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Commercio

Flop del mercato all’Acquedotto di Ferrara: «Incassi calati dell’80%»

Andrea Mainardi
Flop del mercato all’Acquedotto di Ferrara:  «Incassi calati dell’80%»

L’attacco di Anva: «Decisioni prese a tavolino, il danno è fatto»

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Ferrara Il gran caldo non aiuta di certo l’afflusso della clientela ma dopo settimane di tentativi, arriva la stroncatura definitiva da parte di Anva Confesercenti all’esperienza del mercato del lunedì in zona Acquedotto. Sin dall’inizio i commercianti avevano espresso grandi perplessità nei confronti dell’area giudicata troppo lontana dal centro storico, poco servita dai parcheggi e portatrice di potenziali intasamenti legati alla vicinanza con scuole ed uffici. Passato “l’effetto novità”, questo timore si è fatto concreto ed ora è supportato anche da numeri reali.

«Il trasferimento era stato presentato – spiega l’associazione di categoria – con le parole giuste: più spazio, più ordine, più qualità per residenti e operatori. Poi sono arrivati i numeri. E i numeri, a differenza dei comunicati istituzionali, non si possono riscrivere». Anva ha chiesto direttamente agli esercenti di tirare le somme: «La quasi totalità degli ambulanti intervistati segnala una diminuzione drastica della clientela rispetto alla precedente collocazione. Non un “calo” nel senso elegante e rassicurante con cui si usa la parola nei resoconti amministrativi. Un crollo. Diversi operatori parlano di una riduzione degli incassi compresa tra il 70% e l’80%. Tradotto in italiano corrente: chi lavorava, ora arranca; chi arrancava, ora chiude».

Lo spostamento ha portato anche a perdere uno specifico “target” che affollava i lunedì di piazza Travaglio: «Il mercato – prosegue Anva – non ha perso solo la sua collocazione: ha perso la provincia. Per generazioni, il lunedì era il giorno in cui chi viveva fuori città univa la spesa al mercato ad altre commissioni in centro: la banca, l’ufficio, la visita, la commessa da ritirare. Una logica semplice, quasi banale, che evidentemente a qualcuno è sembrata superflua. Nella nuova collocazione periferica, isolata dal resto delle attività cittadine, quel flusso si è in larga parte dissolto. Non perché i clienti della provincia abbiano smesso di esistere, ma perché hanno smesso di trovare una ragione per fermarsi».

Un altro tema riguarda l’impoverimento del centro storico: «Segnaliamo un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi, per mestiere o per delega elettorale, di mobilità urbana: il calo dell’utilizzo del parcheggio Kennedy rispetto ai livelli registrati quando il mercato si svolgeva ancora lì. Non è un dettaglio tecnico da relazione di fine mandato. È la prova, con i numeri alla mano, che spostare un mercato non significa solo spostare le bancarelle: significa spostare le persone, le auto, le abitudini, l’indotto commerciale di un intero quartiere. E quando quelle persone non tornano altrove, semplicemente non tornano».

La constatazione è amara: «Sono cose che chiunque conosca anche superficialmente il funzionamento di un mercato avrebbe potuto segnalare prima, non dopo, la firma del provvedimento. Ma si sa: a Ferrara, come altrove, certe decisioni si prendono spesso a tavolino e la realtà si scopre solo dopo, quando ormai il danno è fatto e qualcun altro deve occuparsi di ripararlo».

Resta la volontà di trovare una soluzione: «Gli operatori riconoscono che la storica collocazione di centro non possa più ospitare il mercato nelle forme precedenti. Ma propongono, con un buon senso che non guasterebbe altrove, l’utilizzo della stessa area già destinata al mercato del venerdì. Una soluzione che in altre città anche della nostra regione, città evidentemente meno affette dal vizio italiano di complicare le cose semplici, è già realtà: i mercati settimanali si svolgono nella medesima area urbana, garantendo continuità e riconoscibilità alla clientela».

In questo momento quindi, gli operatori mercatali restano alla finestra, in attesa da una chiamata negli uffici comunali che porti all’istituzione di un tavolo di lavoro volto a trovare una soluzione rapida e ragionevole. 

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