Incendio a Santo Domingo, una famiglia di Argenta scampata al rogo: il racconto
Le voci: «Lì per lì si scappava. Solo a Fiumicino abbiamo capito che ci è andata bene»
Argenta «Scappavano tutti e anche noi eravamo nel fuggi fuggi generale, anticipando di 30 minuti la partenza. Con la sola differenza che, mentre tutti gli altri non sapevano dove andare, noi avevamo il pullman pronto per portarci in aeroporto e salire sull’aereo che poi ci ha riportato in Italia. Se eravamo spaventati? Lì per lì non ci siamo resi conto, perché non c’era il tempo per pensare: si scappava e basta. Ma poi, una volta a Fiumicino, riaccesi i cellulari abbiamo capito che tutto sommato ci è andata bene». La sintesi di quanto è successo l’altro giorno nel resort di Santo Domingo è di Elena Dal Buono, l’argentana che assieme al marito, il figlio e i suoi genitori era in vacanza nella località turistica di Bayahibe. Parliamo di quel villaggio attanagliato da un grande incendio che ha costretto alla fuga circa 1.700 persone (e una vittima italiana). Sabato pomeriggio, nonostante tutto, Elena è riuscita ad essere presente con il figlio Riccardo in un parco di Lavezzola, in provincia di Ravenna, al compleanno dell’amichetto Elia.
Accetta di raccontare tutto, compreso lo scampato pericolo. «Non conoscevo l’italiana che purtroppo è deceduta nell’incendio – attacca Elena –, anche perché era sposata con un dominicano da tanti anni. Comunque, la vacanza di per sé è andata molto bene. Ero con mio marito Francesco Branda, mio figlio Riccardo, mio papà Romano e Antonella Cobianchi, la mamma. Siamo partiti con un volo da Verona, scalo tecnico a Fiumicino e atterraggio all’aeroporto La Romana, nella Repubblica Dominicana. Il rientro è proprio combaciato con il giorno dell’incendio. Erano circa le 11 quando abbiamo visto il fuggi fuggi delle persone e, avendo noi le valige praticamente chiuse, abbiamo iniziato a correre. E allora ci siamo chiesti: “Ma cos’è tutto questo casino?”. Noi eravamo vicino alle nostre camere ed è qui che abbiamo visto tutto il fumo. Alle 11.30 dovevamo salire sul pullman e quindi abbiamo anticipato; avevamo il checkout a mezzogiorno, ma non l’abbiamo fatto perché con il fumo che si vedeva ci hanno lasciato liberi. Noi facevamo parte del gruppo “bravo” (dalla lettera B, ndr) dell’Alpitour e quindi ci hanno anticipato di mezzora la partenza del pullman per l’aeroporto. Ripeto, noi siamo saliti sul pullman ma gli altri scappavano per mettersi al sicuro, e non è stato bello vedere certe scene di chi faceva di tutto per salvare la pelle. Fra costoro c’erano anche chi lavorava nel resort: incredibile. Se vogliamo, anche noi ci siamo salvati perché c’erano tante uscite».
Elena oggi può raccontare quanto capitato ma il tutto lo ha saputo non appena atterrati a Fiumicino, perché «solo questa mattina (sabato, ndr) abbiamo potuto accendere i cellulari e capire cosa è successo. All’aeroporto di La Romana abbiamo chiesto cosa fosse successo ma nessuno aveva notizie oppure non lo voleva dire, fatto è che ci anno fatto salire in fretta sul nostro aereo che poi è decollato. A Fiumicino abbiamo visto i video dell’incendio riconoscendo i ristoranti che avevamo frequentato la sera prima e che ora erano avvolti dalle fiamme. La considerazione finale? Eh, ci siamo chiesti: chissà quando ci ritorniamo!».
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