La Nuova Ferrara

Il restauro

Ferrara, Palazzo Prosperi Sacrati riaperto dopo 30 anni: ecco com’è

Antonio J. Palermo
Ferrara, Palazzo Prosperi Sacrati riaperto dopo 30 anni: ecco com’è

Via alle prime visite dopo il restauro. Intervento da oltre sette milioni di euro al servizio della storia

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Ferrara Alla fine di ogni grande film, quando i nomi scivolano lenti sullo schermo, si misura quante mani siano servite per arrivare fin lì. Palazzo Prosperi Sacrati, che è stato riaperto ieri sera dopo quasi trent’anni di silenzio, è uno di quei film: e i suoi titoli di coda, anziché chiudere, hanno il sapore di un inizio.

La storia

Costruito nel 1492 per il medico di corte di Ercole I, sorge nel crocicchio disegnato da Biagio Rossetti: quel Quadrivio degli Angeli che costituisce il cuore dell’Addizione Erculea e uno dei motivi per cui Ferrara è patrimonio Unesco. Per secoli, con la facciata in laterizio a vista e il portale marmoreo in stile veneziano, è stato uno dei volti più alti del Rinascimento estense.

Poi il declino, e che declino. Occupato e frazionato per anni, il salone d’onore ridotto a otto monolocali con angolo cottura e bagno. Il Comune mette gli occhi sul palazzo già nel 1985, ma per strapparlo al demanio militare servono quindici anni, fino all’acquisto del 1999. Poi la lunga attesa dei fondi, finché un paradosso sblocca tutto: il sisma del 2012. Trent’anni travagliati, chiusi da un cantiere (2023-2026) da oltre sette milioni di euro, di cui circa cinque dal Ministero della Cultura, 1,7 dai fondi regionali post-sisma e 600mila dal Comune.

I commenti

«Oggi restituiamo alla città un pezzo della sua storia», ha commentato il sindaco Alan Fabbri, ricordando la promessa di riaprire i luoghi più caratteristici di Ferrara «restaurati, funzionali e accessibili. Tre anni fa questo edificio versava in condizioni di grave degrado e abbandono». Gli ha fatto eco la consigliera regionale Marcella Zappaterra: un investimento, ha detto, «sull’identità collettiva e sui luoghi che raccontano chi siamo».

Com’è oggi

E c’è molto da ammirare nei circa 2.500 metri quadrati recuperati. Il consolidamento sismico ha riguardato l’intero edificio, con solai rifatti in legno lamellare e un capillare lavoro di “cuci e scuci” murario a chiudere le aperture incongrue dei secoli. Sotto i controsoffitti novecenteschi sono riemersi lacerti di affreschi, stucchi e le travi lignee dipinte del Piano Nobile, restaurate una a una. Lo scalone monumentale settecentesco – raro esempio ferrarese di scala elicoidale a pianta ellittica, con gradini in pietra di Verona rosata e statue in stucco – è tornato al suo chiaroscuro originale, mentre i pavimenti rivivono nel seminato alla veneziana.

La vera sorpresa è però il giardino, ritrovato come elemento vivo del palazzo secondo il binomio edificio-natura caro a Rossetti. Demoliti e ricostruiti i due muri novecenteschi in stato di crollo, oggi lo spazio è attraversabile da sud a nord, con percorsi in terra stabilizzata e aiuole contenute da lame in corten. Al centro, sul sedime emerso dagli scavi, una nuova vera da pozzo è stata posta «in omaggio al carattere metafisico della città», come ha sottolineato il progettista Paolo Zermani.

Le visite

Ieri sera, dalle 19 alle 20.45, il palazzo è stato aperto in via straordinaria alla cittadinanza, che ha subito risposto con grande interesse. Ma il futuro è già scritto: con il bando di concessione del 29 maggio il Comune cerca un soggetto di vocazione culturale e museale che ne faccia un nodo vivo, in dialogo con Palazzo dei Diamanti, Palazzo Massari e Spazio Antonioni. Il tassello che completa il grande polo dell’arte ferrarese. Certi luoghi non si restaurano soltanto: ci si riconosce dentro. E questi titoli di coda, per una volta, invitano a entrare in scena.

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