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Petrolchimico, Basell chiude a Brindisi e la Cgil rilancia le preoccupazioni su Ferrara

Petrolchimico, Basell chiude a Brindisi e la Cgil rilancia le preoccupazioni su Ferrara

Il sindacato: «Conseguenza diretta della decisione di Eni di interrompere la produzione di etilene. Dopo ci siamo noi: tavolo straordinario al Mimit, ora o mai più»

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Ferrara La decisione annunciata da Basell di chiudere l’impianto di polipropilene di Brindisi mette in allarme Filctem e Cgil, che si dicono «fortemente preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere su Ferrara» perché «dopo il polipropilene arriverà il polietilene e, successivamente, tutte le attività industriali che trovano nella chimica di base la propria ragione economica e produttiva». Secondo i sindacati, «si tratta della prima, concreta e drammatica conferma di ciò che Cgil e Filctem Cgil denunciano da oltre un anno: la chiusura del cracking di Brindisi non avrebbe colpito soltanto gli impianti Versalis, ma avrebbe innescato un effetto domino destinato a travolgere l’intera filiera della chimica di base nazionale», dicono il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Filctem Marco Falcinelli.

«La stessa Basell – proseguono i dirigenti sindacali – ha dichiarato che la scelta è conseguenza diretta della decisione di Eni di interrompere la produzione di etilene e delle difficoltà economiche e industriali derivanti dall’approvvigionamento di materia prima sul mercato spot del Mediterraneo. Sono esattamente le ragioni che avevamo illustrato al Governo e al ministro Urso durante tutti i confronti istituzionali, a cui ci era stato risposto che non vi sarebbero state conseguenze sulla tenuta industriale del sito». Per questo, secondo Giove e Falcinelli, «la chiusura del polipropilene di Brindisi rappresenta anche il fallimento della linea del ministro, che ha accettato senza opporre alcuna reale resistenza la decisione di Eni di smantellare la chimica di base italiana, pur continuando a sostenere in Europa che essa rappresenta un settore da difendere in quanto strategico per la competitività e l’autonomia industriale del continente».

«Ancora più sorprendente – aggiungono il segretario confederale e il segretario generale della federazione – appare la vicenda dell’advisor incaricato di individuare possibili soggetti interessati al cracking di Brindisi. A distanza di settimane dall’annuncio della sua nomina non risultano sviluppi concreti ed è fondamentale «comprendere se tutte le possibili soluzioni industriali siano state realmente esplorate e favorite».

Per questo, chiudono i sindacalisti, «chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo straordinario presso il Mimit, aperto a tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, alle Regioni interessate e alle imprese coinvolte. Il tempo delle dichiarazioni è finito, servono atti concreti per salvare impianti, occupazione e capacità produttiva. Diversamente il ministro Urso dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica di aver accompagnato la chiusura della chimica di base italiana e la perdita di uno degli asset strategici più importanti del sistema industriale del Paese». 

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