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Ferrara, concorso contestato a Unife: diffida a una delle principali critiche

Daniele Oppo
Ferrara, concorso contestato a Unife: diffida a una delle principali critiche

L'Università accusa la fondatrice di Bandiuniversita di una «campagna denigratoria». Lei replica e sprona la Procura a indagare

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Ferrara Dopo mesi di denunce pubbliche sul sistema di reclutamento universitario, sulla recente riforma dei concorsi e sul contestato concorso da ricercatore in Chirurgia, l’Università di Ferrara passa al contrattacco e diffida Stefania Flore, avvocata e fondatrice del progetto Bandiuniversita.

Nella lettera inviata il 17 luglio, l’Ateneo la accusa di avere promosso una «campagna denigratoria» nei confronti dell’Università e della rettrice Laura Ramaciotti attraverso post, commenti e contenuti pubblicati sui social network.
 

Secondo Unife, alcune affermazioni diffuse dall’avvocata sarebbero false e gravemente lesive della reputazione dell’istituzione. Nella diffida vengono richiamate espressioni come «regolamento illegale», il presunto rifiuto dell’Ateneo di «agire secondo la legge» e riferimenti a irregolarità nelle procedure concorsuali. Nella diffida, Unife collega inoltre alla condotta contestata un presunto calo delle visualizzazioni del proprio sito istituzionale.

Lo scontro nasce dal caso, portato alla luce dalla Nuova, del concorso per ricercatore in Chirurgia generale che vede coinvolto il medico Antonio Pesce. La vicenda è nota: una prima selezione era stata vinta da un candidato privo dei requisiti richiesti (e poi risultato anche allievo e collaboratore di un componente della commissione), con conseguente annullamento della procedura da parte del Tar. Nella fase successiva Pesce è stato dichiarato non idoneo dalla nuova commissione.

Su quella procedura Flore ha avviato una serie di iniziative, tra richieste di accesso agli atti, segnalazioni pubbliche, denunce alla Procura, critiche alla rettrice anche nella sua veste di presidente della Crui. Secondo l’avvocata, il regolamento adottato da Unife per il reclutamento dei ricercatori presenterebbe profili di illegittimità e sarebbe in contrasto con la normativa nazionale. Il caso è finito anche in Parlamento.

La vicenda ha assunto rilevanza nazionale dopo il servizio andato in onda a fine aprile su Mi Manda RaiTre. Successivamente anche lo stesso Pesce ha presentato un esposto alla Procura di Ferrara chiedendo verifiche sull’intera gestione del concorso.

Dal canto suo l’Università ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la correttezza delle procedure adottate e annunciando nei mesi scorsi un’istruttoria interna sul concorso finito al centro delle polemiche.

Flore, invece, non arretra di un passo e anzi rilancia: «Trovo vergognoso che l’Università di Ferrara paghi un avvocato con soldi pubblici per cercare di mettere a tacere il lecito dissenso su una vicenda così incresciosa, invece di aprire un procedimento disciplinare verso i responsabili. Se dovesse applicare la legge smetteranno le critiche, come è successo con la rettrice di Verona. Faccio anche un appello al procuratore capo di Ferrara perché l’arroganza dell’università trova gioco facile grazie a una procura che dopo mesi dal deposito delle denunce ancora tace».  

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