Pesca illegale, barche sequestrate a Porto Garibaldi
Da mesi operavano in aree vietate. Pescherecci fantasma: sul mercato oltre 850 tonnellate di pesce non tracciato
Porto Garibaldi La conferma è arrivata. Come segnalato nei giorni scorsi dalla Nuova Ferrara, i militari della Guardia Costiera hanno eseguito i decreti di sequestro di quattro pescherecci che si trovavano ormeggiati nel porto di Porto Garibaldi eseguendo anche approfondite attività di perquisizione. In pratica i pescatori avrebbero manomesso gli strumenti di bordo così da nascondere la loro reale posizione andando in questo modo a pescare liberamente in acque vietate.
Una complessa e articolata attività di polizia giudiziaria condotta dalla Guardia Costiera di Ravenna, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna, ha consentito di svelare un sofisticato sistema finalizzato ad eludere i controlli sulla pesca professionale attraverso la manipolazione dei sistemi elettronici di monitoraggio satellitare delle unità da pesca. L’indagine si è sviluppata nel corso di sei mesi. I riscontri investigativi sono stati possibili grazie all’utilizzo di avanzate tecniche informatiche di polizia giudiziaria, integrate da servizi di osservazione e controllo in mare e pedinamenti a terra, consentendo di ricostruire con precisione l’effettivo comportamento delle unità nel corso delle battute di pesca. Determinante è risultato l’impiego di specifici sistemi di tracciamento Gps e di ulteriori strumenti tecnologici utilizzati dagli investigatori per monitorare in maniera indipendente gli spostamenti delle unità interessate, confrontando i dati così acquisiti con quelli ufficialmente trasmessi dai dispositivi di controllo obbligatori installati a bordo.
Gli approfondimenti tecnici hanno consentito di accertare che gli indagati avrebbero predisposto un sofisticato sistema di spoofing al fine di alterare le informazioni trasmesse dai dispositivi satellitari di controllo mediante l’impiego di apparati elettronici appositamente configurati per inviare ai sistemi di monitoraggio dati contenenti coordinate geografiche fittizie. In tal modo, mentre le unità operavano concretamente all’interno di aree interdette alla pesca professionale, i sistemi di tracciamento delle rotte avrebbero restituito una rappresentazione completamente diversa della loro posizione, facendo apparire i motopescherecci in zone regolarmente autorizzate allo svolgimento dell’attività di pesca.
L’artificiosa alterazione delle informazioni di localizzazione avrebbe consentito agli armatori di occultare sistematicamente le violazioni commesse, rendendo apparentemente regolare l’operatività delle unità da pesca e ostacolando l’efficacia dei controlli remoti effettuati dagli organi di vigilanza.
La falsificazione della rotta, uno dei reati contestati ai comandanti dei pescherecci, avrebbe creato, inoltre, rilevanti situazioni di pericolo alla navigazione in un’area di mare ad alta densità di traffico navale come quella dell’Adriatico settentrionale. L’indagine avrebbe inoltre consentito di accertare come tale sistema fraudolento fosse accompagnato da una sistematica attività di falsificazione della documentazione obbligatoria per la rendicontazione delle catture ed il successivo commercio del pescato.
L’accurata ricostruzione investigativa degli ispettori pesca avrebbe consentito di accertare che le condotte illecite non costituissero episodi isolati, bensì fossero parte di un sistema organizzato e reiterato nel tempo. Le indagini attualmente in corso di definizione avrebbero permesso di accertare che le quattro unità da pesca avevano immesso ingenti quantitativi di prodotto sul mercato. Durante i periodi di osservazione e fino al mese di maggio si ritiene siano state immesse sul mercato oltre 850 tonnellate di prodotto ittico pescato, per un controvalore almeno stimabile in circa 2 milioni di euro. Sulla base del quadro probatorio raccolto, l’Autorità Giudiziaria ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo delle quattro unità da pesca, successivamente eseguito dal personale della Guardia Costiera, unitamente al sequestro degli apparati elettronici ritenuti strumentali alla commissione dei reati.
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