La Nuova Ferrara

L’analisi

Autunno caldissimo: tante fabbriche al bivio in provincia di Ferrara

Alessandra Mura
Autunno caldissimo: tante fabbriche al bivio in provincia di Ferrara

Industria, chimica, manifattura: il punto con Zanirato (Uil). Incontri chiave per Coperion e Bompani, meglio Vm e SirTec

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Ferrara Qualche segnale positivo per Vm e SirTec (ex Tecopress), forte preoccupazione per Fox Bompani e Berco, situazione di stallo al Petrolchimico, un silenzio carico di timori per Coperion. E, su tutto, la grave crisi del settore manifatturiero che tra instabilità geopolitica mondiale e rincari sconta a sua volta un serio impatto per il conseguente calo dei consumi.

Coperion e Fox Bompani

È l’analisi che il segretario generale della Uil di Ferrara, Massimo Zanirato, traccia sull’economia locale in vista della ripresa di trattative cruciali per alcune realtà produttive ferraresi. Il mese di settembre si apre con due importanti incontri relativi a Coperion e Fox Bompani. Sulla prima, nonostante sia un’azienda in salute, grava lo spettro del licenziamento collettivo per 80 dipendenti aperta dalla proprietà (il fondo statunitense Lone Star); la seconda sta attraversando una forte crisi e si prospetta un taglio di 60 posti di lavoro tra Ostellato e Modena. «Dall’ultimo confronto, i primi di agosto, su Coperion non abbiamo ricevuto più alcun riscontro e, ormai alla vigilia del prossimo faccia a faccia con l’azienda, questo silenzio non rappresenta un buon segnale. Una vicenda che ci ricorda amaramente quella della Regal Rexnord (ex Tollok) di Masi Torello, smobilitata pur essendo un sito produttivo». Nubi nere anche alla Bompani: «I contratti di solidarietà andranno avanti fino al 31 dicembre, ma il vero problema è che non c’è abbastanza lavoro nemmeno per sostenere il contratto di solidarietà per tutti i dipendenti. Il 3 settembre è stato fissato un incontro per capire le prospettive per il futuro, ma al momento dopo il 31 dicembre c’è il nulla».

Berco

Discorso diverso, prosegue Zanirato, per la Berco di Copparo: «Coloro che avevano il compito di risanare lo stabilimento con un nuovo piano industriale, ovvero la responsabile risorse umane e l’amministratore delegato, se ne sono andati lasciando nell’incertezza la fabbrica dopo aver perso centinaia di persone tirando dritto senza complimenti». Proprio nei giorni scorsi è arrivato il nuovo responsabile risorse umane, «ma senza un assetto organizzativo e un piano industriale e senza la ricerca di nuovi mercati non si andrà lontano. E per ottenere questi risultati serve al più presto un amministratore delegato. Oggi alla Berco è rimasto un migliaio di persone, e in questi mesi/anni non si è fatto nulla, a parte la riduzione dei costi sui lavoratori. Da almeno vent’anni è uno schema ciclico che si ripete: perdono mercato, tagliano gli organici e adeguano le produzioni, ma senza investimenti per cercare di recuperare i mercati persi o cercarne di alternativi».

Vm e SirTec

Spiragli invece per la Vm di Cento (ex Stellantis, ora acquisita da Marval): «Sono arrivate nuove commesse equivalenti a un aumento del lavoro per 30 persone. Al momento è ancora in essere la cassa integrazione ordinaria, aperta per 13 settimane secondo l’accordo di luglio, ma non è scontato che verranno utilizzate tutte le ore o per tutti i lavoratori». Altre notizie incoraggianti da SirTec di Dosso: «Sta ripartendo, ora i volumi della produzione sono aumentati e l’azienda è riuscita a riassorbire tutti i lavoratori inseriti negli ammortizzatori sociali, altri nel frattempo hanno trovato occupazione altrove».

La chimica

Passando al Petrolchimico, «alcuni impianti sono fermi per manutenzione, ma con i costi di produzione arrivati alle stelle in un sito composto da aziende altamente energivore, c’è da domandarsi se in questo momento non convenga non produrre». In ogni caso, qui non c’è impatto sociale, nessuna cassa integrazione in atto, ma il ragionamento riguarda la “vocazione storica” del nostro Polo chimico: «Un tempo le produzioni erano di nicchia, gomma e plastica erano migliori e si realizzavano solo qui. In questo modo era possibile mantenere anche impianti di piccola scala, in grado di compensare i maggiori costi fissi con un prodotto pagato meglio. Questo periodo ora è finito, e il problema non è tanto e non solo legato al cracking, perché non serve avere più materia prima se poi il mercato non è in grado di riassorbirla. La strada sono la piccole produzioni di eccellenza e qualità, sperimentando nuove tipologie; le competenze professionali che abbiamo qui non si trovano in nessun altro Petrolchimico d’Italia e forse anche d’Europa, e quelle teste devono continuare a funzionare».

L’artigianato

Male, malissimo infine – conclude Zanirato – l’artigianato: «È frutto dell’andamento economico del paese, con costi energetici ormai intollerabili che minano la competitività delle aziende. Soprattutto i settori tessile e della moda sono in grande sofferenza, perché se il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti si assottiglia, calano gli acquisti non indispensabili. Se la gente non ha stessa capacità di spesa, non va al bar, non compra vestiti e scarpe nuovi e nemmeno spende per andare a vedere i buskers. Le previsioni? Non ho la sfera di cristallo, molto dipenderà dall’evoluzione dei conflitti e dell’economia globale, temi sui quali la politica deve compiere scelte coraggiose. In un territorio come il nostro è comunque importante puntare sulla manifattura come leva sviluppo». 

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