Gasolio agricolo alle stelle: in crisi migliaia di aziende del Ferrarese
Confagricoltura e Coldiretti: «Le contromisure non bastano più, investimenti in stallo»
Ferrara Il caro carburanti e le avversità climatiche stanno mettendo a dura prova la tenuta economica dell’agricoltura ferrarese, proprio nel momento più denso dell’annata agraria. Tra le operazioni di raccolta, le lavorazioni dei terreni, l’irrigazione di soccorso e la preparazione delle nuove semine, le imprese del territorio si trovano ad affrontare un’impennata dei costi di produzione che rischia di bloccare l’intero settore. Oltre a Cia, secondo cui col gasolio a 3 euro al litro si dovrebbe smettere di coltivare, a lanciare un allarme congiunto sono anche Confagricoltura e Coldiretti, concordi nel sottolineare come la sostenibilità finanziaria delle aziende sia ormai al limite.
La voce di maggior peso nei bilanci aziendali è infatti rappresentata dal gasolio agricolo, fattore produttivo indispensabile e non sostituibile per una realtà fortemente meccanizzata e ricca di colture estensive come quella di Ferrara. Nelle ultime settimane il prezzo del carburante per i mezzi ha raggiunto valori compresi tra 1,20 e 1,60 euro al litro, contro una media di 0, 75-0, 85 euro registrata nel 2025. Questo aumento, che sfiora il 50% con picchi che portano il costo quasi a raddoppiare, si inserisce in un quadro economico già compromesso dal rincaro tra il 40% e il 90% dei listini dei fertilizzanti, oltre che dai rincari di energia elettrica e gas. A fronte di spese produttive duplicate, i prezzi di vendita all’origine di cereali e frutta restano stagnanti o in calo, mentre le rese sul campo sono state falcidiate dal caldo estremo, dalla siccità e dalle violente grandinate di luglio. La presidente di Confagricoltura, Claudia Guidi, evidenzia la centralità del problema spiegando che «per un’azienda agricola il carburante non è un costo accessorio ma un fattore produttivo indispensabile: serve per preparare i terreni, seminare, effettuare i trattamenti, irrigare e raccogliere. In una provincia come la nostra, caratterizzata da una forte presenza di colture estensive e da aziende altamente meccanizzate, ogni aumento del costo del gasolio ha un effetto diretto sui costi di produzione». Guidi sottolinea inoltre come gli sforzi per efficientare le operazioni, ridurre i passaggi in campo e adottare l’agricoltura di precisione non bastino a compensare rincari così rapidi, che finiscono inevitabilmente per comprimere i margini e rinviare gli investimenti di medio-lungo periodo per il rinnovo del parco macchine o per l’efficienza idrica.
Sulla stessa linea il vicepresidente di Coldiretti Ferrara, Riccardo Casotti, che pone l’attenzione sulle distorsioni di mercato denunciando che «il fattore di maggiore criticità riguarda l’impennata dei prezzi del carburante agricolo. Negli ultimi mesi il gasolio per le macchine e le attrezzature di campo è passato rapidamente da circa 0,85 euro al litro a punte di 1,40 – 1,60 euro al litro. Ci troviamo di fronte a manovre speculative e rincari fuori misura che non trovano riscontro nei prezzi pagati agli agricoltori. Combinati alla minor produzione causata dal caldo intenso e dalle calamità atmosferiche, questi fattori rischiano di mettere in crisi migliaia di imprese nel nostro territorio». Per dare respiro finanziario nell’immediato, le imprese possono beneficiare entro il termine del 30 settembre del credito d’imposta pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante effettuato nei mesi di marzo, aprile e maggio, affiancato dalle quote straordinarie di gasolio a spesa agevolata approvate dalla Regione Emilia-Romagna per sostenere i maggiori consumi legati all’irrigazione. Tuttavia, sia Confagricoltura sia Coldiretti reputano tali misure insufficienti rispetto a un problema che ha ormai natura strutturale.
Anche la transizione verso carburanti alternativi come il biometano, sostenuta dai fondi del Pnrr per la sostituzione dei vecchi trattori, si sconta la mancanza di liquidità delle imprese. Come ribadisce Claudia Guidi, la sostenibilità ambientale deve camminare di pari passo con quella economica, poiché non si può pretendere che le aziende affrontino ingenti investimenti in una fase di marginalità. Per garantire un futuro al comparto servono dunque strategie di lungo termine, che Coldiretti individua nella tutela della sovranità alimentare, nell’estensione dell’etichettatura obbligatoria d’origine per difendere il Made in Italy e nell’applicazione del principio di reciprocità sulle importazioni da Paesi terzi, affinché tutti i prodotti sul mercato rispettino gli stessi standard ambientali, sanitari e del lavoro vigenti in Italia. Gli agricoltori non chiedono assistenzialismo, ma condizioni certe per poter continuare a innovare, investire e produrre.
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