Paglia a chiederlo, credo sia giusto far presente le problematiche che dovessero insorgere a seguito dei contenuti dell’ordinanza, anche per poterla in futuro migliorare». 

Uno degli aspetti dell’ordinanza che Confagricoltura considera più controverso, perché esposto a un eccessivo margine di incertezza, è il sistema con cui vengono individuate le giornate con livello di rischio “alto” di colpi di calore in condizioni di esposizione prolungata al sole. Si tratta del sito Worklimate che datori di lavoro devono consultare per verificare se sussistano o meno le condizioni che fanno scattare il divieto. Si tratta di una vecchia conoscenza, per i datori di lavoro, e proprio alle luce della pregressa esperienza, sottolinea Cavalcoli, «ci auguriamo che  Worklimate sia stato migliorato, in quanto anche lo scorso anno, come nel precedente, abbiamo registrato diversi errori nella geolocalizzazione delle aziende e previsioni totalmente differenti tra territori limitrofi».
Ma a prescindere dalle imprecisioni, il problema è anche legato alla continua evoluzione dei dati, che rende difficile se non impossibile potersi organizzare in tempi utili. «La previsione è dinamica e pertanto quanto registrato il giorno precedente può risultare modificato il giorno dopo; ciò rende inattuabile ogni programmazione del lavoro, con conseguente grave disagio per l’azienda e per gli stessi lavoratori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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