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Ferrara, Anselmo replica a Fabbri: «Le minacce le denuncio sempre, ci vedremo in tribunale»

Daniele Oppo
Ferrara, Anselmo replica a Fabbri: «Le minacce le denuncio sempre, ci vedremo in tribunale»

Fabio Anselmo torna sulle dichiarazioni di Alan Fabbri ma evita commenti sull’inchiesta: «I fatti sono chiari». Critiche all’amministrazione e alla gestione della città

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Ferrara «Le minacce le denuncio sempre. I fatti sono chiari, se ne discuterà in tribunale». Fabio Anselmo sceglie di non alimentare ulteriormente il confronto sulla denuncia che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Alan Fabbri per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e diffamazione aggravata. Ma nella sua replica alle dichiarazioni pubbliche del primo cittadino ribadisce la propria posizione sulla vicenda e rilancia lo scontro sul piano politico.
 

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Longhi, nasce dall’episodio avvenuto durante una seduta del Consiglio comunale di fine maggio, quando il sindaco lasciò sui banchi dell’opposizione un foglio contenente una stampa di un’agenzia Ansa del 2021 che riportava la notizia dell’arresto del figlio di Anselmo con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Un gesto che il consigliere comunale e avvocato ferrarese interpretò come un tentativo di intimidazione legato alle domande e alle critiche rivolte a Fabbri sulla vicenda dell’incidente stradale che aveva coinvolto il sindaco e l’allora assessora Francesca Savini, poi dimessasi.

Dopo la diffusione della notizia dell’indagine, Anselmo ha scelto di non commentare gli sviluppi giudiziari. «L’ho già detto e lo ripeto, non intendo più intervenire sulla denuncia che ho sporto nei confronti del sindaco Alan Fabbri». Tuttavia, facendo riferimento alle recenti esternazioni del primo cittadino, aggiunge che «anche nel post di ieri è lui stesso ad ammettere, nuovamente, che ha inteso minacciare me e i consiglieri dell’opposizione. E io le minacce le denuncio sempre». Il riferimento è a un passaggio contenuto nella prima versione del post pubblicato da Fabbri su Facebook, poi modificato successivamente, nel quale il sindaco affermava di aver ricevuto a sua volta minacce nel corso della propria attività politica senza averle denunciate.

 

Per il consigliere comunale non vi è altro da aggiungere sul piano processuale. «Non vedo quindi cosa dovrei replicare. I fatti sono chiari, se ne discuterà in tribunale».
 

La parte più dura della replica riguarda però il terreno politico. Anselmo contesta infatti l’operato dell’amministrazione e la presenza del sindaco nell’attività consiliare. «Se Alan Fabbri, che si definisce politico vero, vorrà confrontarsi sui numerosi problemi della città – afferma – penso alla disastrata viabilità, alla sicurezza stradale, al commercio al collasso, alle emergenze abitative, alla svendita del patrimonio pubblico e ai conti pubblici preoccupanti, sarebbe opportuno che venisse in Consiglio comunale, perché io ci sono, ma lui non lo si vede tanto spesso. E quelle poche volte che si presenta, questi sono i risultati».
 

Infine, l’affondo sul rapporto tra politica e giustizia, tema sul quale Anselmo allarga l’orizzonte oltre la specifica vicenda. «Viviamo in un Paese dove se un politico commette reati cosa fa poi? Fa la vittima e dice che i magistrati sono politicizzati». E, alla vigilia dell’anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino, conclude: «Tutti giustamente lo ricordano. Molti fanno finta di dimenticarsi di cosa diceva in tema di politica e giustizia».  

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