La Nuova Ferrara

Lo scenario

Crisi idrica strutturale, Calderoni: «A Ferrara produzione agricola in calo»

Matteo Ferrati
Crisi idrica strutturale, Calderoni: «A Ferrara produzione agricola in calo»

Il Po ha portata di 200 metri cubi al secondo e l’ingressione marina ha raggiunto i 25 km. Il presidente del Consorzio di Bonifica: «Stimato un calo del 30% della produzione agricola»

4 MINUTI DI LETTURA





Ferrara «Agosto è il primo mese in cui abbiamo raggiunto dei livelli del tutto sovrapponibili al 2022», esordisce Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, che ricorda come quattro anni fa, a causa di una siccità iniziata già in primavera, la portata del fiume Po avesse raggiunto livelli bassissimi già in giugno. Se dunque il 2022 è il benchmark, un’annata unica in termini di siccità, quest’anno c’è da tirare un sospiro di sollievo: le piogge invernali e primaverili hanno permesso di raggiungere questa fase critica solo ad agosto, quando ormai il picco di derivazione idrica è superato. Se tale situazione si fosse presentata a giugno, i danni per l’agricoltura, l’industria e la popolazione sarebbero stati molto maggiori. Il fiume Po si comporta però sempre di più come un torrente: «Quando piove abbiamo un po’ d’acqua, come nel caso dei forti temporali nella seconda metà di luglio, ma quando non piove il Po va in secca – prosegue Calderoni –. Il comportamento del fiume è sempre più torrentizio: i periodi di piena si alternano continuamente ai periodi di magra».

In passato questo fenomeno si presentava con minore costanza perché le nevi si scioglievano lentamente, e ciò permetteva di regimare il Po, garantendo quelle portate che, in questo periodo, dovrebbero viaggiare intorno ai 1000 metri cubi al secondo (stando allo storico). «Invece oggi siamo a poco più di 200 metri cubi al secondo: ciò significa che la portata del Po è un quinto di quella che è la media del periodo – informa il presidente del Consorzio di Bonifica –. Se facciamo un paragone con questa primavera, in cui avevamo 10mila metri cubi di acqua al secondo, capiamo quanto è grande la differenza che ci separa tra il picco e il minimo».

Tutto ciò ha comportato (e continuerà a comportare) l’accentuazione del fenomeno di ingressione del cuneo salino. Se non piove e non viene rilasciata acqua dolce dai grandi laghi del nord, anch’essi ora in forte sofferenza, il Po non ha abbastanza spinta per impedire al mare di entrare. Infatti, «Ad oggi l’ingressione marina ha raggiunto circa i 25 chilometri dalla foce: fino a questa distanza, l’acqua non è utilizzabile per usi potabili e nemmeno per scopi agricoli: se la buttassimo nei campi, brucerebbe le colture», prosegue Calderoni, che però tiene a specificare che «È giusto evidenziare i problemi che ci sono ma, essendo ormai a metà agosto, non ha neanche senso fare troppi allarmismi: la campagna irrigua sta giungendo al termine e il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara (come gli altri del territorio, ndr) si trova ad affrontare un periodo più semplice; abbiamo fatto il 75% della strada e ora dobbiamo solo continuare a garantire agli agricoltori che l’acqua arrivi».

A proposito di agricoltura, questa ondata di caldo ormai perenne da giugno ad agosto comporterà due cose. Da un lato, «Il calo delle rese per quanto riguarda le produzioni agricole: con queste temperature le piante faticano sin dalla fase di allegagione e stimiamo in questa stagione un 30% in meno di produzione, stima che è generalizzata sulle colture tipiche del territorio ferrarese». Dall’altro lato, «guardando in casa nostra, per il Consorzio di Bonifica c’è stato un forte aumento dei costi – prosegue il presidente Calderoni –. Per far fronte ad un aumento della domanda di acqua per riuscire a portare a termine i raccolti, (visto il Po così basso) abbiamo dovuto pompare utilizzando molta energia elettrica e gasolio». Il tutto in un periodo inflattivo non indifferente: se mediamente il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara consuma in un anno un milione di euro di gasolio, nel 2026 il costo potrebbe superare gli 1,3 milioni.

Insomma, la crisi idrica è strutturale e il Consorzio sta facendo il possibile, anzi, gli straordinari. Per questo è necessario un intervento urgente su larga scala: «Nel 2026 ci troviamo nella stessa situazione del 2022. Non abbiamo imparato nulla? Noi proponiamo idee e soluzioni da tempo, ma è necessario che al livello di Governo e di Unione Europea si metta in campo una strategia per fare una cosa estremamente banale: trovare un modo per raccogliere l’acqua, quando questa c’è, per poi gestirla in situazioni di necessità. In primavera abbiamo avuto molta acqua dolce che c’è passata sotto al naso e l’abbiamo lasciata andare in mare: se non è doloso, questo comportamento è di certo colposo», conclude Stefano Calderoni.

L’urgenza è impellente e la crisi climatica non riguarda solo il bacino del Po, basta vedere le condizioni del Danubio, della Loira o del Reno. I momenti di siccità ci sono sempre stati storicamente, ma la differenza è che oggi la crisi idrica è sistemica: quando lo 0 termico è a 5mila metri, ciò significa che i ghiacciai si stanno sciogliendo tutti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google