La Nuova Ferrara

In Sud America

Paura per i modenesi in Colombia: «Terremoto, scossa devastante»

di Maria Sofia Vitetta
Paura per i modenesi in Colombia: «Terremoto, scossa devastante»

La testimonianza di Irma Romero dell’associazione Tefa: «Macerie ovunque, famiglie disperate»

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MODENA. Le macerie dei palazzi non hanno un volto, se non per chi la propria casa la conosce mattone per mattone e identifica le strade con uno sguardo. Senza voce o didascalie, i video diffusi negli ultimi giorni, dai tentativi di ricerca dei dispersi ai pochi attimi di un crollo, potrebbero essere gli stessi che sono circolati dal 24 giugno, quando due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Venezuela.

La paura

Ancora una volta l’America Latina si trova a dover affrontare le conseguenze di un sisma violento, di magnitudo 7.4, avvenuto lunedì 10 agosto in Colombia. «Si è verificato alle 7.30 del mattino, i bimbi erano già a scuola. È stato tutto così forte. Non c’è stato il tempo per reagire», racconta Irma Romero, donna di origini colombiane e responsabile di Tefa, associazione di volontariato con sede a Montale nata per promuovere la cooperazione internazionale nel suo paese. La comunità colombiana di Modena e provincia ha vissuto attimi di apprensione per i parenti ancora in patria, uno spavento immediato seguito dalle difficoltà concrete nel contattare conoscenti e familiari che si trovavano vicino all’epicentro a San José del Palmar o nelle zone più colpite, tra Chocó e Cali.

Da Modena alla Colombia

«In questo momento hanno tolto il gas, l'acqua e la luce, i cittadini non dispongono più di questi servizi essenziali. Siamo in contatto diretto con le zone rurali, anche per inviare aiuti ci appoggiamo a loro. Se utilizziamo altri canali, come quelli istituzionali, impieghiamo più tempo - aggiunge -. Le volontarie modenesi, cooperanti internazionali che attualmente sono sul posto, stanno bene, si trovano in una zona sicura». L’evento si è verificato alle 14.30 del fuso italiano, causando oltre 130 decessi già accertati, più di 500 feriti e quasi 3mila dispersi. Un terremoto anomalo per il grado d’intensità, ma legato a un’attività sismica continua in America Latina, toccata dalla Cintura del Fuoco. La terra ha tremato anche a 400 chilometri di distanza dall’epicentro, a Bogotà. «Lo hanno sentito anche in Ecuador, a Panama, ma i danni riguardano principalmente il dipartimento del Chocó, Cali, Pereira e Manizales. Ho parlato con mia sorella che abita a Honda, a tre ore dalla capitale, e mi ha detto che anche lì si è sentito».

La testimonianza

A raccontarlo è Tatiana De La Roche, che vive a Modena da 40 anni e lavora come cuoca alla Casa del Clero di Cognento, ricordando anche la colazione della madre e del fratello a Bogotà, interrotta dalle oscillazioni del lampadario e degli altri oggetti presenti nella stanza. «In Colombia la Cordigliera delle Ande si divide in tre ramificazioni, ossia occidentale, centrale e orientale. Per arrivare fino alla capitale la scossa è partita vicino all’Oceano Pacifico, ha superato due delle catene montuose in cui la Cordigliera si separa. Per questo motivo deve essere stata così forte». La barriera naturale non è bastata a garantire serenità e protezione a tante zone interne che in altre occasioni restano al riparo dal propagarsi delle scosse sulla costa. «Il paese è abituato a questo tipo di fenomeni, nella capitale le case sono antisismiche, ad eccezione degli edifici molto antichi. Non ci si aspettava un episodio così violento».

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