Suicidio in carcere a Ferrara, il pm appella. Aperta anche una nuova indagine
Per la morte di Lorenzo Lodi la Procura dispone nuovi approfondimenti
Ferrara La Procura di Ferrara ha aperto una nuova indagine sul suicidio in carcere di Lorenzo Lodi, avvenuto il 1º settembre 2021. Al contempo chiede la condanna in appello dell’agente della polizia penitenziaria imputato per la sua morte . Il giovane era stato arrestato dopo un intervento dei carabinieri chiamati dalla famiglia perché temeva potesse togliersi la vita.
Nell’impugnazione, firmata dal sostituto procuratore Andrea Maggioni, l’accusa sostiene che la sentenza di assoluzione sia viziata da errori nella valutazione delle prove e nella ricostruzione dei fatti, ritenendo invece dimostrata la responsabilità penale dell’imputato e chiedendo una condanna in linea con quella già proposta in primo grado. Il pm contesta in particolare l’affidamento quasi esclusivo alle dichiarazioni dell’agente, a fronte di documentazione che presenterebbe criticità e che non sarebbe stata adeguatamente esaminata, e richiama il nodo irrisolto dell’ordine di servizio che imponeva controlli sul detenuto a intervalli non superiori ai venti minuti, rispetto al quale non è stato accertato il momento di emissione e di conoscenza, lacuna che secondo l’accusa impone una nuova istruttoria con ulteriori testimonianze e verifiche anche sulla genuinità di alcuni atti.
Tuttavia, la Procura sottolinea come l’obbligo di vigilanza non dipendesse soltanto da quell’ordine: dagli atti emergerebbe un quadro di piena consapevolezza del rischio suicidario, considerato elevato fin dall’ingresso di Lodi in carcere e aggravatosi nelle ore successive, con attivazione della cosiddetta grande sorveglianza e diffusione dell’informazione attraverso registri, briefing e passaggi di consegne tra personale sanitario e penitenziario.
Decisiva è la ricostruzione dei controlli: dopo un unico contatto diretto nella prima parte della mattinata, non risultano verifiche specifiche per diverse ore fino al ritrovamento del corpo nel primo pomeriggio del 1º settembre 2021, un intervallo incompatibile con le prescrizioni operative che, se rispettate, avrebbero potuto intercettare o prevenire il gesto, configurando così la violazione delle regole cautelari e il nesso causale tra omissione ed evento.
Su queste basi il pm chiede la riforma integrale della sentenza e la condanna dell’imputato, indicando al tempo stesso la necessità di acquisire ulteriori elementi per chiarire definitivamente tempi, responsabilità e passaggi decisionali: proprio questa esigenza, esplicitata nell’atto, lascia emergere la prospettiva di un ampliamento delle indagini oltre la singola posizione già processata, con la riapertura della verifica sull’intera catena di responsabilità nella gestione del detenuto e già oggetto, va ricordato, di provvedimenti di archiviazione. Un fascicolo d’indagine risulta essere già stato aperto, al momento senza indagati.
Una linea condivisa dall’avvocato Antonio De Rensis, che assiste i familiari di Lodi: «Considero questo appello un atto condivisibile in tutti gli aspetti e che denota la volontà di dare la giusta importanza a un fatto molto grave. Il suicidio di Lodi non può restare senza alcuna responsabilità. Per quanto riguarda la nuova indagine, sarebbe uno sviluppo importantissimo. Io ritengo, e lo sostengo dall’inizio, che ci siano altre posizioni che devono essere approfondite in maniera maggiore rispetto a ciò che è stato fatto. Vi è una concatenazione di passaggi che non possono rimanere non approfonditi. Qualora vi fosse una nuova indagine – conclude l’avvocato De Rensis – la difesa delle parti offese farà tutto il possibile per contribuire all’accertamento della verità».
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